IL MESSAGGIO  DI FATIMA  

 

 

 È l'ora che pìa

1)In valle d’Iria, nel mese dei fior, /apparve Maria, regina dei cuor.

Ave, ave, ave Maria.Ave, ave, ave Maria.(Rit)

2)È l’ora che pia la squilla fedel /le note c’invia dell’Ave del ciel.

3)O vista beata: la Madre d’amor si mostra svelata, raggiante fulgor

4)Le fulge sul viso sovrana beltà,/vi aleggia un sorriso che nome non ha.

5)Dal braccio le pende dell’Ave il tesor,/che immagine rende d’un serto di fior.

6)Il tredici maggio apparve Maria/a tre pastorelli in Cova d’Iria.

7)Splendente di luce un sole appariva,/col volto suo bello veniva Maria.

8)E dolce la Madre allora l’invita/con questa parola al cuor sì gradita.

9)«Miei cari fanciulli, nessun fugga più: /io sono la Mamma del dolce Gesù».

10)«Dal cielo son discesa a chieder preghiera/pei gran peccatori, con fede sincera».

11)In mano un rosario portava Maria,/che addita ai fedeli del cielo la via.

12)Madonna di Fatima, la stella sei tu/che al cielo ci guidi, ci guidi a Gesù.

13)O Bianca Signora, il mondo proteggi,/il Papa e i fedeli tu sempre sorreggi.

14)Il pié rassomiglia dei gigli al color,/e rosa vermiglia ne infiora il candor.

15)Un tempio troneggia sull’orda sacrata,/e un cantico echeggia a te, Immacolata.

16)O quanti dolori la Vergin sopì,/o quanti terrori di morte rapì.

17)Le gioie veraci venite a cercar,/coprite di baci il vergin altar

18)Umil Bernardetta del messo divin,/per mano s’affretta al fiume vicin.

19)Un soffio di vento l’avviso le diè/che questo un momento di grazia sarà.

20)E su Massabielle repente è il chiaror,/del sol ne le belle sue forme l’albor.

21)D’amore un sembiante rimira gentil/del sol più smagliante tra velo sottil.

22)Vagheggia in viso divino voler,/le dice il sorriso: «O no, non temer!

23)Di giglio immortale è il manto, e dal sen/giù un nastro a due ale celeste le vien.

24)Le fregia una rosa il candido piè/che il cielo vezzosa poc’anzi le diè.

25)In mano un divino rosario brillar/si vede, e il cammino al prego tracciar.

26)Le palpita il core, si sente rapir,/mentre «Ave» l’amore la move a ridir.

27)O Vergin, dei figli e de’ l’Italo suol/i gravi perigli ti muovano e il dol.

28)In alto le grida le inviamo e i sospir:/«Accorri: ci guida; siam presso a perir».

29)Perir? No: la fede di Cristo non muor;/di Pietro alla sede più cresce l’amor.

30)Ma solo di pianto il giusto ha mercé:/virtude, or no, vanto d’Italia non è.

31)Ah! Cade venduta la patria a Satan./O Vergin, l’aiuta, le stendi la man.

32)Tradita la scola, spogliato l’altar,/oppressa la stola ci vieni a salvar.

33)La guerra, se freme, o bella vision,/tu sei dolce speme, di gloria cagion.

34)Tu parla, o sapiente, e, libero, il ver/risuoni potente, di pace forier.

35)Devoto al pastore d’Italia il vessil/dimostri l’amore di tenero ovil.

36)Ascolta, è preghiera di popol fedel:/la patria fa vera imago del ciel.

37)Maria l’annunzio celeste ascoltò,/e il Figlio di Dio in lei s’incarnò.

38)Ai monti di Giuda Maria salì,/e il grande mistero di grazia compì.

39)La Madre beata nel fieno adagiò/il Bimbo divino, e poi l’adorò.

40)Col Bimbo Maria al tempio salì;/un vecchio profeta lo vide e gioì.

41)Gesù fra i maestri del tempio restò,/la Vergine Madre per lui ripudiò.

42)Nell’orto, bagnato di sangue e sudor,/pregando, agonizza Gesù Redentor.

