Il Gruppo missionario è nato nell'ottobre 97 e si è proposto di raccogliere da tutta la Trexenta vestiari, medicinali e alimenti per le missioni.

Non mancano durante l'anno gli incontri di formazione e di preghiera per sostenere l'attività missionaria.

Il centro di raccolta è situato in via Chiesa, 2 e apre ogni ultimo giovedì del mese dalle 15:30 alle 17:30 a partire dal mese di ottobre fino a giugno.

Per ulteriori informazioni cosavio@tiscalinet.it Tel 070985463

 
ARGOMENTI

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L'amore di Cristo ci sospinge
Raccolta di occhiali per i Paesi poveri

I link missionari

Ultimissime dal Kenya
 I Martiri del 2000
 I Martiri del 2001
 I Martiri del 2002

S. Teresina del Bambino Gesù patrona delle missioni

  Missionari italiani morti nel 2000 

Sulla morte dei 4 missionari italiani che hanno segnato tragicamente l’ottobre missionario del 2000, un commento a caldo diceva: “Colpiscono sempre i più indifesi, le persone che stanno tra i poveri per portare l’amore del Vangelo”. I Vescovi italiani, in un loro comunicato così si esprimono: “La drammatica morte di questi nostri fratelli e sorelle nella fede, sullo sfondo di tante altre violenti uccisioni che in quelle terre ‘coinvolgono persone inermi e pacifiche, non può restare confinata tra i possibili incidenti che non risparmiano quanti operano sulle frontiere calde di situazioni sociali e politiche difficili. Queste ripetute uccisioni scuotono infatti le nostre comunità in maniera non solo emotivamente forte e ci richiamano alla radicalità evangelica. Dobbiamo tutti lasciarci interrogare dal segno del martirio, che accompagna da sempre l’impegno missionario della Chiesa”.

 

P.Raffaele di Bari

Nato 71 anni fa a Barletta, da oltre 40 anni, tre anni dopo la sua ordina­zione sacerdotale, P. Raffaele era impegnato tre le popolazioni povere dell’Uganda a portare il messaggio di speranza e di pace del Vangelo. Anche quel giorno, dopo aver celebrato la S. Messa nella cappella di Acholi Bui; 20 Km a sud della città di Kitgum, stava rientrando con Ia sua jep nella missione di Pajule. Ma non è mai arrivato! A mezzogiorno, un gruppo di ribelli lanciano una granata che colpisce in pieno la macchina, massacrando sull’istante P. Raffaele.

Questa volta ci sono riusciti. Non era la prima volta che i ribelli tentavano di uccidere il padre. In diverse altre circostanze era riuscito a farla franca, scampando anche da una imminente fucilazione. Una volta poi e lui ne era pienamente convinto Ia protezione di P. Pio impedì ai proiettili di raggiungerlo dietro una porta di legno.

Era conosciutissimo da tutti. Oltre all’annuncio del Vangelo, accompa­gnando al battesimo moltissime persone, p. Raffaele lavorò per aiutare anche materialmente le povere popolazioni dell’Uganda. Introdusse Ia coltura del riso, del granoturco con nuove tecniche di raccolta.

Alzò più volte la voce contro soprusi e uccisioni che i guerriglieri infliggevano alle inermi popolazioni locali, e i guerriglieri avevano giurato vendetta.

Una morte annunciata,     Una morte annunziata titolava qualche giornale. Ed è vero.   E’andato incontro al martirio con la consapevolezza di chi ha una missione da compiere

ed intende portarla avanti fino in fondo. Nei rari rientri in Italia. qualche familiare tentò di persuaderlo a rimanere, per trascorrere tranquilla mente la sua vecchiaia. Ma la risposta era sempre la solita: “ No! il mio posto è in Uganda tra i poveri”.

Ed è morto nel!’esercizio del suo ministero sacerdotale!  Alla fine I guerriglieri incendiarono anche Ia macchina, per cancellare le tracce di P. Raffaele. Difficile perO per le popolazioni ugandesi cancellare con una raffica di mitra 40 anni di missione!  

 

Antonio Bargiggia

Il 3 ottobre, su una strada del Burundi veniva assassinato, ucciso da un proiettile sparatogli a distanza ravvicinata, il missionario laico Antonio Bargiggia di 42 anni.

A soli 20 anni aveva deciso di spendere Ia vita per il Vangelo. Partito da Casirate, nel milanese. con l’associazione religiosa di Milano, amici dei poveri, Antonio manifestava una particolare predilezione per i poveri. “Non accettava regali — ricorda la madre in lacrime — dava tutto a che aveva bisogno e indossava solo vestiti usati. Non c’era un ragazzo più buono di lui”.

In Burundi, a Butarama uno dei quartieri più poveri della capitale, la bidonville degli hutu, la terra di.passaggio dei ribelli, viveva povero tra i poveri. La sua casa era una baracca: il tetto di lamiera, senza pavimento e una branda Quel poco che basta per vivere: una maglietta, vecchi pantaloni e quei sandali che i suoi assassini gli hanno strappato dai piedi. Non possedeva nulla e, anzi, quando qualcuno lo andava a trovarlo per portar gli qualche regalo. subito lo donava a chi era più povero di lui. Viveva cosi tra la gente, come la sua gente, in un paese ancora soggiogato dall’odio e dalla sete di vendetta. Incontrava ogni essere umano, ammalati di AIDS, carcerati condannati a morte ( era l’unico occidentale autorizzato a visita re il carcere della capitate e il braccio della morte), orfani e lebbrosi. Papa Antonio, come lo chiamavano in Burundi, o meglio ancora, un san Francesco, sorrideva sempre. Era una persona particolare, sensibile e mai scura in volto. La sua presenza di carità lo faceva amare da tutti perché era amico di tutti.

L’hanno ucciso tendendogli un’imboscata, per strada, e portandogli via qual poco che aveva: un paio di sandali ai piedi, un vecchio orologio, la Land Rover di servizio. Non si riesce a trovare una ragione ad una morte così, o meglio è abbastanza facile trovarla in un paese che ha visto più di 200.000 morti in sette anni di guerra civile e dove l’odio regna sovrano.

