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Lavami
e sarò più bianco della neve (Sal 51(50),9
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PRESENTAZIONE |
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RICONCILIAZIONE, o
semplicemente Penitenza: roba daltri tempi ? O forse il nostro tempo non educa più
alla responsabilità dei propri atti, buoni o cattivi, rispetto a Dio, che avendoci creato
per amore attende da noi una vita coerente al suo progetto? E venuto meno il senso del
peccato. Tra i segni di tanto ateismo pratico,
cè anche il non aver timore di essere giudicati dal Signore. Di conseguenza, non
si sente neppure il bisogno di ricorrere al suo perdono e alla sua misericordia. Come ha scritto Giovanni Paolo
Il indicendo il Giubileo per il 2000: «In Cristo la religione non è più un
cercare Dio come a tentoni» (cf Tertio
millennio adveniente, n. 6). Gesù Cristo è venuto per rivelarci come si vive secondo
Dio, e ci dà forza, se pentiti, di riprendere il cammino della salvezza. Impegnarsi per
la riscoperta del sacramento della Riconciliazione è dare un incisivo contributo alla
vita di fede, al credere dellumanità attuale. «Tale rinnovata
coscienza deve spingere tutta la Chiesa ammoniva il Papa a proclamare
alluomo contemporaneo lamore misericordioso del Signore, e ad offrire una coraggiosa testimonianza di fedeltà al suo Vangelo». Non è una
operazione di restauro o di aggiornamento, bensì una |
nuova
evangelizzazione della comunità dei credenti per vivere secondo il Vangelo, lottando contro il peccato e contro le tentazioni (che non sono semplici
inclinazioni di debolezza congenita), a monte delle quali sta il Nemico
delluomo, Satana. «Siamo chiamati precisava il
Papa a
vivere la dimensione della lode e del ringraziamento di fronte al grande dono
dellIncarnazione del Verbo e della Redenzione, e siamo invitati a gioire della
grazia di essere, nella Chiesa, figli amati e
liberati dai nostri peccati». La Confessione, o meglio la celebrazione del
sacramento della Riconciliazione, oggi presso molti ha perso la sua importanza, perché è
carente una vera catechesi su Dio e sulla Chiesa. La Conferenza Episcopale Italiana, con
il pregevole documento Evangelizzazione e Sacramento
della Penitenza, metteva il dito sulla piaga: la disinvoltura con cui molti cristiani
si dispensano dal confrontare la propria vita con Dio. La comunità cristiana, in ogni
suo membro, deve ricorrere nei tempi e nei modi opportuni alla Riconciliazione
per realizzare e proseguire il santi e peccatori, ed è perciò santa e cammino della
santità. Occorre ricordare le parole del Concilio: «La Chiesa, che comprende nel
suo seno santi e peccatori, ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di
purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento
(Lumen Gentium n. 8)
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Il senso del peccato nel
nostro tempo
QUAL' è il senso del
peccato nel nostro tempo? In una inchiesta pubblicata da un diffuso periodico, leggiamo
questi risultati. Il 90,5% degli intervistati ritiene peccato mortale lomicidio, il
61,4% il furto. Sarebbero invece peccati veniali linvidia (5 1,9%), la falsità
(49,9%), legoismo (48,3%), la libertà sessuale (34,6%). Questi dati, da
considerare con la dovuta prudenza, evidenziano però la mentalità corrente di fronte al
peccato. Oggi si tende a contrapporre i peccati contro il dominio di sé (per es. la
libertà sessuale) a quelli contro il prossimo (per es. omicidio, furto...) considerando
veri peccati solo questi ultimi. Lerrore di fondo consiste nel contrapporre questi
due tipi di peccati, mentre la Parola di Dio unisce la dimensione del dominio di sé e
quella della carità. La finalità ultima è di poter condurre unesistenza
piena di decoro , cioè integra in tutte le sue relazioni, sia verso se
stessi, sia verso gli altri (cfr 1Ts 4,3-12).Come attenuante si dice: non fanno
male a nessuno. Si dimentica però che cè una solidarietà tra tutti i
peccati. Ognuno di essi contagia e inquina lambiente morale. Nel Talmud si legge un apologo, che esplicita il
danno che ogni peccato reca al prossimo: «Alcune persone si trovano a bordo-di una barca.
Una di esse prese un trapano e cominciò a fare un buco sotto di sé. Gli altri
passeggeri, vedendo, gli dissero: Che fai? Egli rispose: Che cosa
importa a voi? Non sto forse facendo il buco sotto il mio sedile? Ma
essi replicarono: Sì, ma lacqua entrerà e ci annegherà tutti!». Ogni
peccato personale rende inquinato lambiente. Chi non ha padronanza di sé non
potrà offrire garanzie per un dono di sé in un impegno di giustizia, pace e
solidarietà. Da dove deriva questo diminuito senso del peccato? Giovanni Paolo Il nella
sua esortazione Reconciliatio et paenitentia (1984)
elenca alcuni dei principali motivi. 1) Innanzitutto
il senso del peccato viene meno poiché manca il senso delloffesa a Dio. In un
inondo secolarizzato la sua presenza non è più ritenuta rilevante per le decisioni e
lagire delluomo. 2) In base ad alcune affermazioni della psicologia emerge la
preoccupazione di non mettere limiti alla libertà delluomo. In questo modo la
persona è portata a non riconoscere le proprie mancanze. 3) Si nega che esistano atti
sempre illeciti. Non esisterebbero delle norme assolute che proibiscono, per esempio, di
uccidere, di commettere adulterio... 4) Si riduce il senso del peccato al morboso senso
di colpa affidato esclusivamente alla competenza della psicanalisi. Laffievolirsi
del senso del peccato instaura nelluomo una tristezza profonda. Egli non vuole
credere che Dio si occupi di lui, lo conosca, lo ami, lo guardi, gli sia vicino. Questa
solitudine genera delle paure che assumono forme di psicosi collettive: angoscia per il
vuoto dellesistenza, per le conseguenze della potenza tecnologica, e per le grandi
malattie che distruggono luomo. A queste paure il cristianesimo oppone lunica
sana paura: il timor di Dio. Temere Dio, secondo
la Bibbia, significa essere consapevoli dei propri limiti, aver fiducia in Lui nonostante
tutto. Significa accettare la realtà dalle mani di Dio volta per volta. A partire da
questa consapevolezza si comincia a percepire il senso del peccato e a relativizzare le
altre paure. La Parola di Dio ci ricorda che «il timor di Dio è il principio della
sapienza» (Proverbi 1,7). Dove non regna più
il timor di Dio luomo perde la sua misura. La paura assume il dominio su di lui e la
porta è spalancata ad ogni empietà (cf J. Ratzinger, Guardare a Cristo). Ma per un momento sospendiamo
queste riflessioni e problematiche e volgiamo il nostro pensiero allEvangelo di
Gesù Cristo con attenzione e con cuore aperto. In seguito potremo riprenderle, se sarà
necessario. Infatti la riflessione che faremo insieme ci porterà senza dubbio a vedere le
cose, anche il peccato, in unaltra dimensione, e forse questo ci basterà.