43)Gesù, flagellato a sangue, non ha/chi l’ami e, soffrendo, ne senta pietà.

44)Per noi coronato di spine è il Signor,/il re della gloria, l’eterno splendor.

45)Portando la Croce Gesù stancava./Chi fino al Calvario seguirlo vorrà?

46)Venite, adoriamo Gesù Redentor,/che, in Croce confitto, sul Golgota muor.

47)I figli di Adamo non gemano più:/è vinta la morte, risorto è Gesù.

48)Dal cielo, ove ascendi, Gesù, tornerai,/e il mondo e le genti tu giudicherai.

49)In noi vieni, o Spirito santificator:/rinnova i prodigi del primo favor.

50)In cielo portata accanto a Gesù/la Madre, Maria, ci aspetta lassù

.51)Maria, dei santi tu sei lo splendor:/con te la letizia, la gioia, l’amor.

52)A tutti perdona le colpe e gli error,/al mondo tu dona la pace e l’amor.

53)O bella regina che regni nel ciel,/l’Italia t’inchina, t’invoca fedel.

54)Io sono la mamma del dolce Signor,/che porta la fiamma del santo suo amor.

55)Dal cielo discesi, per render quaggiù/i cuori riaccesi d’amore a Gesù.

56)Ognora il mio canto materno coprì/chi recita il santo Rosario ogni dì.

57)Di preci l’offerta domando dei cuor,/perché si converta chi offende il Signor.

58)O Vergine bella, del mondo sei tu/la fulgida stella che guida a Gesù.

59)La fede difendi da tutti gli error,/e luce diffondi, e pace nel cuor.

60)La vita dei padri sia luce e bontà,/e il cuor delle madri splendor di bontà

61)Risplenda nei figli dei puri il candor,/profuma di gigli dei giovani il cuor.

62)Al mondo la pace tu dona, e l’amor,/dell’odio pugnace tu spegni gli orror.

63)A tutti perdona, o Madre d’amor,/a tutti tu dona tue grazie e favor.

64)A te noi sacriamo le menti ed i cuor:/fedeli vogliamo seguire il Signor.

65)Materna proteggi la nostra città,/e il popol suo reggi con dolce umiltà.

66)È l’ora che pia la squilla fedel/le note c’invia dell’Ave del ciel.

67)O vista beata: la Madre d’amor/si mostra svelata, raggiante fulgor.

68)Le fulge sul viso sovrana beltà,/vi aleggia un sorriso che nome non ha.

69)Dal braccio le pende dell’Ave il tesor,/che immagine rende d’un serto di fior.

70)Il tredici maggio apparve Maria/a tre pastorelli in Cova d’Iria.

71)Splendente di luce un sole appariva,/col volto suo bello veniva Maria.

72)E dolce la Madre allora l’invita/con questa parola al cuor sì gradita.

73)«Miei cari fanciulli, nessun fugga più:/io sono la Mamma del dolce Gesù».

74)«Dal cielo son discesa a chieder preghiera/pei gran peccatori, con fede sincera».

75)In mano un rosario portava Maria,/che addita ai fedeli del cielo la via.

76)Madonna di Fatima, la stella sei tu/che al cielo ci guidi, ci guidi a Gesù.

77)O Bianca Signora, il mondo proteggi,/il Papa e i fedeli tu sempre sorreggi.

78)Il pié rassomiglia dei gigli al color,/e rosa vermiglia ne infiora il candor.

79)Un tempio troneggia sull’orda sacrata,/e un cantico echeggia a te, Immacolata.

80)O quanti dolori la Vergin sopì,/o quanti terrori di morte rapì. 

81)Le gioie veraci venite a cercar,/coprite di baci il vergin altar.

82)Umil Bernardetta del messo divin,/per mano s’affretta al fiume vicin.

83)Un soffio di vento l’avviso le diè/che questo un momento di grazia sarà.

84)E su Massabielle repente è il chiaror,/del sol ne le belle sue forme l’albor

85)D’amore un sembiante rimira gentil/del sol più smagliante tra velo sottil.

