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Raccolta di occhiali
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Missione diocesana
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ADOZIONE AFFETTIVA A DISTANZA
L'adozione che ti
proponiamo è un modo tutto particolare per rendere concreto il tuo amore per le missioni.
E' un ponte spirituale che tu stesso puoi costruire giorno dopo giorno, intrecciando la
tua preghiera quotidiana all'offerta di qualche tua rinuncia per amore di Dio. Questa
forma di adozione non sradica il bambino dalla propria famiglia, ma lo aiuta a crescere
nelle proprio ambiente naturale ed affettivo. La adozione a distanza consiste nell'aiutare
economicamente un bambino/a per un periodo di un anno, (o più anni), versando un
contributo mensile di lire 30.000 per vitto, vestiario, materiale scolastico, manutenzione
dei locali adibiti ad accoglienza e istruzione. L'adozione può essere sostenuta da una
famiglia, da un gruppo, da una persona singola. All'adottante viene inviata una scheda con
la fotografia del bambino/a adottato.
Le quote possono essere raggruppate in tre o quattro mensilità, oppure versate in
un'unica soluzione usando il c/c/p N 16896102, intestato a:
SUORE DI CARITA' DI SANTA
MARIA CENTRO MISSIONARIO KUMBAKONAM
VIA CURTATONE 17
10131-TORINO.
Si raccomanda di citare
sempre i mesi ai quali la quota si riferisce e si ringraziano tutti benefattori che
vorranno scrivere il proprio indirizzo (almeno la prima volta) a carattere stampatello. A
nome delle nostre Sorelle missionarie e dei bambini di Kumbakonam e villaggi vicini
confermiamo l'impegno della preghiera e vi diciamo di cuore:
GRAZIE!
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Ai.Bi
bimbi dell'Albania e un
ospedale in Moldavia
Bothore è una zona alla periferia nord di Tirana,
in Albania, dove 30 mila persone vivono in una baraccopoli. Fier è un quartiere di Liri
Gero, una delle maggiori città dellAlbania meridionale, in cui mancano scuole e
centri per bambini. Levan è un villaggio rurale a nove chilometri da Fier in cui la lotta
armata tra clan impedisce ogni forma di vita sociale. I volontari dellAi.Bi.
presenti in questi tre centri si occupano dei bambini, acquistando per loro cibo,
quaderni e materiale scolastico, ma soprattutto, organizzando giochi e incontri, aiutando
o crescere chi è perennemente a rischio di essere raggirato e rapito da organizzazioni
illegali che spacciano la falsa speranza di un futuro allestero. Ricostruire un
tessuto sociale è il fine ultimo del progetto di sostegno a distanza In Albania si
può vivere che è di tipo personalizzato: un bambino specifico viene
abbinato a un sostenitore, al quale viene chiesto un impegno di 100.000 lire al mese. Sostegno
comunitario" è invece definito lintervento mirato od aiutare i
bambini.accolti da strutture educative, sociali e sanitarie di cui IAi.Bi. si occupa
in Brasile, Kosovo, Marocco e Moldavia. Nellex Repubblica sovietica, dove per un
ricovero ospedaliero il malato deve pagare degenza, vitto, medicinali e procurare tutto
ciò che serve per le cure, i volontari hanno riaperto lospedale per bambini del
quartiere Buiucani della capitale Chisinau, che, dopo essere stato chiuso per lungo tempo,
manca ancora delle più elementari attrezzature mediche (siringhe, bende, disinfettanti ma
anche materassi, cuscini, lenzuola) e delle stesse medicine. A chi vuole contribuire a
questo progetto è richiesta una cifra di 50.000 lire al mese.
Ai.Bi. - 20098 Mezzano - San Giuliano Milanese.
Telefono 02/98.82.21; fax 02/98.23.26.11; sito
http://www.aibi.it/
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Terre des hommes: i degli uomini del mare"
Nel
villaggio di Ban Klong Ki un pugno di
palafitte su uno dei tanti bracci di mare, i klong, che si intrecciano
e risalgono la foresta in Thailandia vivono 177 bambini.