Le parole del cardinale di Milano Martini, ci aiutano a capire e a dare un significato anche a questa morte. “E’ una morte che si aggiunge a quella di tanti uomini e donne generosi che hanno voluto offrire la propria vita a servizio dei più poveri del mondo. Sono sacrifici che fanno pensare e per tutti noi una testimonianza di eroismo e forte coraggio. La loro morte —concludeva il card. Martini è anche un monito per noi, perché non lascia mo soli questi Paesi così poveri e così spesso dimenticati”.

 

 

Suor Florlana Tirelli

La violenza sembra accanirsi contro i missionari italiani in Africa. il sabato 7 ottobre Suor Floriana Tirelli, della congregazione di S. Giovanni Battista, viene uccisa in Zambia.

Suor Floriana era motto nota nella zona veniva chiamata la suora dei lebbrosi. Estroversa, carica di entusiasmo e di coraggio, generosissima, ricca di senso pratico in continuo movimento, progettava sempre qualcosa di nuovo da realizzare per migliorare la vita di chi viveva in missione e di chi era disperso e abbandonato nei villaggi. Da ben 28 anni la religiosa operava nella missione S. Francesco di Sotwezi, tra i lebbrosi, con programmi di cura e reinserimento sociale, e i bambini orfani dell’AIDS, che hanno perso i genitori colpiti dalla malattia. Suor Floriana, cinquantenne e originaria di Calvi di Benevento, ê stata aggredita con un’arma da fuoco mentre attraversava in macchina, come faceva ogni giorno, la foresta. Qui i banditi le hanno sparato per rubarle la macchina e poi fuggire. Un’azione di criminali comuni, ma che non mettono in ombra il dono e l’offerta della vita di suor Floriana. Raccontano tre consorelle che diverse volte era stata aggredita, picchiata, derubata e abbandonata ai bordi delta strada. Mai una volta si era lamentata o arresa e tanto meno aveva chiesto di cambiare missione o paese.

Con lei scompare una donna coraggiosa e forte, dedita al servizio dei più poveri.

 

 

Suor Gina Simionato

Ancora un agguato in Burundi, terra martoriata e insanguinata. Le hanno sparato il 15 ottobre mentre andava a Messa, sulla strada che da Gitera porta a Gihiza. Così è morta Suor Gina Simionato, di 55 anni, originaria di Quinto, paese vicino a Treviso e della congregazione dette Dorotee di Venezia e dal 1975 missionaria in Burundi.

L’assassinio di Suor Gina è l’ennesimo segnale della situazione disperata in cui versa il Burundi, paese dilaniato da una interminabile guerra civile tra le tribu. E la zona dove abitava la religiosa, è infestata da bande armate hutu in lotta contro il potere centrate dominato dai tutsi. Alcune sono formate da ribelli, altre più semplicemente da sbandati che sopravvivono rapinando e uccidendo.

Era ben consapevole del rischio, anche della vita, ma la sua vita era tra la gente del Burundi, tra i bambini bisognosi di tutto.

 

Quattro vite spese per l’annuncio del regno, per portare il messaggio di liberazione ai più poveri tra i poveri. Preghiamo perché il loro sacrificio porti alla martoriate popolazione dell’Africa pace, giustizia e amore.  

L’AMORE DI CRISTO CI SOSPINGE

Per la riflessione, nella pagina del gruppo missionario, poniamo all’attenzione

dei visitatori del sito, la lettera alle comunità cristiane per un rinnovato impegno missionario.

Consiglio Episcopale Permanente

Presentazione

Sorelle e fratelli nel Signore!

E’ con grande gioia che vi inviamo questa lettera sull’impegno missionario delle nostre comunità. Come potete immaginare, cista molto a cuore la responsabilità per l’annuncio del Vangelo fino ai confini della terra e vorremmo alimentare, dentro di voi, lo stesso ardore. In questi anni la vitalità missionaria delle nostre Chiese ha sempre trovato un notevole contributo da parte di vescovi, sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose, laici e laiche. La Conferenza Episcopale italiana ha sostenuto e promosso a ogni livello la maturazione della corresponsabilità missionaria universale. Ne sono prova i ripetuti interventi magisteriali e anche le stesse strutture messe a servizio dell’impegno missionario. Molte realtà ecclesiali sono state così condotte a guardare alla missio ad gentes come ad una dimensione essenziale della vita della Chiesa. Siamo consapevoli, però, che questa mentalità deve ancor più crescere tra noi e perciò, anche con questa lettera, vorremmo coltivare in voi una grande sensibilità missionaria dando risonanza, in modo particolare, al Convegno Missionario Nazionale che si è svolto, dal10 al 13 settembre 1998, a Bellaria. In maniera breve e semplice intendiamo metterne in evidenza alcuni aspetti di fondo e alcune scelte pratiche, che potrebbero arricchire lo specifico impegno missionario della nostra vita quotidiana personale e comunitaria.

A quel convegno, infatti, aperto soprattutto ai laici, vennero invitati  insieme con i missionari, le missionarie e i numerosi collaboratori e collaboratrici del mondo missionario- anche molti operatori pastorali e alcuni rappresentanti di associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali. Si è così voluto sottolineare che la missionarietà interessa tutti gli ambiti della pastorale e della vita cristiana. Chi riuscì a parteciparvi, poté vivere tre giorni di preghiera, studio e dibattito sul tema: "Il fuoco della missione".

Senza dubbio questo appuntamento è stato, anche numericamente, uno dei più rilevanti della Chiesa italiana, dopo la grande assise ecclesiale di Palermo.

Il collegamento tra questi due convegni è evidente, soprattutto nei contenuti. Quello di Palermo affrontò le urgenti questioni dell’inculturazione della fede e dell’evangelizzazione della cultura nel contesto sociale italiano e indicò il progetto culturale e il discernimento comunitario come metodi privilegiati della nuova evangelizzazione: veri e propri cantieri di lavoro missionario. A distanza di tre anni, Bellaria ha inteso riproporre la stessa questione partendo da uno scenario più vasto rispetto ai confini e ai problemi nazionali.

In quest’ultimo convegno la Chiesa italiana ha riflettuto su come accogliere e annunciare il vangelo tenendo come punto di riferimento il mondo nella sua globalità, lasciandosi interpellare dai problemi e dalle sfide più urgenti che lo riguardano e confrontandosi con l’esperienza evangelizzatrice che le giovani Chiese stanno realizzando nei diversi continenti.

