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Una
fiaba? E a che vi servirebbe mai bambini tecnologici, audaci navigatori di Internet.
Che ve ne fareste mai?
Beh
sai, signor computer, noi siamo bambini, ci piacciono le fiabe. Durante le vacanze,
qualcuna è scappata al nonno ed è così bello stare ad ascoltarle.
Avete
ragione piccoli. Proverò a cercare se nei meandri della mia memoria trovo qualche
cosa che possa somigliare ad una fiaba. Vi avverto però, io non sono molto bravo
a raccontare le storie, mi manca l'espressione, il sentimento, la capacità interpretativa.
E
allora come possiamo fare?
A
dire la verità, una proposta ce l'avrei. Avvicinatevi, ve lo dirò in un orecchio.
Dovreste stampare la fiaba, senza leggerla. Consegnarla a mamma o a papà. Chiedere
loro stasera stessa, quando sarà ora di andare a nanna, dopo esservi tirati
le coperte fin sopra il naso, di raccontarvela.
Idea
geniale signor computer. E per il signor computer: hip hip
Grazie
tante bambini! Ed ora ecco la vostra storia. Si intitola:
Scherzi del tempo
-Zippo,
vieni a mangiare una fettina di panettone tesoro? Non puoi trascorrere il dopocena
di San Silvestro di fronte al monitor. Tra un po' sarà mezzanotte, dobbiamo
festeggiare insieme.
-
Si mamma, arrivo più tardi. - Io non credo che questo che chiamano "millenium
bug" arrecherà troppi danni al tuo computer tesoro, su vieni giù con noi.
-
Non temo danni dal baco, mamma, però ritengo interessante l'osservazione in
presa diretta del cambio di data 1999/2000 . Mi chiamo Zippo ho undici anni
e mezzo e una grande passione: il computer. Sono stato informatizzato da Luigi,
il mio papà, che mi ha fatto impugnare il mouse fin dai tempi della scuola materna.
Navigatore esperto, come il più abile degli skippers, percorro, trasportato
da oceaniche correnti fatte di impulsi elettrici, contorte rotte che non conoscono
spazio e tempo, meglio di qualunque esplorazione interplanetaria. Questa sera
sono particolarmente eccitato, sto cercando di stabilire quale sia il migliore
punto di osservazione per rilevare gli effetti informatici delle interazioni
tra connessioni temporali allo scoccare della mezzanotte.
-
Come vuoi tu, fai presto però. Conclude la mamma scomparendo istantaneamente
dall'uscio dello studio di papà.
-Il
problema è, penso, cliccando nervosamente, che non riesco a tenermi collegato
contemporaneamente con questi e quelli … e se intervenissi sul microchip invece
che sul software, saldando insieme i contatti. Come si smonta questo coso? Ah
ecco, penso sia meglio girare a destra la piastrina gialla. Mettiamo un pochino
di stagno di là, inverto il filo blu, colleghiamo gli altri circuiti, fatto!
Ho creato dei falsi ricettori che mi consentiranno di compensare l'eccesso di
collegamenti. Meglio controllare sul video quanto manca a mezzanotte, non credo
possa reggere a lungo la saturazione di impulsi. Ehi! Ma che fa, l'orologio,
sta tornando indietro, è impazzito! Accidenti ferma, devo riaprire la scatola,
calma, qui si è bloccato, ma dove l'ho appoggiato il cacciavite? Ci mancava
anche il fischio adesso, che succede? Provo a staccare l'interru … aargh! Ho
preso la scossa, ma da dove arriva tutto questo fumo?
-Mi
s'è spezzato il pennello, ma che è tutto sto fumo? Messere, maestro, accade
qualcosa!
-E
tu chi sei? Chiedo alla creatura comparsa dal fumo.
-Chi
sei te! Esclama quello di rimando. Ora lo vedo più chiaramente: è un bambino.
Com'è vestito strano, ha i capelli lunghi, indossa un vestito corto con la calzamaglia,
forse è una bambina. Come ha fatto ad entrare qui, nello studio di papà? Improvvisamente
mi sorge un dubbio, non ce l'avrò portato qui io con i miei esperimenti sul
microchip? Ne ho un po' paura, che faccio parlo? L'italiano lo capisce di sicuro,
l'ha parlato anche lui prima. L'accento però era strano. Mi avvicino. Sarà una
creatura reale? Mi domando. Egli pure mi osserva con gli occhi sbarrati. E adesso
che fa piange? Oddio che cosa gli dico?