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L'ALLEANZA VIOLATA
DALLA Bibbia risulta che
il peccato consiste essenzialmente nella pretesa delluomo di considerarsi completamente autonomo nei confronti di Dio, decidendo da sé quello che è bene e quello
che è male. La Storia della salvezza ci offre uno sviluppo di questa concezione. NellAntico Testamento ci viene presentato
il racconto della caduta (Genesi 3). Il serpente
pone alla donna un interrogativo apparentemente ragionevole: «E vero che Dio ha detto:
Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». In realtà questa domanda contiene
una insinuazione. Non nega Dio, ma fa passare dalla fiducia alla diffidenza verso Dio.
Ecco allora il significato profondo del racconto biblico: il sospetto gettato sul rapporto
con Dio spinge luomo a costruirsi da solo il proprio mondo non tenendo conto dei
limiti del bene e del male che vengono volutamente ignorati con la disobbedienza. La
predicazione dei profeti consisterà
essenzialmente nella denunzia del peccato. Questo è visto come idolatria, ingiustizia
contro i deboli, falso culto che ha la pretesa di nascondere lingiustizia sociale (Amos 5,2lss;Isaia l,lOss). Ma questa rivelazione
sulluomo è, allo stesso tempo, una rivelazione su Dio, sul suo amore, sulla sua
misericordia, come ricorda il Salmo 50. In esso
scopriamo il disegno che il Signore vuole operare nella nostra vita. In un primo tempo
questo salmo ci ricorda che nessuno può essere salvo se non sa riconoscere e accogliere
il Salvatore; che nessuno può liberarsi dal peccato e vivere una vita nuova se non si
accetta nel suo limite e si lascia prendere per mano, affidandosi con filiale
disponibilità al suo Signore. Ma dopo questa consapevolezza vissuta, in un secondo
momento, il salmista ci invita a vivere lesperienza delledificare.
Ledificio costruito si chiama cuore puro, vita nuova,
animo generoso. Nel Nuovo Testamento, gli
evangelisti Matteo, Marco e Luca parlano quasi sempre di peccati al plurale
evidenziando soprattutto i singoli atti peccaminosi che nascono dal cuore delluomo (Mc 7,21 ss). In Giovanni il peccato è essenzialmente
lincredulità delluomo che rifiuta Cristo. E una situazione di ingiustizia
di cui è prigioniero lindividuo, ma soprattutto il mondo, cioè lumanità
intera. Il peccato del mondo (Gv 1,29)
in Giovanni è la misteriosa situazione di sventura che sta dietro a ogni atto
peccaminoso: è il rifiuto dellopera salvifica di Cristo e di ogni rinnovamento del
mondo voluto da Dio. In Paolo la radice è
individuata nellempietà, cioè nel rifiuto di mettersi in rapporto con Dio. È il
rifiuto di riconoscere Dio come Dio, nel vivere come se Lui non esistesse. È il tentativo
da parte della creatura di cancellare di propria iniziativa, quasi di prepotenza, la
differenza infinita che cè tra essa e Dio (cfRm
1,18-23). Luomo non accetta Dio, ma fa sé stesso dio; è lui a decidere di Dio,
e non viceversa. Le parti vengono invertite: luomo diventa il vasaio e vorrebbe che
Dio fosse il vaso che egli modella a suo piacimento (cfRm
9,2Oss). Giacomo ricorda:
«Sottomettetevi a Dio, resistete al diavolo, egli fuggirà da voi» (Gc 4,7). Nellobbedienza a Dio scopriamo
con gioia la nostra crescita in Lui. Il peccato diventa il vero ostacolo che impedisce la
crescita, lo sviluppo integrale delluomo, delle sue possibilità.
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DAL
PECCATO ALLA GRAZIA
OCCORRE considerare il
peccato allinterno della misericordia e del perdono di Dio per comprenderne le
vere ragioni. Infatti, come ci ricorda il Catechismo
della Chiesa Cattolica: «La rivelazione dellamore divino in Cristo ha
manifestato ad un tempo lestensione del male e la sovrabbondanza della grazia»
(n. 385). Soltanto il perdono, dono di Cristo nello Spirito, che permane e si sviluppa
attraverso la Chiesa e i suoi sacramenti, è il luogo ove il peccato può essere scoperto,
riconosciuto, espiato e diventare occasione di un amore grato al Signore. Egli ci ha
creati e salvati prevedendo il nostro peccato. Il tesoro della sua misericordia è già in
anticipo a nostra disposizione. Ecco perché lunico grande peccato che non può
essere rimesso è quello contro lo Spirito (cf Matteo
12,31). Lunica ragione è questa: perché si rifiuta il perdono mettendosi
fuori della misericordia di Dio. Se la priorità è nel perdono di Dio è possibile
comprendere lesigenza di lasciarsi incontrare da Lui attraverso una decisione
fondamentale che può rispondere al seguente invito: «Oggi, se udite la sua voce, non
indurite i vostri cuori» (Ebrei 4,7). Il primo
passo da compiere di fronte a questa sollecitazione consiste nel riconoscere il proprio peccato. San Giovanni ci
dice che se affermiamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e facciamo di Dio un
bugiardo e la sua parola non è in noi (cfrGiovanni
1,8-10). Questo itinerario dellumile riconosci0mento prepara il secondo passo: il pentimento. Nella sua parola originale, metanoéin, indica un cambiamento di mentalità. Si
tratta di sostituire il nostro giudizio con quello di Dio. Tutto ciò chiede una specie di
trafittura del cuore perché nel riconoscere fa bontà del disegno di Dio
dobbiamo imparare a dare torto a noi stessi. Così fece la folla il giorno di Pentecoste
dopo la predicazione di Pietro: «Si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e
agli altri apostoli: Che dobbiamo fare fratelli? E Pietro disse: Pentitevi e ciascuno di
voi si faccia battezzare» (Atti 2,3 7-38). Un
terzo passo verso la misericordia di Dio consiste nel lasciare il peccato in modo definitivo perché noi
siamo «morti al peccato» (cf Romani 6,2). Il
peccato rende schiavi finché non gli diciamo un vero no" . Soltanto allora
esso perde quasi del tutto il suo potere su di noi. Gesù ci dice come al paralitico:
«Vuoi guarire?» (Giovanni 5,6). Lo vuoi
veramente? Perché, se lo vuoi veramente, lo sarai. Attraverso questo itinerario possiamo
disporci ad accogliere la grazia di Dio nel sacramento della Riconciliazione. È però
decisivo lasciarsi interrogare e giudicare dalla Parola di Dio. Questa ci dona il coraggio
di cui abbiamo bisogno per superare le nostre manchevolezze. E la grande fiducia che
dobbiamo avere quando celebriamo il sacramento della Riconciliazione. Prima di confessare
il peccato occorre volta molti non si confessano perché non riconoscono la presenza del
Signore che riconcilia. Ma se non si confessa la fede in Lui, come si potrebbe poi
confessare e riconoscere il proprio peccato? E il confronto con la Parola che ci
costruisce. Paolo in particolare ci dice: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio!» (cf2Corinzi 5,20).