Finito la scuola elementare tutti aiutano gli adulti nellunica attività che
permette la sopravvivenza, che è un tipo di pesca realizzata con sistemi tradizionali e
inadeguati. Questi bambini del mare, insieme ad altri che vivono nella Baia di
Pha-Nga, sono i destinatari di un progetto dellassociazione Terre des hommes che si
fa carico di migliaia di bambini orfani, vittime della siccità, della guerra, costretti a
vivere nelle strade o nelle mille situazioni di emergenza dal Ruanda al Brasile, dal Nepal
al Senegal. A Quito, capitale dellEcuador, Terre des hommes ha realizzato una scuola
nel mercato comunale di San Roque sotto il quartiere La Libertad, uno dei più poveri e
affollati della città. Qui un gruppo di insegnanti madrelingua quechua insegna ai figli
degli immigrati lo spagnolo, unico mezzo per dare a questi bambini, alcune centinaia, la
speranza di trovare un lavoro. La scuola purtroppo manca di banchi, sedie, libri e versa
in pessime condizioni igieniche. Il sogno degli insegnanti è poter organizzare nelle
stanze ancora libere del fatiscente edificio una scuola materna e anche una scuola
media. Due sono i modi che si possono scegliere per aiutare Terre des hommes (Viale Liguria 46 - 20143 Milano. Tel.
02/89.40.02.08; e-mail mailto:%20info@tdhitaly.org): il sostegno a distanza di un bambino, per cui è
richiesto limpegno di 40.000 lire al mese, o la donazione libera per un particolare
progetto.
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Pavoniani: centri assistenza e scuole-lavoro in Brasile
Sono in
Brasile da oltre 60 anni i Pavoniani della congregazione fondata da Lodovico Pavoni nel
1847 a Brescia. Presenti in otto città e dieci case, si occupano delleducazione dei
bambini e dei giovani con scuole, centri sociali, corsi di formazione al lavoro,
strutture per tossicodipendenti e ragazze madri, e anche con una grande opera che si
prende cura dei bambini audiolesi, il Ceal di Brasilia, in cui 250 bambini e ragazzi, da
cinque mesi a 18 anni, vengono strappati a un destino spesso segnato in questo Paese anche
per chi non ha problemi di salute gravi come quelli degli ospiti del Centro
pavoniano. Qui,
bambini e ragazzi possono mangiare, essere curati e studiare sino a giungere, come è
accaduto ad alcuni di loro, alluniversità. Sono state organizzate attività di
doposcuola, corsi professionali e anche di scrittura e lettura per genitori analfabeti. I
costi, in particolare per il personale specializzato e le attrezzature sono molto alti,
soprattutto se si considera che lo Stato, che un tempo contribuiva, non sostiene da tempo
questa opera dei religiosi italiani. «Senza laiuto di oltre mille famiglie italiane
non sarebbe stato possibile continuare», racconta fratel Domenico Vergani, 83 anni, il
religioso anima dellApas, lAssociazione pavoniana di solidarietà,
costituitasi come Onlus nel dicembre dello scorso anno, ma nata nel 1987. «Le prime
persone cui ho chiesto aiuto sono state quelle a me più vicine, gli ex allievi che ho
incontrato nei lunghi anni di insegnamento negli istituti italiani dei
Pavoniani. Prima i
milanesi e poi tutti gli altri sparsi in Italia. Ogni sostenitore riceve le fotografie e
le informazioni, periodicamente aggiornate, del bambino a cui è abbinato». La quota