86)Vagheggia in viso divino voler,/le dice il sorriso: «O no, non temer!»

87)Di giglio immortale è il manto, e dal sen/giù un nastro a due ale celeste le vien.

88)Le fregia una rosa il candido piè/che il cielo vezzosa poc’anzi le diè.

89)In mano un divino rosario brillar/si vede, e il cammino al prego tracciar.

90)Le palpita il core, si sente rapir,/mentre «Ave» l’amore la move a ridir.

91)O Vergin, dei figli e de l’Italo suol/i gravi perigli ti muovano e il dol.

92)In alto le grida le inviamo e i sospir:/«Accorri: ci guida; siam presso a perir».

93)Perir? No: la fede di Cristo non muor;/di Pietro alla sede più cresce l’amor.

94)Ma solo di pianto il giusto ha mercé:/virtude, or no, vanto d’Italia non è.

95)Ah! Cade venduta la patria a Satan./O Vergin, l’aiuta, le stendi la man.

96)Tradita la scola, spogliato l’altar,/oppressa la stola ci vieni a salvar.

97)La guerra, se freme, o bella vision,/tu sei dolce speme, di gloria cagion.

98)Tu parla, o sapiente, e, libero, il ver/risuoni potente, di pace forier.

99)Devoto al pastore d’Italia il vessil/dimostri l’amore di tenero ovil.

100)Ascolta, è preghiera di popol fedel:/la patria fa vera imago del ciel.

101)Maria l’annunzio celeste ascoltò,/e il Figlio di Dio in lei s’incarnò.

102)Ai monti di Giuda Maria salì,/e il grande mistero di grazia compì.

103)La Madre beata nel fieno adagiò/il Bimbo divino, e poi l’adorò.

104)Col Bimbo Maria al tempio salì;/un vecchio profeta lo vide e gioì.

105)Gesù fra i maestri del tempio restò,/la Vergine Madre per lui ripudiò.

106)Nell’orto, bagnato di sangue e sudor,/pregando, agonizza Gesù Redentor.

107)Gesù, flagellato a sangue, non ha/chi l’ami e, soffrendo, ne senta pietà.

108)Per noi coronato di spine è il Signor,/il re della gloria, l’eterno splendor.

109)Portando la Croce Gesù stancava./Chi fino al Calvario seguirlo vorrà?

110)Venite, adoriamo Gesù Redentor,/che, in Croce confitto, sul Golgota muor.

111)I figli di Adamo non gemano più:/è vinta la morte, risorto è Gesù.

112)Dal cielo, ove ascendi, Gesù, tornerai,/e il mondo e le genti tu giudicherai.

113)In noi vieni, o Spirito santificator:/rinnova i prodigi del primo favor.

114) In cielo portata accanto a Gesù/la Madre, Maria, ci aspetta lassù.

115) Maria, dei santi tu sei lo splendor:/con te la letizia, la gioia, l’amor.

116) A tutti perdona le colpe e gli error,/al mondo tu dona la pace e l’amor.

117) O bella regina che regni nel ciel,/l’Italia t’inchina, t’invoca fedel.

 
Presentazione di mons. Tarcisio Bertone Il "segreto"di Fatima
Commento teologico del card. Joseph Ratzinger Intepretazione del "segreto"
La terza parte del «segreto» fu scritta «per ordine di Sua Eccellenza il Ve­scovo di Leiria e della Santissima Madre...» il 3 gennaio 1944.

Esiste un solo manoscritto, che viene qui riprodotto fotostaticamente. La busta sigillata fu custodita dapprima dal Vescovo di Leiria. Per meglio tute­lare il «segreto», la busta fu consegnata il 4 aprile 1957 all’Archivio Segre­to del Sant’Uffizio. Suor Lucia fu avvertita di ciò dal Vescovo di Leiria.

Secondo appunti d’Archivio, d’accordo con l’Em.mo Card. Alfredo Ot­taviani, il 17 agosto 1959 il Commissario del Sant’Uffizio, Padre Pierre Paul Philippe, O.P., portò a Giovanni XXIII la busta contenente la terza parte del «segreto di Fatima». Sua Santità «dopo talune esitazioni» disse: «Aspettia­mo. Pregherò. Le farò sapere ciò che ho deciso».1

In realtà Papa Giovanni XXIII decise di rinviare la busta sigillata al Sant’Uffizio e di non rivelare la terza parte del «segreto».