Nel convegno del settembre scorso si è guardato anche al grande Giubileo ormai imminente, nella convinzione che accendere il fuoco della missione sia una condizione necessaria perché il Giubileo stesso possa essere un evento di salvezza non soltanto per i cristiani, ma per il mondo intero: "una lieta notizia per i poveri" e "un anno di grazia del Signore" (Lc 4,18-19).

Di quel convegno vorremmo ora riprendere il tema, indicato dal titolo, domandandoci come si accende e si alimenta il fuoco della missione.

A partire dalla metodologia adottata, che invitava ad aprire il libro delle missioni, vorremmo mostrare, sia pure molto sistematicamente, quanto la dimensione missionaria sia essenziale alle nostre comunità. Una maggiore apertura universale, infatti, non soltanto qualifica la loro identità, ma contribuisce a quella conversione pastorale che le aiuta ad affrontare efficacemente il compito della evangelizzazione nel contesto sociale e culturale odierno.

  1. APRIRE IL LIBRO DELLE MISSIONI

    Andate e ammaestrate tutte le nazioni ( Mt 28,19 )

3. La metodologia adottata nello svolgimento del convegno di Bellaria ha privilegiato

moltissimo l’ascolto vicendevole e la meditazione delle esperienze missionarie che si stanno

vivendo a tutte le latitudini.

In questo senso e’ stato un invito a riaprire il libro delle missioni, con la consapevolezza che,

anche in questo mondo, puo’ essere alimentato in noi l’ardore apostolico e puo’ fecondamente rinnovarsi il nostro cammino nella missione e dalla missione.

Scoprire, infatti, quanto ovunque nel mondo, molti fratelli e molte sorelle stanno vivendo, permette alle nostre Chiese di ricevere una grande ricchezza: quella di risvegliare la propria

passione missionaria che provoca sempre segni vivi, forti e tangibili di rinnovamento pastorale. Come hanno ampiamente dimostrato anche i recenti Sinodi continentali, il confronto a 360 gradi con le varie realta’ che danno volto all’unica Chiesa cattolica, ripropone alle nostre Chiese di antica evangelizzazione un richiamo potente per tornare all’essenza della vita cristiana: Parola, Eucaristia, testimonianza. Dalle giovani Chiese della missione, quasi come da un <<laboratorio ecclesiale >>, puo’ dunque trarre utile ispirazione la necessita’ sempre piu’ universale avvertita e invocata di intraprendere nuove strade pastorali.

D’altra parte il consistente numero di sacerdoti fidei donum, di religiosi, religiose e laici- ancor oggi piu’ di 15.000 persone che concorrono a mantenere significativamente ricca la tradizione missionaria italiana e sono spesso impegnate su difficili frontiere sociali ed ecclesiali fino al martirio- assicura che la Chiesa italiana e’ una Chiesa << madre >>, che genera e alleva figli di Dio. Riuscire a valorizzare maggiormente la presenza dei missionari, anche quando rientrano in Italia per un qualche tempo o per rimanervi definitivamente, sara’ sicuramente un’esperienza preziosa per riflettere su cio’ che siamo chiamati a fare, qui e nel mondo intero.

 

4. Ecco alcune scelte, indicate a Bellaria, che potrebbero favorire l’apertura del libro delle missioni.

  1. Anzitutto e’ emerso l’invito a valorizzare alcuni strumenti che le comunita’ possono facilmente avere tra mano, dalle riviste missionarie agli incontri con i missionari, che sono stati invitati a comunicare ancor di piu’ di quanto gia’ fanno e a rielaborare sempre meglio le loro esperienze in modo da renderle significative per tutti. E’ stato anche suggerito di creare, nelle forme piu’ semplici possibili, apposite << strutture di ascolto >> delle altre Chiese.
  2. E’ stato ricordato che alcune iniziative promettenti sono in atto. Ci sono, ad esempio, istituti di scienze religiose che gia’ introducono nei loro corsi un gruppo di lezioni per studiare le esperienze delle altre Chiese e le motivazioni che ne stanno alla base. Il corso di missiologia sta ricevendo, qua e la’, una certa attenzione nei seminari teologici e, sempre nei nostri seminari, e’ da giudicare molto apprezzabile che lungo l’anno vengano previste giornate di incontro con testimonianze missionarie capaci di interpellare la coscienza dei candidati al sacerdozio e di garantire loro il giusto orizzonte nel quale leggere il ministero futuro. V’e’ da aggiungere che vi sono poi diocesi che dedicano annualmente alla riflessione missionaria almeno una delle riunioni mensili del clero. Altre realizzano << visite allargate >> ai missionari, coinvolgendo sacerdoti e laici, nonche’ seminaristi e spesso anche un numero notevole di giovani, allo scopo di confrontare ideali ed esperienze pastorali.
  3. Positivi riflessi avra’ certamente sull’animazione missionaria e sul rinnovamento in senso missionario delle nostre comunita’, ripensare a livello di Chiesa locale il mandato missionario. Alle attenzioni di sempre, dovremo senz’altro aggiungere in maniera organica quella sul ritorno/ rientro . E’ questa un’attenzione fino a oggi quasi sempre disattesa, sorgente di equivoci e disagi sia per i missionari rientrati che per le comunita’ che li raccolgono. Il ritorno/ rientro invece dovrebbe caratterizzare fin dalla proposta vocazionale l’esperienza missionaria, qualificandone in seguito l’appartenenza ecclesiale e l’accompagnamento in missione.
  4. Tocca, in modo particolare, agli Uffici e ai Centri Missionari Diocesani, in collaborazione con tutte le forze missionarie e a fianco di altri uffici e organismi pastorali piu’ direttamente connessi ( catechesi, vocazioni, giovani, migrazioni, caritas…), aiutare le nostre comunita’ a << tenere aperto il libro delle missioni >>. E’ dunque necessario rafforzare i Centri Missionari Diocesani, costituendoli ove ancora non esistessero. Una scelta obbligatoria soprattutto se si vuole collocare la pastorale missionaria nel contesto piu’ proprio di una pastorale ecclesiale d’insieme.
  5. In vista di quest’ultimo risultato potranno essere ripensate, con opportuni itinerari che accompagnino tutto l’anno pastorale, diverse iniziative gia’ esistenti, a cominciare dalla Giornata Missionaria Mondiale e da altri eventi, perche’ non restino relegati a circostanze straordinarie, e purtroppo, secondo la prassi piu’ comune, prevalentemente orientate alla raccolta di fondi piuttosto che alla sensibilizzazione e diffusione di una cultura missionaria.
  6. Le stesse Pontificie Opere Missionarie, che intendiamo riproporre perche’ siano sostenute e promosse in ogni diocesi, realizzeranno piu’ pienamente la loro identita’ di comunione e solidarieta’ universale collocate nel contesto di una nuova coscienza missionaria della Chiesa particolare (cfr. Cooperatio missionalis, 4 e 13).
  7. Sara’ infine opportuno rileggere l’impegno missionario a partire anche dalle istanze della giustizia e della pace. E’ questo un avamposto o una << frontiera >> in cui esercitare la dimensione profetica. Non potra’ certo essere per questo che il missionario si sentira’ a disagio o marginalizzato, mentre si rendera’ espressione della coscienza critica della Chiesa e nella societa’, sospinto unicamente dall’Incarnationis mysterium ( Bolla di indicazione del Grande Giubileo dell’anno 2000 ) e dal bisogno di manifestare << la bonta’ di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini >> ( Tt 3,4).
 

