| Nome scientifico: Prunus Dulcis Famiglia:
Albero a lento accrescimento, spesso contorto a chioma espansa raramente supera i 10 mt.
d'altezza.
Foglie: Le foglie sono alterne, lungamente acuminate e
finemente dentate. Sono piegate a V lungo la nervatura centrale, assumendo una forma a
doccia.
Fiori: I fiori bianchi sbocciano fino da gennaio, prima
che spuntino le foglie. Alcune varietà come la "Roseoplena" hanno vistosi fiori
doppi.
Frutti: Drupe verdi che maturano in estate. Il nocciolo
( endocarpo) è ovale e bucherellato, e contiene la mandorla commestibile.
Habitat: In Italia il mandorlo rappresenta una
importante coltura arborea nel sud. La sua fioritura annuncia la primavera.
Il mandorlo.
Più di 1000 a.C. i Frigi dell'Asia Minore consideravano il mandorlo come il sacro albero
della vita. Da allora molte leggende sono sorte intorno ad esso, forse perché i fiori
sono i primi a comparire dopo l'inverno. I Greci credevano che Fillide, sposa di
Demofoonte, re di Atene, fosse stata trasformata in un mandorlo dagli dei dopo che si era
uccisa , perché credeva di essere stata abbandonata dal marito. Consideravano l'albero un
simbolo di fertilità. L'area originaria del mandorlo viene ipotizzata in vari paesi, dal
Caucaso, Marocco, Asia occidentale o dei Balcani e non è oggi individuabile con certezza,
ma sono stati piantati nelle regioni del mediterraneo gia in tempi assai antichi e si sono
inselvatichiti in diverse zone. La coltura ha avuto inizio nell'Asia Anteriore,
probabilmente in Mesopotamia, è giunta in Grecia nel V secolo a.C. ed in Italia solo in
epoca imperiale. Largamente coltivato per i suoi frutti, le mandorle, che vengono
consumate fresche o usate per la preparazione di saporiti e famosi dolci come il torrone,
amaretti o tritate per ottenere il marzapane. L'essenza della mandorla amara ' fonte del
velenosissimo "acido prussico". Notissimi sono i mandorli della Valle dei
Templi, presso Agrigento, che conferiscono alla valle un fascino particolare, quando
fioriscono, nel pieno inverno. Non meno importanti sono anche da noi, di vitale importanza
negli usi e costumi di qualche decennio fa, un po' abbandonati negli ultimi anni e in
segno di grande ripresa oggi. Questo gustosissimo frutto arricchisce i nostri famosi dolci
amarettus, gueffus ecc..
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