richiesta dallApas (Via B. Crespi 30 -
20159 Milano. Tel. 02/69.00.6 1 .73 o 02/69.00.8 1 .78) è di 300.000 lire allanno.
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Salesiani: i giovani e le famiglie più povere di
Timor Est
Lo stile
educativo e la metodologia pedagogica di don Bosco portate in tutto il mondo dai Salesiani
sono alla base anche dei progetti di sostegno a distanza del Vis, lorganismo non
governativo promosso dal Centro nazionale delle opere salesiane. Il sostegno dei bambini
di moltissimi Paesi passa attraverso le comunità locali, che per proprio carisma, lungi
dal privilegiare singoli individui, si interessano di tutti i giovani, in particolare dei
più poveri. Difficile scegliere tra i molti e preziosi progetti, contraddistinti dalla
ben nota professionalità educativa. Una delle situazioni più urgenti è quella di Timor
Est, dove lUnesco ha affidato ai Salesiani la responsabilità di tutte le scuole e
dei centri professionali dello zona più orientale dellisola, la più colpita dalla
guerra civile dello scorso anno. Con laiuto dei sostenitori, il Vissi ripromette di
aiutare le famiglie a riprendere le attività economiche produttive, sostenendo
agricoltura, acquacoltura e allevamento di animali da cortile a Fatumaca e
Fuiloro,
attraverso linvio di materiali, sementi, attrezzature e macchinari. I Salesiani
organizzano da tempo corsi di formazione per insegnanti e gestiscono a Dili una scuola
secondaria considerata un modello dalle organizzazioni presenti a Timor Est. Si occupano
anche della distribuzione di pasti per 100 persone a Fatumoda, 400 a Baucau e 600 a
Fuiloro, e gestiscono il Centro tecnico di Comoro per insegnare carpenteria, saldatura,
ricamo, informatica. La quota annua per sostenere questo progetto del Vis (Via Appia Antica 126 - 001 79 Roma. Telefono
06/ 51.30.253; fax 06/51.30.276; sito http://www.volint.it/) è
di 600.000 lire.
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OPERAZIONE AFRICA
http://web.tiscalinet.it/operazione_africa
Quella fredda sera di
dicembre del 1960 un gruppo di universitari entrando
per la prima volta nel reparto Hanseniani rimaneva terribilmente sconvolto.. Mai
avrebbero immaginato di vedere da vicino Io
scempio della lebbra e il numero di malati:
quaranta. Alcuni non avevano più
laspetto umano, il viso aveva perso i lineamenti,
le dita erano consumate: altri avevano le gambe artificiali . La sera rientrando nelle
famiglie non avevano cenato e avevano passato la notte in bianco. Diverse mamme erano
rimaste terrorizzate dalla paura dellinfezione. I! giorno seguente, il giornale più
diffuso in Sardegna con due pagine di descrizioni e fotografie lanciava la notizia di
quaranta lebbrosi a Cagliari. Fu un esplosione terribile e inaspettata. Per diversi giorni divenne largomento di tutti. Iniziavamo
a Cagliari città, lultima domenica di gennaio, presentando il problema lebbra nelle
parrocchie. La diffusione più capillare e più vasta venne quando, con l'autorizzazione
del Provveditore agli Studi lanciavamo la Campagna contro la lebbra e la fame in Africa in
tutte le scuole della Sardegna. La risposta fu inaspettatamente enorme. In Sardegna questo
amore cos' misterioso per i lebbrosi? Non è facile trovare una risposta.. Molto dipende
dalla sensibilità dei sardi per i sofferenti. Di fatto i lebbrosi sono i più infelici
per la sofferenza fisica e per la sofferenza morale. Il loro corpo è in una continua
distruzione. In Cina la lebbra viene chiamata "morte lenta". Nella foreste e
nella savane marciscono dimenticati e perfino odiati dagli stessi parenti. Per non avere
nella capanna il fetore di un corpo in decomposizione, li abbandonano fuori dal villaggio,
dove sono più fresche le orme delle belve. Nel Gabon i lebbrosi vengono portati e
abbandonati sugli scogli, perché l'oceano li travolga. Già il viaggio è doloroso
perché i lebbrosi sanno di andare incontro alla morte. Le onde dell'oceano li sbattono
sugli scogli. Mancano mani e piedi per nuotare. Le ferite diventano sempre più numerose e
dolorose finché un'onda più forte li porta al largo dove li attendono gli squali. La
solitudine dei lebbrosi è indescrivibile. Ma i parenti vengono a visitarli e molte volte
non li nominano neanche, come fossero gia defunti. Al lebbrosario di Mosango molti in
tutta la vita non avevano visto un parente. E' indescrivibile la gioia e la commozione
dei lebbrosi di Mosango quando arrivarono, per due anni di
seguito quindici giovani della Sardegna, per costruire un ospedale per i
loro bambini. Ricorre proprio quest’anno il XXV
anno dalla costruzione dell’ “Ospedale Sardegna E’ l’espressione,
a 6.000 km di distanza dell’amore dei sardi per i lebbrosi.