ACCENDERE IL FUOCO DELLA MISSIONE

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra ( Lc 12,49 )

  1. Questo miracolo avviene anzitutto quando, per l’ispirazione dello Spirito santo, noi diciamo: << Gesù e’ Signore >> ( 1 Cor 12,3 ). La coscienza missionaria nasce e si forma nell’incontro con Cristo. Ne deriva che ogni debolezza cristologia indebolisce la radice stessa della missione. Forse sta proprio qui la ragione di certe nostre esitazioni. Accanto a una forte ricerca teologica, per altro gia’ in atto, lo slancio missionario richiede una forte spiritualita’ di cui, forse, siamo ancora carenti. Senza dubbio la vivacita’ missionaria delle prime comunita’ cristiane - di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli - nasceva dall’esperienza di un personale incontro con Cristo. L’urgenza della missione nasce dall’interno, e la stessa convinzione che Cristo e’ atteso da ogni uomo e’ colta a partire dalla propria esperienza di incontro con lui. E’ questa la risposta al << perchè >> della missione. La riflessione teologica chiarisce e rende rigorosa questa spinta interiore, ma non basterebbe in nessun modo da sola a suscitarla. Indugiare troppo sul << perchè >> della missione puo’ essere un segno della debolezza della nostra fede. Non si abbia paura di questa forte accentuazione della centralita’ di Cristo. Essa non mortifica il dialogo con le altre religioni, ne’ impedisce di riconoscere verita’ che in esse sono presenti. Al contrario, più l’incontro con Cristo e’ profondo, chiaro, irrinunciabile, più il cristiano sa vedere i segni della sua attesa nel mondo, le tracce della sua presenza e della sua azione, i punti dell’incontro. Il fuoco della missione si accende quando lo Spirito santo trasforma i nostri cuori. E’ lo Spirito il protagonista della missione. Egli la suscita e la guida . Il fuoco della missione si accende quando lo Spirito ci trascina fuori di Gerusalemme, fino ai confini del mondo ( cfr. AT 1,8 ). Lo Spirito opera due miracoli assolutamente necessari per la missione: trasforma il discepolo in missionario ( l’azione dello Spirito e’ sempre dal chiuso all’aperto, dal particolare all’universale ) e attualizza l’evento storico di Gesù ( accaduto in un tempo e in un luogo ), rendendolo disponibile per ogni tempo e ogni luogo. Se l’incontro con il Signore Gesù Cristo e’ decisivo perchè la missionarieta’ attecchisca nel cuore di ciascuno di noi e nelle nostre comunita’, questo e’ perchè in lui si manifestano l’amore e la misericordia come tratto essenziale del volto di Dio, vero e autentico Padre. E’ l’essere rivelatore del Padre che fa di Gesù il luogo più luminoso in cui scorgere la figura evangelica della missione. Egli ha rivelato il Padre facendo missione, mostrando cioe’ – con la sua incondizionata accoglienza, libera da qualsiasi volonta’ di discriminazione – che di quell’unico Padre tutti gli uomini sono chiamati a riconoscersi figli. E’ di questo amore universale che ogni comunita’ deve farsi testimone. Gesù si e’ circondato di discepoli – la sua vera famiglia!-, ai quali ha dato tempo e cure, ma la sua preoccupazione non ha mai cessato di essere sempre per tutti. Egli ha pensato al gruppo dei discepoli in funzione della missione. I Vangeli documentano che Gesù portava con se’ i discepoli nella sua missione itinerante. Insieme con lui i discepoli erano costantemente davanti alla folla. Nel Vangelo di Marco si legge che << ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare >> ( 3,14-15 ). Lo stare e l’essere inviati sono fra loro saldamente congiunti, in un rapporto che si potrebbe dire circolare. E’ stando con Gesù che si comprende l’urgenza e la natura dell’andare: perchè andare, per quale annuncio. Ma e’ andando che si sta veramente in compagnia di Gesù: egli, infatti, e’ sempre in movimento, itinerante, senza fissa dimora: << Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo >> ( MT 8,20 ).
  2. Ecco allora qualche suggerimento pratico per favorire l’accendersi del fuoco della missione.
    1. Le nostre comunita’ cristiane, fra le tante urgenze, dovranno imparare a riconoscere che la più urgente e’ ancora e sempre la missione. Per maturare questa coscienza faranno bene a raccogliere l’invito, emerso a Bellaria, di prendere in mano il documento conciliare sull’attivita’ missionaria Ad gentes, l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi e la più recente enciclica missionaria di Giovanni Paolo II, la Redemptoris missio. Sono tutti testi di formazione pastorale per le nostre Chiese e quasi un << catechismo missionario >>. Particolarmente ispiratori di prospettive missionarie possono risultare i capitoli secondo e terzo della Redemptoris missio, dedicati rispettivamente al regno di Dio, all’orizzonte ampio della missione e allo Spirito santo, protagonista della missione, la cui azione precede e supera l’operato diretto della Chiesa.
    2. A noi vescovi, e ai sacerdoti, vogliamo ricordare che per sua natura il nostro ministero, dovunque ci troviamo a svolgerlo, e’ per tutto il mondo. Tutti dunque dobbiamo stare in ascolto dello Spirito santo, così da cogliere ogni sua sollecitazione per dare un’impronta missionaria alle comunita’ a noi affidate e per essere disponibili a coltivare i germi di vocazione che conducono i nostri fedeli, e anche i sacerdoti diocesani, a varcare i confini del nostro paese per predicare il Vangelo in ogni luogo.
    3. Agli istituti missionari italiani – segno, strumento e memoria della missione della Chiesa – e’ chiesto anche oggi di saper assolutamente rimanere se stessi, fedeli all’azione missionaria ad gentes e ad vitam. E’ questa la perenne forza attrattiva e di immagine che nessuno potra’ togliere alla missione e ai suoi operatori. L’universalità della missione aiuterà noi tutti a mantenere sul mondo lo sguardo giusto. Gli istituti missionari, ben lunghi dall’aver esaurito il proprio compito, devono piuttosto avere ancor più ampia incidenza nella vita della Chiesa intera. Per quanto riguarda l’Italia e’ auspicabile che essi estendano la loro collaborazione e la loro animazione ad alcune esperienze di prima evangelizzazione, in quelle aree geografiche che maggiormente potrebbero usufruire del carisma ad gentes, ridefinendo – per quanto possibile – la loro collocazione territoriale nelle varie regioni italiane, a vantaggio di quelle zone che oggi ne risultano maggiormente sprovviste.
    4. Gli istituti religiosi aventi missioni e gli stessi movimenti ecclesiali – i quali si sono aperti alla problematica missionaria attraverso la singolare via della loro internazionalizzazione -, comunicando la passione missionaria nel rapporto ineludibile con la Chiesa locale, aiuteranno non poco le comunità cristiane a coniugare l’esperienza dello stare insieme con quella dell’essere inviate. Le accentuazioni spirituali e apostoliche che caratterizzano il loro metodo e le loro esperienze mostrano, infatti, fin troppo chiaramente che al cristiano non serve una vocazione in più per essere missionario: basta la vocazione che ha!
    5. Infine e’ doveroso coltivare un maggior riconoscimento del ruolo dei laici. Essi sono portatori di competenze che possono provvidenzialmente << provocare >> il modello missionario messo in atto dal clero, dai religiosi e dalle religiose. Essi possono anche aiutare il ripensamento delle forme con cui si esprime il lavoro missionario, favorendo una partecipazione diversificata, capace di coinvolgere i singoli e le famiglie, anche attraverso piccole comunità ecclesiali.