Paolo VI lesse il contenuto con il Sostituto Sua Ecc.za Mons. Angelo Dell’Acqua, il 27 marzo 1965, e rinviò la busta all’Archivio del Sant’Uffi­zio, con la decisione di non pubblicare il testo. Giovanni Paolo Il, da parte sua, ha richiesto la busta contenente la terza parte del «segreto» dopo l’attentato del 13 maggio 1981. Sua Eminenza il Card. Franjo Seper, Prefetto della Congregazione, consegnò a Sua Ecc.za Mons. Eduardo Martinez Somalo, Sostituto della Segreteria di Stato, il 18 luglio 1981, due buste: — una bianca, con il testo originale di Suor Lucia in lingua portoghese; — un’altra color arancione, con la traduzione del «segreto" in lingua italiana. L’ 11 agosto seguente Mons. Martinez ha restituito le due buste all’Archivio del Sant’Uffizio.2

Come è noto Papa Giovanni Paolo Il pensò subito alla consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria e compose egli stesso una preghiera per quello che definì «Atto di affidamento» da celebrarsi nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 7 giugno 1981, solennità di Pentecoste, giorno scel­to per ricordare il 16000 anniversario del primo Concilio Costantinopolitano, e il 1550° anniversario del Concilio di Efeso. Essendo il Papa forzata­mente assente venne trasmessa la sua allocuzione registrata. Riportiamo il testo che si riferisce esattamente all’atto di affidamento:

«O Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro grido rivol­to nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia con l’amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano, e insieme coloro il cui affidamento Tu pure attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna l’intera famiglia uma­na che, con affettuoso trasporto, a Te, o Madre, noi affidiamo. S’avvicini per tutti il tempo della pace e della libertà, il tempo della verità, della giu­stizia e della speranza».3

Ma il Santo Padre, per rispondere più pienamente alle domande di «Nostra Signora» volle esplicitare durante l’Anno Santo della Redenzione l’atto di affidamento del 7 giugno 1981, ripetuto a Fatima il 13 maggio 1982. Nel ricordo del Fiat pronunciato da Maria al momento dell’Annunciazio­ne, il 25 marzo 1984 in piazza San Pietro, in unione spirituale con tutti i Vescovi del mondo, precedentemente «convocati», il Papa affida al Cuore Immacolato di Maria gli uomini e i popoli, con accenti che rievocano le ac­corate parole pronunciate nel 1981:

«E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo di-

rettamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli.

In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno.

“Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio”! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova!».

«O Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro grido rivol­to nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia con l’amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano, e insieme coloro il cui affidamento Tu pure attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna l’intera famiglia uma­na che, con affettuoso trasporto, a Te, o Madre, noi affidiamo. S’avvicini per tutti il tempo della pace e della libertà, il tempo della verità, della giu­stizia e della speranza».3

Ma il Santo Padre, per rispondere più pienamente alle domande di «Nostra Signora» volle esplicitare durante l’Anno Santo della Redenzione l’atto di affidamento del 7 giugno 1981, ripetuto a Fatima il 13 maggio 1982. Nel ricordo del Fiat pronunciato da Maria al momento dell’Annunciazio­ne, il 25 marzo 1984 in piazza San Pietro, in unione spirituale con tutti i Vescovi del mondo, precedentemente «convocati», il Papa affida al Cuore Immacolato di Maria gli uomini e i popoli, con accenti che rievocano le ac­corate parole pronunciate nel 1981:

«E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo di-

rettamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli.

In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno.

“Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio”! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova!».

Poi il Papa continua con maggiore forza e concretezza di riferimenti, quasi commentando il Messaggio di Fatima nei suoi tristi avveramenti:

«Ecco, trovandoci, davanti a Te, Madre di Cristo, dinanzi al Tuo Cuore Immacolato, desideriamo, insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacra zione che, per amore nostro, il Figlio Tuo ha fatto di se stesso dl Padre: “Per loro — egli ha detto — io consacro me stesso, perché siano anch’essi consa­crati nella verità” (Gv 17,19). Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel suo Cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione.