E’ una pagina sconosciuta per tutti quelli
che vedono nei sardi i rapitori, gli assassini e i banditi. E’ per tutti
noi fonte di gioia la realtà di oltre 115.000 bambini che sono stati
curati, salvati nell’Ospedale Sardegna. Abbiamo scoperto Mosango nel 1970,
quando rientravamo da lwana (Popokabaka), al confine dell’Angola, dopo
aver costruito una scuola che attualmente serve a quindici villaggi. Desideravamo
conoscere personalmente Padre Greggio, l’eroico
missionario che da sessanta anni operava fra i lebbrosi e aveva costruito
ospedali, dispensari, orfanotrofi, scuole ed era stato insignito della
massima onorificenza
congolese, quella del “Leopardo”. Non
nascondiamo la nostra delusione e sofferenza quando ci fece attendere per
ben due giorni prima di incontrare i lebbrosi.
Solo dopo abbiamo capito che voleva nisparmiarci il trauma dell’impatto.
Ci preparò facendoci vedere gli altri malati, bambini denutriti e la
situazione sanitaria. Quella notte entrando nella capanna ospedale per
assistere un moribondo, non sapevo dove mettere i piedi. Il suolo era
ricoperto di malati. Nonostante la preparazione, l’incontro con i lebbrosi
fu disastroso. A distanza di trent'anni abbiamo ancora davanti agli occhi
quei piedi che erano una piaga sanguinante, quei visi mostruosi e quelle
mani senza dita. La nostra costernazione aumentò quando ci accorgemmo
che mancavano l’anestetico e le
medicine e che c’era un solo bicchiere per tutti. Quando col bisturi
venivano asportate le parti decomposte e veniva necessariamente ferita la
parte sensibile, i lebbrosi non urlavano, mentre noi non riuscivamo neanche
a sostenere la vista. Quando abbiamo promesso di ritornare non ci hanno
creduto, perché abituati alle promesse false di tanti visitatori. Dal 1973 ogni anno ritornavamo a visitarli e non a
mani vuote. Ormai i lebbrosi erano stati adottati da noi: erano la
nostra famiglia. Qualche viaggio ci riservò delle sorprese. Arrivati con un
carico di viveri e medicine con un Hercules C 130 a Brazaville, fummo fatti
prigionieri. Ci volle la pressione del Ministro degli Esteri d’Italia per
la liberazione. Non ci siamo limitati alla sola costruzione dell’Ospedale
Sardegna”, ma abbiamo costruito l’acquedotto che risparmia 6 Km di pista
sabbiosa. Era necessaria la scuola per i figli dei lebbrosi, perché le precedenti
erano capanne col tetto di zinco e i muri di rami ricoperti di fango.
Abbiamo costruito sette aule, progettate e realizzate da un laico che
lavora come tecnico al lebbrosario da oltre trent’annj Abbiamo
anche provveduto perché i bambini piccoli avessero un locale adeguato, una
scuola materna. Un tempo Mosango appariva come la valle della
sofferenza, I belgi speravano di eliminare la lebbra, costruendo un unico
lebbrosario: caricavano i lebbrosi dai villaggi sotto la minaccia di fucili
e questi partivano con la certezza di non vedere più le persone care e di
non riceverne più la visita. Non ci siamo limitati al
lebbrosario di Mosango e abbiamo visitato quello di Ouagadougou in Burkina Faso (già
Alto Volta), una delle nazioni più povere dell’Africa, I lebbrosi erano
molto numerosi: li trovavamo nelle piazze, negli uffici, ecc. e l’assistenza
era molto limitata. L’impressione più forte l’ho avuta a Dorì.