      III   

      DISPORCI A UNA CONVERSIONE PASTORALE.

                                               Rispondere… della speranza che è in voi.

                                                                           (1Pt 3,15)

         

      5. Resta da aggiungere che il fuoco della missione è capace di trasformare profondamente la nostra pastorale, in tutte le sue forme e nelle sue stesse strutture, e di incidere su tutto il nostro lavoro formativo.

      Di conversione pastorale aveva già parlato il Convegno ecclesiale di Palermo. Questi anni hanno insegnato che non dobbiamo sottovalutarne né la portata né la difficoltà né il tempo che essa richiederà. Si tratta, infatti, di rimescolare le carte delle nostre abitudini e consuetudini pastorali.

      La missio ad gentes può infatti essere intesa non soltanto come il punto più alto e conclusivo del nostro impegno pastorale, ma anche come il suo paradigma più stimolante e illuminante. Guidati da questa convinzione saremo condotti a rivedere tutti i capitoli della pastorale e a rinnovarli.

      Si è soliti distinguere fra cura pastorale e missione, una distinzione che può essere utile, ma che non è priva di qualche pericolo. Non c’è vera cura pastorale che formi alla missione e alla mondialità. E non c’è comunità che possa rinchiudersi in se stessa, unicamente preoccupata delle proprie necessità, pur se importanti e numerose. Anche se piccola e povera, antica o nuova, ogni comunità deve farsi segno dell’amore di Dio per tutti. L’universalità è veramente essenziale per un’ autentica testimonianza evangelica. Tutto questo richiede una trasformazione mentale, un modo diverso di pensare e gestire le cose, un superamento delle abitudini pastorali più consolidate.

       

      6. A proposito di questo rinnovamento, possono essere considerate alcune decisive attenzioni.

       

      a)      Anzitutto il fuoco della missione dovrà animare l’intera formazione cristiana, in tutte le sue tappe e in tutte le sue manifestazioni. Non può restare un capitolo che si aggiunge a parte.

      Perché non c’è verità di Dio, non c’è aspetto del Vangelo che non abbia in sé, implicitamente o esplicitamente, una nativa direzione universale. L’itinerario della formazione cristiana deve essere missionario fin dall’inizio, non soltanto nelle sue ultime tappe, quasi a conclusione.

       

      b)      A noi vescovi, e ai sacerdoti, in particolare è chiesta una rinnovata consapevolezza

      missionaria per non rimanere ancorati semplicemente a modelli pastorali improntati

      alla conservazione dell’esistente e per aprirci invece sempre più alla responsabilità di sostenere la vita di fede della nostra gente  oggi e in futuro. In ordine a questo obiettivo è essenziale che le nostre comunità, mentre vanno chiamate a vivere intensamente la comunione con l’intera comunità diocesana, siano educate ad aprirsi e ad appassionarsi al cammino della Chiesa universale, disponibili alle esigenze indicate dalle molteplici forme di cooperazione. 

         

      c)      Certamente l’educazione capillare alla universalità richiede un impegno costante e attento.

      Non però un obbligo in più, bensì un << respiro nuovo>> negli impegni ordinari e comuni: l’assemblea domenicale, la celebrazione dei sacramenti, l’educazione quotidiana in famiglia, la catechesi e la carità. In modo specialissimo, la celebrazione dell’Eucaristia nel giorno del Signore può veramente diventare il luogo per eccellenza della conversione missionaria, senza nulla aggiungere alla celebrazione stessa. Tutto nell’Eucaristia parla di universalità. Basta viverla e farla vivere correttamente.

       

      7. Occorrerà poi tenere sempre presente che la conversione pastorale, sollecitata dalla missio ad gentes, è resa urgente, per noi in Italia, da alcune situazioni- per esempio quella di minoranza e di pluralismo religioso- in cui le nostre Chiese vengono oggi a trovarsi.