Questa Parola, risuonando nella nostra vita, ci fa sentire che siamo opera del Signore e
che per opera sua riusciamo ad amare gli altri e ad annunciare su tutte le lacerazioni che
avvengono la possibilità di mondo redento e rinnovato.
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LA COSCIENZA ALLA LUCE DELLA BIBBIA
LA ricerca del termine
coscienza nella Bibbia sembra non offrire molti risultati. Infatti si trova
raramente nellAntico Testamento (cf Qohòlet 10,20;
Sapienza 17,10). Brevi cenni sono riferiti ai
Vangeli e agli altri scritti apostolici. Solo in san Paolo abbiamo una riflessione
elaborata sulla coscienza (synéidésis). NellAntico Testamento non cè una
parola tecnica per indicare la coscienza. Alla parola astratta vengono preferite immagini
concrete, legate al modo ordinario di intendere le cose (per esempio laffetto è
indicato con lespressione viscere di misericordia: Vangelo di Luca
capitolo i al versetto 78). Per lo più è presente il termine cuore. E quella interiorità delluomo, ove la
parola di Dio giunge come un giudizio. Così Giobbe dirà di sé stesso: «La mia
coscienza (cuore) non mi rimprovera nessuno dei miei giorni» (Gb 27,6). Il credente israelita sa che Dio
scruta il cuore. Perciò è il cuore che loda o
biasirna (cf 2Samuele 24,10) gli atti compiuti. Ma il cuore può fare molto
di più: può ascoltare il suggerimento dello Spirito che lo guida e lo illumina e, se ha
agito male, lo chiama a rinnovare lincontro con Dio. Il saImista prega infatti
così: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo»(Salmo 50,12). Nel Nuovo Testamento i Vangeli evidenziano il concetto di
cuore. Esso è per Gesù la sorgente della vita morale, il centro da cui
provengono il bene e il male (cf Marco 7,18-23).
Nel cuore si deve radicare quella generosità da Lui domandata: accogliere la Parola (Luca 8,15), amare Dio Matteo 22,37),
perdonare al fratello (Matteo 18,35). Per Paolo il messaggio centrale è questo: lo
Spirito rinnova il cuore delluomo; cè un pentimento e una conversione che
implica una rinascita del cuore. La coscienza buona è propria di chi sa essere se stesso
davanti a Dio. E questo latteggiamento di Paolo di fronte al suo divino Salvatore e
Giudice (cf lGoriuzi 4,4). Chi sa essere sé stesso davanti al Signore non giudica
mai secondo una propria coscienza individualistica, o per ragioni emotive che portano a
relativizzare, o per una legge da cui si sente costretto. Avrà invece cura di mantenere
vivo nella preghiera e nellascolto il suo stare davanti a Dio con tutto il suo
cuore:
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CHI SI CREDE GIUSTO
QUESTO insegnamento
biblico ci permette di valutare alcune concezioni contemporanee di coscienza
che risultano insufficienti, perché la persona non sta con tutta se stessa davanti a
Dio. Ecco quelle più ricorrenti: La coscienza individualistica individualistica ha la pretesa di giudicare il bene e il male
esclusivamente in base allintenzione ritenuta buona. Ma in questo modo la persona,
privilegiando le proprie decisioni, non sta pienamente davanti a Dio che puòanzi
diventare l''avversario delle proprie scelte individualistiche. Anche il magistero della
Chiesa viene ritenuto troppo esigente per una persona che pensa di essere legge a sé
stessa. Questa concezione individualistica esclude di fatto che si possa parlare di
formazione della coscienza. Essa infatti non si lascia mettere in questione. Sa già ciò che è bene.
Così alcune posizioni critiche verso il Magistero della Chiesa sono frutto di una coscienza deformata che
ritiene già di possedere la verità e rinuncia ad ascoltare quegli stimoli che invitano
alla conversione. La coscienza relativistica è una conseguenza
della precedente. Tutto diventa relativo, non vincolante, non decisivo. Il Magistero della
Chiesa può solo esortare, secondo questa concezione, alla coerenza, alla fedeltà. Non
può invece insegnare contenuti moralmente obbligatori I giudizi del Magistero in ambito morale sarebbero solamente delle
indicazioni di cui tener conto come un parere tra altri.La persona diluisce le esigenze assolute della legge di Dio e della Chiesa con delle argomentazioni che più vicine al
proprio parere o alla cosiddetta opinione generale: si attribuisce a sé
stessi il diritto di sapere ciò che serve alla salvezza minimizzando la Legge di Dio e lautorevole Magistero della Chiesa. La coscienza farisaica ha la pretesa di giudicare il bene e il male secondo il
criterio di una legge attribuita a Dio, ma che risulta staccata dalla vita della persona e
perciò viene imposta da osservare come una costrizione. Si dimentica che la Legge è
espressione dellAmore di Dio che ci chiede non solo di agire secondo la lettera dei
comandamenti, ma di vivere in modo pieno e responsabile il nostro rapporto con Lui. La
visione biblica non ci permette soltanto di misurare le concezioni insufficienti della
coscienza morale, ma anche di cogliere la proposta che la parola di Dio ci invita a fare
nostra nel Cristo: Il suo sangue purificherà la nostra coscienza dallo stato di morte
della nostra precedente condotta e ci renderà
degni per il servizio del Dio vivente (cf Ebrei 9,14).