Lì vicino sorgeva un lago meraviglioso, ricoperto di ninfee, che aveva
causato la morte di cinquecento persone per il colera. Qualche anno dopo il
lago non esisteva più a causa della desertificazione Quel mattino
indimenticabile aprendo la porta della missione, mi trovai davanti un
lebbroso: un rudere di uomo senza mani e senza piedi inginocchiato per
terra. Dopo tanti anni di esperienza tra i lebbrosi, in quel momento ho
avuto un lampo d’intuizione: io avrei potuto essere al suo posto. Quel
giorno i 500 all’ombra non mi sconvolsero. Visitai anche il
lebbrosario di Kinshasa e lì conobbi anche un
giornalista ed un avvocato. Quando gli anni seguenti passando nella
capitale, volli visitare questo lebbrosario, non c’era più. Sorgeva sulla
sponda del fiume Congo e vicino alla reggia del Presidente Mobutu. Per il
dittatore non era una vicinanza gradita. Visitai in Costa d’Avorio il lebbrosario
molto noto di Adzopè. Non era facile
arnivarci, perché sorgeva in piena foresta. Le missionarie mi avvertirono
di tenere chiuse le imposte, perché le belve, attratte dal fetore dei
lebbrosi, avrebbero potuto portarne via qualcuno. Questo lebbrosario era
diventato famoso per la visita di Follereau. In seguito diversi
macchinari arrivati da tutto il mondo non funzionavano per la mancanza di
corrente elettrica. In nessun altro lebbrosario ho visto tanti arti
artificiali. Nessuno dei lettori ci crederà: neanche il giorno di Pasqua
trovo qui in Sardegna la serenità che si respira nel lebbrosario. Ad
una missionaria, che vedeva tutti i giorni le stesse piaghe e che riceveva
la posta ogni sei mesi, ho chiesto da dove attingeva la forza. Con un
sorriso angelico mi disse: “Dalla
comunione quotidiana”. Il mercoledì come ogni giorno dell’anno
i lebbrosi recitano il rosario. La corona che scorre in quelle mani mutilate
è il segreto incredibile della loro felicità. Attualmente,
oltre alle sette ragazze partite per la Clausura del Carmelo, anche diversi
altri hanno rinunziato ad un proprio avvenire per offrire la giovinezza al
servizio totale dei più infelici. Nonostante il consumismo, l’egoismo e
la sete di piaceri e comodità, molti che sono l’espressione migliore
della Sardegna, non potendo partire , offrono generosamente il frutto dei
loro sacrifici per la cura dei lebbrosi. Ieri sera una ragazza ha portato il
suo primo stipendio per questi infelici. Un universitario ha
rinunciato alle vacanze all’estero per offrire questa cifra per i
lebbrosi. Molti inviano mensilmente la loro offerta per sostenerli. In tutti
c’è la sicurezza dell’arrivo dell’offerta a destinazione. Per tutti
è un incoraggiamento che la cura e l’assistenza per un
lebbroso è di sole 40.000 lire mensili. Mai come quest’anno
è nuovamente sentito in tutta la Sardegna quest’amore misterioso per i
lebbrosi. Nelle scuole si sta scatenando la creatività entusiasta dei
giovani e dei ragazzi stimolati dagli insegnanti. Molti giovani
si sono impegnati a portare il messaggio urgente e tragico nei vari
ambienti, nei gruppi giovanili e nelle scuole, con conferenze, proiezioni di
diapositive e videocassette. In molte scuole ci sono gare sportive di
diverso genere, tornei, mostre, lotterie, vendita di oggetti ecc. Anche
quest’anno continueremo ad inviare fondi per i lebbrosi a missionari sardi
in quindici nazioni. Nella lontananza dalla Sardegna, in una vita dura,
sentiranno il palpito del cuore dei giovani sardi. Non sappiamo
quanti lebbrosi riusciremo a salvare quest’anno, ma saranno tanti, perché
sono i più infelici tra gli infelici. L’amore misterioso per i lebbrosi
è in tutti, ma in forma diversa. Chi ha fede, ricorda le parole di Madre
Teresa dì Calcutta: “Sotto le piaghe del lebbroso c’è lo
stesso Gesù che è sotto le specie eucaristiche”. Ricorda
inoltre la predilezione di Gesù per questi infelici: ne ha guarito
miracolosamente dieci in una volta. Gesù stesso quattro secoli prima venne
presentato da lsaia come un lebbroso che non ha più l’aspetto umano,
schiacciato dalla sofferenza e ripugnante allo sguardo. Chi non ha fede ama
il lebbroso anche solo a livello filantropico e umano. Chi poi si
disinteressa del lebbroso, secondo.Follereau non è degno di essere chiamato