-Ehm,
senti, perché non ti alzi dal pavimento, io sono Zippo, e tu?
-Leonardo.
Con un filo di voce. Mi sembra quasi incredibile, ma tutto questo è accaduto
meno di due ore fa. Leonardo, velocemente come vi è apparso, è già sparito dalla
mia vita. Credo però che questa avventura mi resterà impressa per sempre in
maniera indelebile. Una volta ripreso dalla sorpresa, Leonardo voleva sapere
dov'era finita la sua bottega. Mi ha raccontato di essere apprendista pittore
e mi ha mostrato, dopo averlo tirato fuori dalla tasca del grembiule, lo schizzo
del quadro che stava realizzando prima che gli si spezzasse il pennello. Devo
dire che ha davvero del talento. Leonardo, come avevo sospettato, fin dal principio,
non è un bambino di questa epoca ma proviene dal passato. La causa del suo arrivo
qui è dovuta ai miei esperimenti sulle connessioni temporali. Lui però, dopo
i primi momenti di sgomento, si è adattato alla nuova situazione, anzi si è
addirittura mostrato molto curioso nei confronti di una realtà che non potrà
mai conoscere, essendo lui del sedicesimo secolo, come mi ha detto. Mi domando
se i bambini di allora siano stati tutti come questo Leonardo; ho faticato a
star dietro a tutti i suoi perchè. Qualsiasi cosa vedesse nello studio di papà
è divenuta preda della sua insaziabile curiosità. Di ogni oggetto ha voluto
conoscere la funzione, il meccanismo, i particolari. La penna stilografica,
per esempio, è rimasto affascinato dal fatto che, per scrivere non sia necessario
intingere continuamente la punta nell'inchiostro, e perciò ha scritto e riscritto
il suo nome, da destra a sinistra, "Così" , mi ha detto, "non mi sporco la mano,
che scrivo con la mano del diavolo", decine e decine di volte riempiendo della
sua bizzarra grafia tantissimi fogli. Anche lui mi ha insegnato delle cose che
non so. È molto istruito, conosce perfettamente le costellazioni, me ne ha fatto
vedere diverse, affacciati alla finestra. Si è confuso soltanto quando ha visto
una stella che si accendeva e si spegneva ad intermittenza "Quella dev'esser
nova" mi ha detto. Invece era un aereo e quando gli ho spiegato cosa fosse,
si è capito che era rimasto fortemente impressionato, gli brillavano gli occhi
e per un bel po' non ha parlato più. Di una sola cosa non mi è sembrato molto
colpito: il mio amatissimo computer. Eppure ho decantato con molta passione
le capacità di questa, macchina, mostrandogli persino i giochi di abilità che
faccio come passatempo. "Dì un po', non ti piace correre all'aperto, acchiappare
farfalle, uccelletti e lucertole, non ti piace pescare nel fiume, rotolarti
nel fieno?" "Ma, non so. Io …" "Questa macchina, forse l'avete inventata da
poco, è senz'altro da perfezionare, ella non è, come le altre, al tuo servizio.
Non asseconda le tue preferenze di bambino. Ti costringe a stare fermo, ti fa
giocare secondo regole che stabilisce lei." Queste sue osservazioni sul computer
mi hanno lasciato turbato. Ad ogni modo presto Leonardo è ritornato indietro,
l'ho capito quando ho visto che l'orologio del computer di nuovo correva velocissimo,
stavolta in avanti, però. Ci siamo salutati con un abbraccio e lui mi ha detto:
"Non so se questo sia stato un sogno o se l'uomo del futuro sarà davvero come
tu mi hai mostrato Zippo, una cosa però voglio dirti: non essere schiavo delle
tue macchine, fai in modo che esse lo siano di te." Leonardo mi è sembrato molto
saggio e in certe cose più all'avanguardia di me, che ormai, stando all'orologio,
sono un bambino del terzo millennio. Credo che nel "suo" futuro diventerà famoso.
Ehi!
Vi è piaciuta la storia? Fatecelo sapere al più presto, ma soprattutto fateci
conoscere il vostro parere in merito a quello che ha detto Leonardo.
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