       

      a)      Evangelizzare queste situazioni significa anzitutto due cose: trovare la forza di mantenere viva e chiara la consapevolezza della nostra identità cristiana e ricordare sempre che la potenza di Dio si manifesta nella debolezza della croce: << Ti basta la mia grazia, la mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza >> (2 Cor 12,9).

      b)      Occorre aggiungere che oggi – come già al tempo delle comunità delle origini cristiane – la prima via della evangelizzazione è il contatto personale: una via povera, che non abbisogna di troppi strumenti, e tuttavia efficacissima. Una via povera, ma non facile, perché esige di ritrovare la gioia di sentirsi chiamati a rendere conto della speranza che è in noi  (cfr. 1 Pt 3,15) in una quotidiana e capillare testimonianza, attraverso relazioni fedeli al Vangelo, significative a livello personale, familiare e comunitario.

      c)      Siamo così chiamati a compiere gesti di vita nuova. Tra questi il convegno di Bellaria ha richiamato l’urgenza del cambiamento del nostro stile di vita, rapportato alla realtà dei popoli poveri; la scelta dei mezzi poveri per tutto ciò che riguarda la missione della Chiesa, resistendo agli idoli della nostra società; l’impegno per un’effettiva giustizia, a livello locale e internazionale; la vicinanza a chi soffre delle molteplici forme di emarginazione; la solidarietà con i deboli e le vittime e la difesa dei loro diritti; la testimonianza di scelte evangeliche nei conflitti.

      Gesti come quelli ora ricordati sono già vissuti da molti cristiani del nostro paese, ma ancora lontani dall’essere comuni nelle nostre comunità. E’ in queste espressioni che si manifesta oggi, in modo certamente non trascurabile, la fede nel Signore Gesù e la sequela di lui. In rapporto a tutto questo è da favorire, a livello diocesano, la messa in atto di esperienze che sostengano nuovi stili di vita, alternativi e critici nei confronti di quelli dominanti nella nostra società. In questi anni il coinvolgimento in alcune iniziative eloquenti circa il modo di pensare la vita umana e la convivenza, ha fatto del mondo missionario un luogo di discussione e rielaborazione spesso capace di interpellare parti significative dello stesso mondo laico. Anche l’iniziativa ecclesiale in vista della riduzione del debito internazionale dei paesi poveri, legata alla celebrazione del prossimo Giubileo e promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, potrà essere una ulteriore verifica di questa capacità di sollecitare la società.

       

      d)      Da non sottovalutare sono anche certe iniziative innovative di missionarietà presenti

      diffusamente sul territorio, soprattutto in favore dei più poveri. Esperienze di missionarietà di strada e di attenzione alle povertà emergenti: gli immigrati, le donne coinvolte nella tratta delle prostitute, i ragazzi ridotti in schiavitù nel lavoro nero, le difficili condizioni umane delle periferie urbane. L’universalità di Gesù, infatti, parte sempre dal basso, cioè dagli ultimi.

          

      e)      Ancora: il confronto con le missioni può concretamente aiutarci a considerare prioritaria nei nostri progetti missionari l’attenzione ai più lontani.

      Come si fa opera di giustizia se si dà priorità alle esigenze dei più poveri, così è per       l’annuncio: sono quelli che non l’hanno mai sentito che vanno raggiunti per primi. Hanno il diritto di poter conoscere Cristo! E’ in vista di loro che siamo stati chiamati a essere cristiani. Tutta la comunità cristiana, la sua vita intera e la stessa azione missionaria nel proprio territorio, è finalizzata ad annunciare << la benedizione di Dio >> a tutti i popoli. La Scrittura dice in Abramo saranno benedette tutte le genti (cfr. Gn 12,3). Chiediamo ai missionari ad gentes di continuare ad essere pungolo efficace nelle nostre comunità cristiane in vista di una risposta sempre più adeguata alla nostra vocazione.

      f)        La benedizione di Dio per tutti i popoli ci deve sospingere ad affrontare anche  un capitolo sostanzialmente inedito del compito missionario: quello di un’attenzione evangelizzatrice nei confronti di coloro che sono condotti fra noi dalle migrazioni in atto soprattutto in questi ultimi anni e che ci hanno portato, in un certo modo, l’ad gentes in casa.

      In favore di tutti questi fratelli è giusto vivere il << Vangelo della carità >>; ci dobbiamo sentire non meno chiamati a offrire loro, nei modi e nei tempi più opportuni, anche la << carità del Vangelo >>.

        g)      Quanto appena accennato suggerisce di aggiungere che le missioni ci chiedono 

      allenamento al dialogo con le culture diverse, nella certezza che Dio non soltanto accompagna e sostiene la sua  Chiesa, ma la anticipa. Si tratta, nella vita di ogni giorno,

      di diventare una Chiesa, che si mette nei panni degli altri e che non teme ( e anzi ricerca )

      l’incontro con i non credenti, dentro i quali abbiamo fiducia possa sempre risvegliarsi il credente, a partire dai comuni problemi e impegni per l’uomo.

      Novità significative si registrano in questo campo della interculturalità, a partire dall’impegno per l’emergenza (oltre agli immigrati pensiamo qui anche alla condizione di studenti e lavoratori esteri e ai profughi), ma in una logica di intervento a più ampio respiro. Senza dimenticare il coinvolgimento in questi processi di diversi attori istituzionali, quali le amministrazioni pubbliche e la scuola.

         

            h)   L’ esperienza missionaria delle Chiese sparse nel mondo può aprire la nostra Chiesa a

      una nuova lettura della vita cristiana: quella che dà il primato ai martiri, riconoscendo in loro la vera misura del cristiano. Essi ci offrono, infatti, un’indicazione di straordinario spessore; in particolare la volontà di seguire il Signore fino a dare, come lui, la vita per i fratelli: nella difesa dei diritti dei più poveri, nell’affermazione della dignità di ogni persona anche se debole, nella condivisione e solidarietà con chi è vittima della ingiusta violenza, nella professione della fede che non è stata ridotta al silenzio dalle minacce. I martiri invitano la nostra Chiesa a contare non sulla forza e sul prestigio umani, ma sulla forza che Dio assicura a chi si affida a lui ed è fedele al suo Vangelo.

 

Missionari 

Martiri del 2000

 

 

gennaio

1    FRATER YOSEF JAM!,indonesiano, seminarista verbita, ucciso ad Ende (Indonesia) da sconosciuti. 

17  Rev. JOSE I. FLORES GAYTAN, ucciso durante una rapina a Torrcón (Messico).

febbraio

5    Sr M. ODETTE SIMBA ABAKUMATE, suora della Carità di Gesù e Maria, uccisa da malviventi lungo la strada a Babari, nella Repubblica del Congo.