La potenza di questa consacrazione dura per tutti i tempi ed abbraccia tutti gli uomini, i popoli e le nazioni, e supera ogni male, che lo spirito del­le tenebre è capace di ridestare nel cuore dell’uomo e nella sua storia e che, di fatto, ha ridestato nei nostri tempi.

Oh, quanto profondamente sentiamo il bisogno di consacrazione per I ‘u­manità e per il mondo: per il nostro mondo contemporaneo, in unione con Cristo stesso! L’opera redentrice di Cristo, infatti, deve essere partecipata dal mondo per mezzo della Chiesa.

Lo manifesta il presente Anno della Redenzione: il Giubileo straordina­rio di tutta la Chiesa.

Sii benedetta, in questo Anno Santo, sopra ogni creatura Tu, Serva del Signore, che nel modo più pieno obbedisti alla Divina chiamata!

Sii salutata Tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del Tuo Figlio!

Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! Illumina specialmente i popoli di cui Tu aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento Aiutaci a vivere nella verità della consacrazione di Cristo per l’intera famiglia umana del mondo contemporaneo.

AffidandoTi o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, Ti affidiamo anche la stessa consacrazione del mondo, mettendola nel Tuo Cuore materno.

Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla vita presente e sembra chiudere le vie verso il fu­turo!

Dalla fame e dalla guerra, liberaci!

Dalla guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!

Dai peccati contro la vita dell’uomo sin dai suoi albori, liberaci!

Dall’odio e dall’avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci!

Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazio­nale, liberaci!

Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci!

Dal tentativo di offuscare nei cuori umani la verità stessa di Dio, liberaci!

Dallo smarrimento della coscienza del bene e del male, liberaci!

Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci!

Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società!

Aiutaci con la potenza dello Spirito Santo a vincere ogni peccato: il peccato dell’uomo e il “peccato del mondo”, il peccato in ogni sua manifestazione.

Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza salvifica della Redenzione: potenza dell’Amore misericordioso! Che esso arresti il male! Trasformi le coscienze! Nel Tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza"!4

Suor Lucia confermò personalmente che tale atto solenne e universale di consacrazione corrispondeva a quanto voleva Nostra Signora ("Sim, està

•feita, tal como Nossa Senhora a pediu, desde o dia 25 de Março de 1984 »:

«Sì, è stata fatta, così come Nostra Signora l’aveva chiesto, il 25 marzo 1984»: lettera dell’8 novembre 1989). Ogni discussione perciò ed ogni ul­teriore petizione sono senza fondamento.

Nella documentazione che viene offerta si aggiungono ai manoscritti di Suor Lucia quattro altri testi: 1) la lettera del Santo Padre a Suor Lucia in da­ta 19aprile 2000; 2) una descrizione del colloquio avuto con Suor Lucia in data 27 aprile 2000; 3) la comunicazione letta per incarico del Santo Padre, a Fatima il 13 maggio c.a. da Sua Eminenza il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato; 4) il commento teologico di Sua Eminenza il Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Un’indicazione per l’interpretazione della terza parte del «segreto» era già stata offerta da Suor Lucia in una lettera al Santo Padre del 12 maggio 1982. In essa dice:

«La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora:

“Se no [la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII1917).

La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, ecc.

Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa de finale di questa profezia, vediamo che vi siamo in camminati a poco a po­co a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, ecc.

E non diciamo che è Dio che così ci castiga, al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».5 La decisione del Santo Padre Giovanni Paolo II di rendere pubblica la ter­za parte del «segreto» di Fatima chiude un tratto di storia, segnata da tragi­che  volontà umane di potenza e di iniquità, ma permeata dall’amore mise­ricordioso di Dio e dalla premurosa vigilanza della Madre di Gesù e della Chiesa.

Azione di Dio, Signore della storia, e corresponsabilità dell’uomo, nella sua drammatica e feconda libertà, sono i due perni sui quali si costruisce la storia dell’umanità.