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La confessione pasquale
Poiché rimane per tutti obbligatorio il ricorso almeno
annuale al sacramento
della penitenza, che viene a coincidere abitualmente con la comunione pasquale, ne sacramento
della penitenza, che viene a coincidere abitualmente con la comunione pasquale, ne deve essere particolarmente curata la
celebrazione; se preparata con impegno, scaglionata nel tempo ed eventualmente distinta
per categorie o gruppi di fedeli, la confessione annuale potrà svolgersi con dignità e
con calma, e produrre frutti di vero rinnovamento spirituale. Le celebrazioni comunitarie della penitenza, fissate in qualche feria quaresimale
o in prossimità del triduo pasquale, sembrano la forma pastoralmente più valida per meglio
distribuire nel tempo e più adeguatamente celebrare con frutto le confessioni annuali.
(Evangelizzazione e penitenza, n.
110).
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LASCIATI RICONCILIARE CON DIO
Proponiamo in questo
paginone centrale un rapido e indicativo schema di esame di coscienza.
Utile sempre, anche al di fuori . della Confessione. Nel sacramento della Penitenza riceviamo
dalla misericordia di Dio, per mezzo della Chiesa, il perdono dei nostri peccati e siamo
riconciliati con Lui e con i nostri fratelli.
Per prepararci leggiamo nel
Vangelo la parabola del figliol prodigo (Luca 15,11-32) o quella dellincontro di Gesù con Zaccheo (Luca 19,1-10), le beatitudini (Matteo 5,3-12), poi ripensiamo alla vita di ogni giorno.
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ESAME
Dl COSCIENZA PER I RAGAZZI
Mi
ricordo di Dio? Mi rivolgo a Lui nella preghiera mattina e sera, nei momenti
difficili per Invocare il suo aiuto, nei momenti sereni per ringraziarlo? Partecipo
alla Messa la domenica? Sono fedele agli incontri di catechesi e ai momenti di
formazione che si tengono nella mia parrocchia? Voglio bene ai miei
genitori, ubbidisco, so accettare i loro limiti? Sono rispettoso verso gli
anziani? Sono sincero con papà e mamma, a scuola, con gli amici? Bisticcio
facilmente con i compagni? Sono violento? So perdonare chi mi offende? Ho il
coraggio di rifiutare il male? Faccio i compiti con impegno? Aiuto in
casa quando c’è bisogno di me? Rispetto il mio corpo e quello
degli altri? Rispetto l’ambiente e le cose che adopero? Rispetto le leggi
civili? Dedico un tempo esagerato alla televisione? Mi impegno a
scegliere programmi adatti alla mia età? Voglio bene a tutti,
pensando che quello che faccio agli altri lo faccio a Gesù, o nel gioco
e a scuola sto solo con chi mi è simpatico escludendo chi è meno bravo, o è
in difficoltà? Mi impegno ad aiutare i poveri, i malati e ad
accogliere chi proviene da situazioni o Paesi diversi dal mio?
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PER
CELEBRARE BENE IL SACRAMENTO DEL PERDONO:
•
Esaminare con sincerità la
propria coscienza.
•
Essere pentito del male commesso e del bene non compiuto.
•
Promettere fermamente a se stessi e a Dio di cambiare
vita (convertirsi).
•
Accusare fedelmente I propri peccati al ministro di Dio.
•
Eseguire la piccola penitenza come segno di buona volontà di riparazione.
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PER I GIOVANI
E PER GLI ADULTI
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore (Marco
12,30). Considero Dio come Padre, Salvatore e
Signore della mia vita? È come punto di riferimento del mio agire? Lo invoco e lo
ringrazio nella preghiera?Mi impegno a
nutrire la mia fede con la lettura della Bibbia, del Catechismo, di libri e riviste
religiose e seguendo gli incontri di catechesi? Vivo la domenica come Giorno del
Signore partecipando alla Messa e dando spazio a tempi di relax con la famiglia e
con gli amici? Mi ricordo anche di chi è solo, povero, ammalato? Partecipo alle
iniziative della mia parrocchia? Amerai il prossimo tuo come te stesso
(Marco 12,33). Ritengo la vita un dono
di Dio da custodire, far crescere e amare? Rispetto la vita nascente, lambiente, le
leggi civili? Ho un tenore di vita moderato nel cibo, nel vestire, nel divertimento?
Partecipo alla vita sociale per costruire un mondo secondo i valori cristiani? Pago le
tasse? Rispetto le leggi dello Stato? Mi ritengo perfetto e sempre dalla parte della
ragione, incapace di riconoscere i miei sbagli? Sono egoista, falso, rissoso nei rapporti
con gli altri? Giudico e parlo male? Riesco a perdonare? Sono razzista? Nella vita
sessuale mi esprimo rispettando me stesso e gli altri secondo linsegnamento di
Gesù? Sono fedele, cerco lunità della mia famiglia? Come mi comporto coni
genitori, i fratelli e le sorelle, gli anziani, con la moglie o il marito, con i figli? Se
padre o madre, mi impegno per leducazione dei figli? Collaborare con gli insegnanti
e i catechisti? Nel lavoro sono onesto e compio il mio dovere? Condivido i miei beni
spirituali e materiali con chi è nel bisogno? Vivo con responsabilità il rapporto con i
mass media (televisione, giornali), senza subirne passivamente linflusso,
impegnandomi a scegliere programmi che aiutano a crescere e rispettano i valori cristiani?