uomo. Quando quest’apostolo mondiale dei lebbrosi, venne in Sardegna,
rimase molto colpito da questo amore misterioso. A Cagliari, Oristano, San
Gavino, Cuglìeri, Bosa, Sassari, Alghero e Olbia, faticava ad entrare nei
teatri per la calca di giovani. A Suni e Sindia l’auto venne bloccata
dalla folla. Partendo dalla Sardegna commosso sino alle lacrime,
abbracciandomi all’aeroporto di Olbia mi disse: “In
130 nazioni non ho trovato un amore per i lebbrosi come in Sardegna”.
OPERAZIONE AFRICA
Via Ospedale, 8-
09124 Cagliari - Tel. 070-652.776 - C.C.P. N°
187096
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MISSIONE DIOCESANA NANYUKI
Don Carlo
mi comunica che i suoi ragazzi stanno per intraprendere una splendida avventura: sono
stati invitati a partecipare al campionato di calcio di A2 kenyota. La gioia è immensa,
tutti sono pronti a impegnarsi ma.. La nota dolente specialmente da quelli parti è il
lato economico. Chiunque, leggendo questo messaggio, desidera sostenere la promozione
dello sport in Kenya e crede nell'impegno di don Carlo, scriva a: mailto:%20ampigi@libero.it
Serve di tutto: attrezzatura, magliette, scarpe, palloni ecc.
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Link Associazioni
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Jubilee 2000
Coalition - Campagna Italiana per la cancellazione del debito
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GREEN PEACE
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A I D O -
Associazione Italiana Donazione Organi
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ALZEIMER
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A D M O -
Associazione Italiana donazione midollo osseo
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F A O
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A I P - Associazione
Italiana Parkinson
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U N I C
E F
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A I S M - Associazione
Italiana Sclerosi Multipla
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CARITAS
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A V I S -
Associazione Italiana
Volontari Sangue
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UNITALSI
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C R I -
Croce Rossa Italiana
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W W F
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Fondazione
Banco Alimentare - Contro lo spreco e la fame
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Legambiente
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Tribunale
per i diritti del malato
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Emergency
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Coalizione Italiana
"STOP all'uso dei bambini soldato"
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Amnesty
International
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U I C - Unione Italiana
Ciechi
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Medici senza frontiere
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Comunità
di Sant'Egidio - Contro la pena di morte
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Telefono azzurro
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Italia
solidale - Adozioni a distanza
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Compagnia delle Opere
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Ai.Bi. - Adozioni a
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Lega del Filo d' Oro
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HUMAN RIGHTS WATCH
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Fondazione Don Gnocchi
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UN CLICK
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donerete 1000 lire per ogni click sul link che compare nel loro sito. Tutto è gratis, non
spenderete nulla. Potrai vedere anche come verranno utilizzati i soldi ricavati dai click.
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aiuterete questa organizzazione a salvare le foreste in pericolo. |
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