15  D. REMIS PEPE, ucciso da uomini armati che hanno assalito la missione a Kiliba (R.D.

marzo

16  Sr. CHRISTINE SEOUEIRA  pakistana, delle suore francescane di Maria, convento durante una Karachi (Pakistan).

27  D. HUGO DUQUE, sacerdote diocesano colombiano, ucciso da sconosciuti penetrati in casa a Supia, in Colombia.

29  JOSE DA ROCHA DIAS, seminarista angolano, ucciso a Cunene (Angola) mentre si recava alla missione di Mupanda.

maggio

3 P. RUEL GALLARDO ,ucciso da sequestratori islamici a Basilan (Filippine)

7 P.JOAQUINB domenicano (OP)trovato ucciso nel suo appartamento a Tirana, in Albania.

14 Rev. PASCAL NZ!KOBANYANKA,del Burundi, sacerdote diocesano, ucciso in una imboscata a Buhotro (Burundi).

23 Rev. CLEMENT OZI BELLO, sacerdote diocesano, scomparso mentre tornava in parrocchia, trovato ucciso a Kawo (Nigeria).

30 CLAUDE GUSTAVE AMZATI, seminarista congolese, ucciso durante un assalto al seminario di Bukawu (Congo).

giugno

6 P. GEORGE KUZHIKANDOM, padre francescano, assassinato nel sonno da estremisti indü a UttarPradesh, in India.

10 Rev. ISIDRO UZCUDUM, sacerdote fidei donum di S.Sebastian, (Spagna), ucciso durante un tentativo di rapina a Mugina, in Rwanda.

luglio

12  P. REMIS KARKETTA, padre Gesuita di origine indiana, ucciso lungo l’autostrada mentre era in viaggio, a Bihan, India.

25  P. VICTOR CRASTA, indiano, della congregazione di santa Croce, ucciso da uomini armati in uniforme a Balukcherra-Tripura (India).

agosto

24  D. ANTHONY KAISER, statunitense, dei missionari di Mill Hill, ucciso a Naivasha (Kenya) a colpi d’arma da fuoco mentre era in viaggio.

settembre

P. JUDE MARIA OGBU nigeriano, della congregazione di carmelitani scalzi, ferito durante un tentativo di rapina a Ekpoma, in Nigeria, muore dissanguato.

ottobre

1    P.RAFFAELE DI BARI, comboniano italiano, ucciso in un’imboscata a Pajule in Uganda, mentre si recava a celebrare messa.

3    Fr. ANTONIO BARGIGGIA, italiano, della congregazione dei Fratelli dei poveri, ucciso a Kibimba in Burundi da alcuni banditi.

7    Sr. FLORIANA TIRELLI, italiana, delle suore di S. Giovanni Battista, uccisa per rapina durante un’imboscata nella foresta a Solwezi nello Zambia.

15  Sr. GINA SIMIONATO, della congregazione delle Suore maestre di S. Dorotea, uccisa durante un’imboscata mentre si recava a messa a Gihiza, in Burundi

17  P. ARNOLDO GOMEZ RAMIREZ, colombiano, dei padri missionari di Yarumal, assassinato a Buenaventura (Colombia), dai criminali che aveva denunciato.

28  P. HOWARD ROCHESTER, ucciso durante il furto della sua automobile ad Hartland, in Giamaica.

novembre

5    Sr. PIERINA ASIENZO, ugandese, delle Piccole sorelle di Maria Immacolata, morta di Ebola a Gulu, in Uganda: aveva scelto di restare a curare i malati.

      Sr. DOROTHY AKWEYO, ugandese, delle Piccole sorelle di Maria Immacolata, mofla di Ebola nd novembre del 2000 dopo aver contratto l’infezione in ospedale.

10  P. REGIS GRANGE, francese, della congregazione dei Fratelli del Sacro Cuore, gravemente ferito durante un tentativo di rapina a Man (Costa d’Avorio), muore il giorno dopo.

17  GRACE AKULLU, ugandese, infermiera volontaria, si offre di assistere i malati di Ebola e ne è contagiata. Muore a Gulu (Uganda).

dicembre

2    P. Shajan Jacob Chittinapilly, indiano, sacerdote diocesano, rapito e ucciso da malviventi a Manipur, in India.

 

Missionari 

Martiri del 2001

 

gennaio

21    Suor DIONITIA MARY, Serve di Maria, indiana, morta a Salem  INDIA.

 

febbraio

2  P.TOM MANJALY, Diocesano, indiano, morto a Manipur INDIA.

21 P.NAZARENO LANCIOTTI, Diocesano, italiano, morto a Jaurù Mato Grosso BRASILE.

aprile 

15 P. JAN FRANZKEVIC, Diocesano, polacco, morto a Iartzevo SIBERIA.

maggio

5   Suor BARBARA ANNA FORD, Sisters of Charity  di N.Y.,americana, morta a città del Guatemala

7   P.RAYMOND M.GAMACHE, Soc. Miss. Estere Quebec, canadese, morto a Ica PERÙ.

15 P. ANDREA KINDO, Salesiani, indiano, morto a Imphal INDIA.

15 P. RAPHAEL PALIAKARA Salesiani, indiano, morto a Imphal INDIA.

15 JOSEPH SHINU, Seminarista Salesiano, indiano, morto a Imphal INDIA.

17 P. HENRJK DEJNEKA, Oblati Maria Immacolata, polacco, morto a Ngaoundèrè CAMERUM.

giugno

11 Suor CLAIRE NDUWAKRISTU, Discepole di Cristo, Burundi, morta a  Rumonge BURUNDI.

14 P. LEONARDO ALZATE, Diocesano, colombiano, morto a Antioquia COLOMBIA.

21 P. MARTIN ROYACKERS, Gesuiti SJ, Canadese morto a Annotto Bay GIAMAICA.

agosto

16  P. FABIAN THOM, Francescani OFM, australiano morto a Port Moresby  PAPUA NG.

27 P. GALEANO BUITRAGO, Diocesano, colombiano, morto a Medellin COLOMBIA.

28 P. EMIL JOURET, Gesuiti SJ, belga, morto a Kikwit  R.D. CONGO.

29 P. RUFUS HALLEY, San Colombano, irlandese,  morto a Malabang FILIPPINE.

settembre

P. HECTOR FABIO VELEZ, Diocesano, colombiano, morto a Cartago COLOMBIA.

5 P. JOHN BAPTIST CRASTA, Diocesano, indiano, morto a Jhakand INDIA.

ottobre

GIULIANO BERIZZI, Volontario laico, italiano, morto a Kingali  RWANDA. 