Ora chiedi perdono al Signore dei tuoi peccati
recitando il Padre nostro. Impegnati a cambiare qualcuno degli atteggiamenti della tua
vita che non può essere gradito a Gesù, poi presentati al
sacerdote
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RINNOVATA COSCIENZA CRISTIANA DELLA FAMIGLIA
SI avverte oggi
lurgenza di uneducazione della coscienza morale di fronte ad alcune
problematiche emergenti. «La coscienza», come ci ricorda la Gaudium et spes, n. 16, «è il nucleo più segreto
e il sacrario delluomo, dove egli si trova
solo con Dio, la cui voce risuona nellintimità propria». Nelle coppie che si preparano al matrimonio si ascoltano
talvolta questi interrogativi: perché la Chiesa impedisce una convivenza precedente? Non
sarebbe utile sperimentare prima ciò che sarà una vita definitiva? Soltanto una
coscienza che si lascia formare in umiltà da Dio comprende che lanticipare
latto proprio dei coniugi fuori del matrimonio è un gesto falso, perché finge di
manifestare un amore per sempre che si può solo esprimere davanti al Signore nel
sacramento del matrimonio. Inoltre la pretesa della prova del matrimonio è un
atto di sfiducia verso la persona che si dice di amare: lamore vero non chiede mai
caparre perché è un dono. Chi sa veramente amare è padrone di sé stesso e non cercherà laltro per sé egoisticamente. La
migliore dimostrazione del volersi bene tra fidanzati è il reciproco rispetto. Chi si ama
si rispetta; chi rispetta laltro sa essere padrone di sé stesso. Leducazione
della coscienza morale, in questo campo della vita di coppia, consiste pertanto
nellavere cura della castità riscoperta in senso positivo. Lo ricorda con chiarezza
il Direttorio di pastorale familiare.- «La virtù della castità non comporta affatto né
rifiuto, né disistima della sessualità umana; significa piuttosto energia
spirituale, che sa difendere lamore dai pericoli dellegoismo e
dellaggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione»
(n. 27). La coscienza dei genitori è
interpellata di fronte al problema delleducazione
dei figli. Papa Giovanni Paolo IL ricorda che «i genitori devono con fiducia e
coraggio formare i figli ai valori essenziali della vita umana» (Familiaris Consortio 37). In questo campo così
delicato i genitori sono soliti fare bilanci della loro opera educativa. Occorre guardare
oltre i successi e gli insuccessi. Questo è lo sguardo delluomo. Dio chiede di
porre più profondamente lattenzione allamore e alla sincerità con cui si
educa. Consegnare al
Signore il proprio servizio educativo è liberante, perché se le proprie fatiche sono
date a Dio non sono più di chi le consegna, ma vengono trasformate dal Signore in
consolazione (cf2Co-rinzi 1,3-7). Questa gioia di una vita donata pone nei figli
e nei genitori energie nuove, apre alla speranza suscitata dallamore. Lattuale
situazione della famiglia richiama anche la questione del rapporto tra genitori anziani e figli sposati. Il papa Giovanni Paolo Il ci ricorda
che: «La vita degli anziani ci aiuta a far luce sulla scala dei valori» (Familiaris Consortio 27). La diversità di generazioni allinterno
della famiglia deve valorizzare la ricchezza di vita degli anziani e dei giovani, insieme alla virtù della prudenza
espressione dellamore. La carità autentica è attenzione che non diminuisce
dintensità e, dallaltra, non
soffoca i rapporti. Chi sa di essere per laltro non cerca il proprio utile o comodo.
Il rapporto figli-genitori-suoceri è pertanto una testimonianza dellequilibrio e
della verità dellamore: reciproco e pieno coinvolgimento nella relazione, ma
insieme prudente distacco per una successiva attenzione più vera, libera e liberante. Alcune norme valgono in ogni caso.
Così leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica
(n. 1789): Non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene; La
regola doro: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi,
anche voi fatelo a loro» (Matteo 7,12); La
carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza: Parlando
«così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza..., voi peccate contro Cristo» (lCorinzi 8,12).
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PERCHE 'CONFESSARSI
NESSUNO oserebbe mai
chiedere perché, nei normali rapporti interpersonali, si debba saggiamente riconoscere i
propri sbagli presentando concretamente le proprie scuse e riparando il male fatto, per
quanto sia possibile. Linterrogativo sorge strano, invece, quando interviene nel
nostro rapporto con Dio. La difficoltà, ovviamente, non proviene da Dio, quanto piuttosto
dalla Chiesa, che è chiamata a mediare questo rapporto. Una difficoltà più che normale.
Conosciamo bene il disagio che si incontra per ristabilire un rapporto malamente
interrotto, per riprendere un dialogo, ricordare un triste passato e ammettere la propria stoltezza... Ma fino a quando non
si ha il coraggio di fare questo, il semplice pentimento interiore resta come inibito,
insoddisfatto, incapace di trovare la via per concretizzarsi. Anche la grazia, amore
gratuito di Dio, raggiunge luomo rispettando la sua realtà psicologica, che ha
bisogno di esprimere esternamente ciò che ha dentro il cuore.
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UN PERDONO CHE PASSA SULLE STRADE DELLUOMO
La persona per crescere
e maturare, per trovare pienezza di senso alla sua esistenza, ha bisogno di sentirsi in
comunione, di amare e di essere amata con
gesti concreti. Per questo cè la Chiesa visibile. «Piacque a Dio di santificare
e
salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle
costituire di loro un popolo (Lumen Gentium, n.
9). Questa è la realtà profonda della Chiesa strumento visibile della misericordia di
Dio, per darci la possibilità di esprimere la
nostra conversione, per assicurarci del suo perdono, per farci toccare con mano
quellamore invisibile. In questa vita sono inevitabili, per la nostra debolezza, le
piccole e le grandi infedeltà allamore divino. Come esprimere
il profondo bisogno di manifestare il nostro pentimento, come avere un segno visibile e
certo di quellamore che è più forte delle nostre infedeltà?
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UN SEGNO CERTO DEL PERDONO DI DIO
Come un giorno la voce di Gesù diede al
paralitico, alla peccatrice, alladultera, o ai suoi discepoli durante lUltima
cena la certezza del perdono, così oggi quello stesso Gesù, attraverso la realtà umana
della Chiesa (che misteriosamente continua lopera della Redenzione di Cristo), ci
dà la possibilità di manifestare visibilmente il nostro pentimento e di sentire ancora quella voce che
assicura il perdono di Dio a quanti sono sinceramente pentiti del male commesso e hanno lumiltà e il coraggio di riconoscersi
peccatori. Una certezza che passa ovviamente attraverso la realtà psicologica
delluomo ma che non si deve ridurre a una semplice sensazione soggettiva. Ma essa è
fondata sulle parole stesse di Gesù: "Come il Padre ha mandato me, anchio
mando voi... Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a
chi non li rimetterete, resteranno non rimessi Giovanni 20,21-23). Non dimentichiamo poi che ogni infedeltà alla legge
del Signore procura una ferita al progetto di Dio sullumanità, di cui la Chiesa
è realtà, simbolo e custode. Non solo, ma ogni peccato è sempre in qualche modo anche
unoffesa ai fratelli, se non altro perché ci chiude in una gretta e dannosa
idolatria di noi stessi. E quindi giusto che la Riconciliazione ci venga anche attraverso
la realtà umana della Chiesa che, come il Cristo, rappresenta contemporaneamente
lumanità offesa e il Padre che perdona.
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COME
PREPARARSI AL
SACRAMENTO DELLA PENITENZA
IL sacramento della
Penitenza esprime nel tempo lunico battesimo, cioè quella scelta iniziale per
Cristo e per il suo vangelo che devessere
realizzata attraverso una continua conversione. Se non cè la conversione (questo è
loriginario significato del termine latino poenitentia)
non ci può essere il sacramento della Penitenza! E la conversione è sempre un lungo
cammino fatto di errori, di umile riconoscimento della propria stoltezza, di sinceri
sforzi per conformare la propria vita a quella di Cristo. Quindi la vera preparazione al
sacramento non si può improvvisare allultimo momento.
LA RICONCILIAZIONE: UN
RITO DA CELEBRARE
DA quando il Risorto ha
incaricato i suoi discepoli di continuare la sua missione di salvezza, la Chiesa lungo i
secoli ha sempre cercato di dare una significativa struttura al sacramento della
Riconciliazione. Dopo il Vaticano IL la celebrazione di questo sacramento si presenta in
tre forme distinte e complementari, nel senso
che insieme danno unimmagine più completa dellidentità di questo sacramento.
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I COMANDAMENTI: IL
MINIMO INDISPENSABILE...
Per celebrare il sacramento ci si trova di
fronte alla necessità concreta e immediata di confrontare la propria vita con
il progetto di Dio, con le esigenze del Vangelo. Ora, c’è un
programma di fondo che Dio presenta all’uomo e che costituisce in qualche modo
il minimo indispensabile per far parte del suo popolo: sono i dieci
comandamenti, che nella loro essenzialità sono condivisibili da ogni persona di
buon senso su tutta la faccia della terra. Per questo si può dire
che i dieci comandamenti, più che imposizioni, sono quelle
condizioni fondamentali affinché l’uomo si possa sviluppare in modo autentico
in pienezza nel rapporto con Dio, con sé stesso e con i suoi simili. I
primi tre comandamenti affermano la supremazia di Dio su ogni forma di
idolatria antica e moderna. Gli altri sette richiamano il
rispetto verso il prossimo (onorare i genitori, non uccidere, non commettere
atti impuri, non rubare, non testimoniare il falso, non tenere nel cuore
desideri contro il prossimo e le sue cose). Gesù riassume tutta la
legge non con proibizioni ma nell’amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come sé stessi.
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«SE LA
VOSTRA GIUSTIZIA NON SUPERERÀ QUELLA DEGLI SCRIBI E DEI FARISEI...»
Losservanza dei
comandamenti non sta nel compiere il minimo fiscale per salvarsi. Il rapporto con Dio
intende essere un rapporto damore che supera la legge. Del resto solo lamore
sviluppa la persona umana. )Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Matteo 5,20).
I comandamenti ci aiutano a guardare
con serenità al giudizio di Dio. Tuttavia, come non ci si accontenta di sopravvivere, ma
di vivere in pienezza, così il Signore ci propone nel Vangelo ben più alti traguardi. Basta
leggere la descrizione che Gesù stesso fa del giudizio finale sulluomo (cf Matteo 25,31-46): ciò che è fatto
alluomo è fatto a Cristo stesso. La tradizione ha raccolto queste esigenze nelle
cosiddette opere di misericordia. Ogni battezzato che voglia progredire
nellitinerario della conversione deve confrontarsi con questa pagina evangelica
prima di celebrare il sacramento della Penitenza. Levangelista Matteo, non senza
ragione, sottolinea che Gesù proclamò le beatitudini dopo essersi seduto sulla
montagna. E chiaro riferimento al Sinai, a Mosè e ai comandamenti. La nuova alleanza va
quindi oltre... «Beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, quelli che hanno fame e
sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i
perseguitati per causa della giustizia...» (cI Matteo 5,3-12;Luca 6,20-23). Ecco un terzo punto di riferimento per fare
un serio esame di coscienza e poter celebrare
con verità la propria conversione: il cristiano non è semplicemente colui che non fa il
male, ma colui che fa il bene e imita Cristo
stesso: «Imparate da me...» (Matteo 11,29).
Nel sacramento della Riconciliazione si intrecciano lazione
dellamore di Dio che salva e limpegno
delluomo. Fare lesame di coscienza significa, allora, fermarsi un momento a considerare la propria vita lasciandola illuminare da Dio. li cristiano esamina le proprie azioni alla luce della
Parola di Dio, enei Comandamenti, considerati come
una sintesi della Parola di Dio (non come una legge penale), troviamo un punto di
riferimento sicuro per scoprire quello che abbiamo fatto di bene o di male. Ma è
soprattutto confrontandosi con Gesù Cristo stesso che vediamo se veramente viviamo
secondo la sua legge
damore.
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PER LA RICONCILIAZIONE DEI SINGOLI
PENITENTI
A prima vista si
potrebbe pensare che la prima forma, quella per la riconciliazione dei singoli penitenti,
sia quella che la Chiesa ormai conosce da oltre un millennio. Non è proprio così. Anche
il rito individuale prevede ora in qualche modo la proclamazione della Parola di Dio. E'
un fatto importante perché ricorda che il confronto essenziale della nostra vita
devessere fatto con la Scrittura e non con
un codice. È il superamento di ogni gretto moralismo che si preoccupa esclusivamente di
salvaguardare la legge. Il rito prevede anche limposizione delle mani durante la
formula di assoluzione. Non si tratta però di un gesto puramente esteriore messo in atto
per colpire limmaginazione, ma intende esprimere il perdono come dono gratuito,
opera dello Spirito Santo, che non proviene quindi dagli uomini, i quali sono soltanto
umili servi. Infine la formula essenziale dellassoluzione ("E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo») è ora inserita in una preghiera che, oltre al
fondamento pasquale del sacramento, richiama anche la mediazione della Chiesa intera:
((Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e
risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati,
ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace».