8  P. ETTORE CUNIAL, Giuseppini del Murialdo, italiano, morto a Durazo ALBANIA.

8  P. ERNESTO MARTEARENA, Diocesano, argentina, morto a Salta ARGENTINA.

12  P. GOLAP, Diocesano, indiano, morto a puthkel INDIA.

12  P. CELESTINO DIGIOVANBATTISTA, Camilliani, italiano, morto a Ouagadougou 

BURKINA FASO

29  Suor LITA CASTILLO, Domenicane, peruviana, morta a La Serena CILE.

novembre

7  P. SIMEON COLY, Diocesano, senegalese, morto a Zinguichor  SENEGAL.

23 P. HUBERT HOFMANS, Marianhill, olandese, morto a Lae  PAPUA N.G. 

24 P. PETER OBORE, Diocesano, sudanese, morto a Nimule UGANDA. 

28 SATIRA TOPPO, Laica consacrata, indiana, morta a Ambigapur INDIA.

dicembre

9    P. MICHELE D'ANNUCCI, Stimmatini, italiano, morto a Pretoria SUDAFRICA.

 

Missionari

Martiri del 2002

 

marzo  

16 Sua Ecc. ISAIAS DUARTE CANCINO, 

Arcivescovo di Cali (Colombia) ucciso all'uscita della Messa celebrata in una Parrocchia della sua Diocesi.

21 Padre DECLAN O'TOOLE

dei Missionari di Mili Hill, irlandese, ucciso in un'imboscata nella regione di Kotido (UGANDA)

24 Don BONIFACE, 

congolese ucciso a Goma (R.C.CONGO), durante la processione della Domenica delle Palme quando alcuni sconosciuti hanno lanciato due bombe contro i fedeli, uccidendo anche una bambina, Karine. 

aprile 

6 P. JUAN RAMON NUNEZ, 

parroco di Argentina  (dipartimento di Huila) Colombia, ucciso durante la Messa

12 P. ROGER MORIN,

dei Fratelli del Sacro Cuore, Canadese, ucciso a Fianarantsoa (Madagascar) durante gli scontri di piazza.

maggio

16 Don ALOIS LINT,

italiano fidei donum, ucciso a san Salvador de Bahia (Brasile)

18 P.ARLEY ARIAS GARCIA,

Colombiano ucciso a Florencia (Colombia), era presidente della locale giunta della pace e stava tentando di avviare negoziati tra paramilitari e guerriglieri.

19 P. JORGE ALTAFULLA,

assassinato a Panamà (rep

giugno

27 P. JOSÈ ILARIO ARANGO,

Colombiano, ucciso a Calì (Colombia) dopo la Messa. 

luglio

14 Sr. MARIA INES VELEZ SERNA,

Colombiana, delle Sorelle Povere di S.Pietro Claver, uccisa a Mogotes-Santander (Colombia).

21 CARLOS HERRAO JIMÈNEZ,

Seminarista ucciso a Medellin (Colombia).

30 Fr. IVO M. DOMINIQUELASCANNE,

francese, dei Piccoli Fratelli di Gesù  ( di Charles de Foucauld), fondatore del Foyer della speranza a Yaoundé, trovato ucciso nei pressi di Maroua (Camerun) da uno dei ragazzi che aveva aiutato a togliersi dalla strada.

agosto

5 Padre PIERRE TONDO,

Burundese, parroco di Kiguhu della diocesi di Ruyigi,ucciso da uomini armati che hanno bloccato l'automobile su cui viaggiava, nella provincia di Gitega costringendolo a scendere, quindi lo hanno assassinato.

10 P. JEAN GUTH,

francese della Congregazione dello Spirito Santo, rapito il 31 marzo a Mayama vicino a brazzaville (R.D. CONGO) e morto nelle mani dei ribelli.

15 Suor CECILIA,

monaca caldea uccisa a Bagdad (Iraq).

20 D.AUGUSTIN GEVE,

primo sacerdote cattolico indigeno delle Isole Salomone, ucciso a Guadalcanal, dove si era recato per una mediazione di pace.

settembre 

8 LEONARD MUAKALIA LIVONGUE,

seminarista angolano, ucciso per rapina a Malaje (Angola)

20 P.JOSÉ LUIS ARROYAVE,

ucciso a Medellin (Colombia), era responsabile dei programmi sociali e di di sviluppo di uno dei quartieri più degradati di Medellin.

27 P. JORGE SANCHEZRAMIREZ,

di Antioquia (Colombia) ucciso nella valle del Cauca

ottobre  

17 P.JOSÉ LUIS CARDENAS,

assassinato a Chalan (Colombia) subito dopo aver celebrato la Messa

18 P. GBRIEL ARIAS POSADAS,

Vicario generale della Diocesi di Armenia, ucciso nel dipartimento di Caldas (Colombia) dove si trovavaper trattare la liberazione di un sequestrato.

19 ALBERTO NERI FERNANDEZ,

Focolarino laici, Uruguay, ucciso per rapina in Brasile

novembre

16 Don DECLAN COLLINAS,

Salesiano irlandese, ucciso per rapina a Jioannesburg (Sudafrica), dove era parroco e si occupava principalmente dei poveri e degli emarginati dei sobborghi della città.

29 Don JAMES IYERE,

dell'arcidiocesi di Kaduna (Nigeria), morto in seguito alle gravi ferite e ustioni riportati durante gli scontri in seguito alle elezioni di Miss Mondo.

dicembre  

 Don JEAN CLAUDE KILAMONG

della Repubblica Centraficana, fermato dagli insorti che controllano la città di Bossangna

l'8 dicembre, il suo corpo è stato ritrovato il giorno dopo.

 

I LINK MISSIONARI

www.fmal.com/d'UMA cdm.freeweb.it/
www.fdmnet.org members.xoom.it/boyoka
www.geocities.com/athens/agora/2070/ www.pesarocom/missionarie
www.pime.org userpace.ats.it/free/misecomb
www.missione.org www.peacelink.it/users/nigrizia
http://www.crs4.it/~tuveri/OP_AFRICA/  

Per ulteriori informazioni  mapigi@tiscalinet.it