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PER LA RICONCILIAZIONE DI PIÙ PENITENTI CON LA CONFESSIONE E LASSOLUZIONE INDIVIDUALE
Per evidenziare i valori
comunitari e trasmetterli con la forza efficace dei segni liturgici,
questa seconda forma privilegia la dimensione ecclesiale. I penitenti si preparano insieme
alla confessione e allassoluzione individuale ascoltando la Parola di Dio e lomelia, la quale mira a localizzare le
esigenze del vangelo e un esame di coscienza che tenga presente anche la necessaria
testimonianza comunitaria della fede. Questa seconda forma è particolarmente raccomandata
perché"(manifesta più chiaramente la natura ecclesiale della penitenza».
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PER LA RICONCILIAZIONE DI PIÙ PENITENTI CON LA CONFESSIONE E
LASSOLUZIONE GENERALE
Esiste anche una terza
forma (non ammessa in Italia), prevista solo per casi eccezionali, quando non sono
possibili la confessione e lassoluzione
individuale. Si tratta dellassoluzione unica impartita a unassemblea, dove
ciascuno esprime solo genericamente e comunitariamente
il pentimento e la richiesta di perdono. Il sacramento della Penitenza infatti, utile e assai raccomandabile per un autentico itinerario
di perfezione cristiana, è imposto dalla saggia norma della Chiesa soltanto per i peccati
gravi. Per questo la confessione non è necessaria ogni volta che ci si accosta alla
comunione eucaristica, a meno che non si sia consapevoli di peccato grave; né la
frequenza deve essere uguale per tutti. Comunque per una adeguata crescita spirituale il
fedele sentirà il bisogno di accostarsi a tale sacramento.
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Rito della Riconciliazione
Penitente: Nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo. Amen.
Sacerdote: Ti accolga con bontà il Signore che è
venuto per chiamare e salvare i peccatori. Confida in lui.
Penitente.- Amen. Seguono la confessione
dei peccati e lAtto di dolore.
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei
miei peccati, perché peccando ho meritato I tuoi castighi, e molto più perché ho offeso
te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con Il tuo santo aiuto dl non
offenderti mai più e dl fuggire le occasioni prossime dl peccato. Signore,
misericordia, perdonami.
Sacerdote: Dio,
Padre di misericordia che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo
Figlio e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il
ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome
del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo. Penitente.
Amen.
Sacerdote. Lodiamo il Signore
perché è buono!
Penitente: Eterna è la sua misericordia.
Sacerdote: Il Signore ha perdonato i tuoi peccati.
Va in pace e annuncia le grandi opere di Dio che ti ha salvato.
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VIVERE LA GIOIA DEL PERDONO
IL sacramento del
perdono non è una esperienza marginale per la vita personale e comunitaria dei cristiani.
E non è neppure unumiliazione riconoscersi peccatori: ma significa ammettere di
aver sempre bisogno di Dio per realizzarsi umanamente. Occorre ricuperare il senso del
peccato e, di conseguenza, il perdono di Dio. Ma come vivere tale
orientamento in una periodica prassi sacramentale? Anzitutto rinnovando
lesame di coscienza secondo lottica del Vangelo, e non del costume sociale. Non si tratta di
legalità o, peggio, di legalismo, bensì di verifica permanente
della nostra vita. Il Catechismo della Chiesa
Cattolica ci aiuta in questo non solo con la descrizione delle trasgressioni ai
singoli Comandamenti, ma motivando, in positivo, ogni Comandamento (cf CCC nn. 2052-2557). 1 cristiani, le famiglie, le
comunità devono riprendere quelle pagine per formare dei veri convertiti. Occorre
inserire le singole colpe, e luscita da esse con il pentimento e il perdono, entro
un progetto globale di vita. Mai fermarsi su una sola categoria di peccati (ahimé, oggi,
quasi solo quelli legati alla sessualità e allomissione
della Messa domenicale!). Si deve tener ben presente che tutto luomo è da costruire
secondo il disegno di Dio.
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LAtto di dolore va maturato prima di muovere i passi
verso il confessore; così pure il proponimento di cambiar vita. Ma chi si prepara
davvero, oggi, alla Penitenza sacramento?
Quanto si viene aiutati in questo? La
correzione fraterna, la reciproca edificazione per
richiamare due tipiche espressioni di san Paolo quanto sono praticate nelle famiglie,
nelle associazioni, in quei movimenti e gruppi che si definiscono cristiani? La
Riconciliazione va vissuta come esperienza più vasta della confessione breve,
che elenca semplicemente (spesso in maniera ripetitiva) le mancanze. Come vorrei essere
stato, finora? Che cosa mi pesa di più, nellinsieme della mia vita di credente?
Quali omissioni, anche in rapporto alla vita ecclesiale, professionale, sociale? Quali le
controtestimonianze rispetto alla evangelizzazione? Sono domande che vanno aldilà della
contabilità precettistìca. Infine chiedere al Signore, attraverso Maria
SS.ma, sua
Madre, il dono del pentimento! conversione. Maria SS.ma, rifugio dei peccatori, ci aiuta
rispondendo allinvocazione a Lei rivolta a ogni "Ave: «Prega per noi peccatori, adesso!». Maria, dacci
la coscienza che i peccati sono mancanze di amore per Dio e per il prossimo. Aiutaci
adesso a liberarcene con il pentimento proposito Sacramento.
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LA PREPARAZIONE ALLA
CONFESSIONE
1. OCCORRE PREPARARE LA
CELEBRAZIONE
Come per tutti gli altri sacramenti,
anche la celebrazione della
Riconciliazione richiede un contesto di preghiera, di lode a Dio, di contemplazione.
Troppo spesso viene ridotta a delle cose da dire e da fare, senza una preparazione
spirituale nella preghiera, con il rischio di confessarsi molto male, perché tutta
lattenzione e posta sul nostro IO (e i suoi peccati) e non su DIO (e sulla sua
misericordia). Questo ci blocca nella vergogna e nel disagio!
Perciò inizio la PREPARAZIONE ALLA CONFESSIONE con un momento
personale di preghiera, rivolgendo a Dio il mio bisogno di essere amato da Lui,
lodandolo perché Lui è misericordia infinita e gratuita (non ho fretta di iniziare
subito a fare lindagine dei miei peccati!).
Questo primo momento richiede una
preghiera di lode e di benedizione a Dio (si può saggiamente usare un salmo o una
preghiera personale).
Questo primo momento è chiamato nella tradizione biblica della
Chiesa CONFESSIO LAUDIS; per prima cosa confesso,
proclamo la bontà di Dio per me.
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Occorre
prepararsi con l’atteggiamento interiore: è un momento di preghiera, di
incontro con Dio. Dopo aver proclamato la bontà del Signore, si professa che questa
bontà oggi è per me.
Credo
che Dio ama me, perdona me, con tutte le mie miserie e infedeltà. Si
proclama l’amore di Dio per me.
…Avere
l’umiltà di chi sa di essere un “dis-graziato” che sarà “graziato”.
Per
questo con fiducia a Dio si apre il cuore, senza vergogna e a Lui si confessa il
nostro peccato e il nostro dolore per esserci separati da Lui.
Chiamiamo questa professione
di fede CONFESSIO FIDEI:
Signore, in questo sacramento
celebro la tua fedeltà per me!
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A questo punto, confronto la mia vita con il Signore Gesù.
E il momento che
tradizionalmente viene detto ESAME DI COSCIENZA:
leggo la mia vita ALLA LUCE DEL
VANGELO!
(Comè la mia vita rispetto a
quella di Gesù, che è il mio punto di riferimento, lunico modello? Vivo secondo la
mia dignità di figlio di Dio? ... E individuo le mie distanze da Lui).
Verifico ciò che normalmente vivo,
nei miei atteggiamenti più profondi ... se vivo con la coscienza di essere figlio di Dio!
Mi chiedo se nella normalità del mio
agire vivo in relazione a Dio,
con fiducia e carità, o vivo come se
Dio non esistesse...
Il problema non è tanto cosa faccio,
ma con che cuore, con che intenzione. Magari non ci capiterà di fare peccati gravi,
magari eviteremo di fare il male, ma la questione è se sto facendo il bene, tutto il bene
che Dio mi offre?
La verifica di vita la chiamiamo CONFESSIO VITAE, cioè dico
davanti a Dio comè la mia vita.
Dopo aver lodato Dio, dopo avergli
chiesto il perdono, dopo aver verificato la mia vita alla luce del Vangelo, occorre esprimere il SINCERO PENTIMENTO E SERIO PROPOSITO DI
CAMBIARE VITA, come mia risposta al perdono che gratuitamente Dio mi offre e come
segno della mia adesione a Lui.
Il proposito deve essere un gesto reale con cui la mia vita si impegna a
rinnovarsi nella fedeltà Dio.
Sarebbe
fruttuoso che ogni penitente individuasse la penitenza-proposito che ritiene opportuna per
il proprio cammino spirituale e la verifichi in confessione, con il sacerdote.
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Come
si può notare
1. LA QUALITA DELLA CELEBRAZIONE DELLA
CONFESSIONE dipende moltissimo da come è stata vissuta la preparazione. Se non ci si
prepara bene, con calma e disponibilità, se non si prega ... è difficile credere che
stiamo celebrando la misericordia di Dio per noi.
2. Se spesso si fa fatica a confessarsi è perché
manca totalmente questa pazienza nel preparare il sacramento e si salta subito ad una
veloce verifica della nostra vita, individuando non ciò che è peccato, ma ciò che ci
crea disagio; e con difficoltà si comprende il significato e tutta la bellezza della
celebrazione.
3. E possibile celebrare esternamente il sacramento, ma
senza la preghiera e la fiducia in Dio. Per questo spesso affiora la disaffezione, la
vergogna, il senso di scrupolo e del precetto, la paura di essere giudicati, il peso per
un sacramento che non ci da gioia. Per questo poi nella vita facciamo fatica a
perdonare e a dare misericordia!
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2.
COME CELEBRARE IL SACRAMENTO
-
Accostarsi con atteggiamento di fede, iniziando a lodare e ringraziare per i doni
che ho ricevuto ... “vorrei ringraziarti Signore per questo ...” (confessio laudis).
- chiedo perdono per i doni che non ho saputo accogliere
e per gli atteggiamenti di rifiuto che volontariamente ho assunto verso il
Signore e i miei fratelli (confessio vitae)
-
chiedo al Signore che mi aiuti nel mio cammino di fede e individuo un
proposito-penitenza per rimediare e rafforzare in me la vita spirituale: la
penitenza, che scelgo o mi viene proposta dal sacerdote, è segno del mio
impegno di conversione e di riparazione del male compiuto (confessio fidei).
- ascolto con fede a e attenzione le indicazioni del
sacerdote come orientamenti per il mio cammino di fede (consiglio
spirituale)
-
chiedo perdono al Signore con una preghiera penitenziale (preghiera
penitenziale)
-
ricevo dal sacerdote l’ASSOLUZIONE DEI PECCATI: è il
momento centrale della celebrazione sacramentale, in cui Lo Spirito Santo, mi
rinnova nel perdono di Dio.
MI
VIENE RESTITUITA GRATUITAMENTE LA MIA DIGNITA’ DI FIGLIO DI DIO, sono ancora
creatura nuova, capace di fare il bene e di vivere secondo il cuore di Dio.
-
dopo la confessione, mi fermo brevemente per ringraziare il
Signore per la sua bontà infinita che mi ha donato.
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3. ALCUNI SUGGERIMENTI
PER LA CELEBRAZIONE
-
Trovare un momento dedicato alla celebrazione
della mia confessione. Un momento che mi permetta di fare le cose bene, senza
fretta, con un reale spirito di preghiera. Celebrata così, la confessione è
fruttuosa.
-
Creare nel nostro cammino spirituale un RITMO PENITENZIALE
valorizzando il dono di essere in comunione con Dio
(e
quindi posso serenamente fare la comunione, se la mia vita è normalmente fedele
a Lui).
Quando
mi accorgo di gravi distanze da LUI, prima di accostarmi alla comunione, al più
presto, celebro il sacramento della riconciliazione.
-
Un aiuto significativo per la fedeltà al mio ritmo penitenziale, sono le
CELEBRAZIONI
COMUNITARIE DELLA RICONCILIAZIONE, che vengono proposte durante l’anno
alla comunità. Sono infatti occasioni privilegiate da valorizzare.
-
Con onestà evitare i pretesti:
“faccio
sempre gli stessi peccati” (infatti la piccola goccia che cade sempre sulla
stesso punto della roccia crea della voragini). .. “Non miglioro mai”
(proprio per questo ho bisogno di Dio!). La confessione non è il nostro sforzo
di migliorare, ma si va a ricevere, come persone povere e bisognose, la grazia
del Signore. Abbiamo bisogno del suo amore!
-
E’ bene durante la Messa evitare di celebrare il sacramento della confessione.
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