La Madonna apparsa a Fatima ci richiama a questi valori dimenticati, a questo avvenire dell’uomo in Dio, di cui siamo parte attiva e responsabile.

 

Tarcisio BERTONE, SDB

Arcivescovo emerito di Vercelli

Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede

 

­1 Dal diario di Giovanni XXIII, 17 agosto 1959: «Udienze: P. Philippe, Commissario del SO, che mi reca la lettera contenente la terza parte dei segreti di Fatima. Mi riservo di leggerla col mio Confessore».

Lunedì   17   AGOSTO    1959

S. Rinaldo  229-136                                                              

  2  E da ricordare il commento che il Santo Padre fece nell ‘Udienza Generale del 14ottobre su «L’evento di maggio: grande prova divina», in Insegnamenti di Giovanni Paolo Il, IV, 2, Città del Vaticano 1981,409-412.

Radiomessaggio durante il Rito di Santa Maria Maggiore. Venerazione, ringraziamento, affidamento alla Vergine Maria Theotokos, in Insegnamenti di Giovanni Paolo 11, IV, 1, Città del Vaticano 1981, 1246.

  3 E da ricordare il commento che il Santo Padre fece nell ‘Udienza Generale del 14ottobre su «L’evento di maggio: grande prova divina», in Insegnamenti di Giovanni Paolo Il, IV, 2, Città del Vaticano 1981,409-412.

Radiomessaggio durante il Rito di Santa Maria Maggiore. Venerazione, ringraziamento, affidamento alla Vergine Maria Theotokos, in Insegnamenti di Giovanni Paolo 11, IV, 1, Città del Vaticano 1981, 1246.

  4 Nella Giornata Giubilare delle Famiglie il Papa affida alla Madonna gli uomini e le nazio­ni, in Insegnamenti di Giovanni Paolo Il. VII, I. Città del Vaticano 1984, 775-777  

 
 

IL " SEGRETO" DI FATIMA

PRIMA E SECONDA PARTE DEL «SEGRETO» NELLA REDAZIONE FATTANE DA SUOR LUCIA

NELLA «TERZA MEMORIA» DEL 31 AGOSTO 1941,

DESTINATA AL VESCOVO DI LEIRIA-FATJMA  

(testo originale)  

 

(traduzione)6

  Dovrò, perciò parlare un po’ del segreto e rispondere al primo punto interrogativo.

Cos’è il segreto? Mi pare di poterlo dire, perché dal Cielo ne ho già il per­messo. I rappresentanti di Dio in terra mi hanno pure autorizzata, varie volte in varie lettere, una delle quali credo sia conservata dall’Ecc. V. Rev.ma, quella del P. Giuseppe Bernardo Gonçalves, nella quale mi ordina di scrivere al Santo Padre. Uno dei punti che mi indica, è la rivelazione del segreto. Qualcosa ho detto, ma per non allungare troppo quello scritto, che doveva essere breve, mi limitai all’indispensabile lasciando a Dio l’opportunità d’un momento più favorevole.

Ho già esposto nel secondo scritto, il dubbio che mi tormentò dal 13 giugno al 13 luglio, e che in quest’apparizione svanì.

Bene. Il segreto consta di tre cose distinte, due delle quali sto per rivelare.

La prima, dunque, fu la visione dell’inferno. La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spa­vento e di terrore.

In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza:

— Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.7

  6 Nella «quarta memoria» deII’8 dicembre 1941 Suor Lucia scrive: «Comincio dunque il mio nuovo compito, e appagherò gli ordini di V. Ecc.za Rev.ma e i desideri del Dr. Galamba. Eccetto la parte del segreto che per adesso non mi è permesso rivelare, dirò tutto. Volontariamente, non la­scerò fuori niente. Ammetto che potrò dimenticarmi alcuni particolari di minima importanza».

7 Nella citata «quarta memoria» Suor Lucia aggiunge: «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede, ecc.».

TERZA PARTE DEL «SEGRETO»

(testo originale)  

 

(traduzione)8  

La terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria-Fatima.

Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie perso­ne secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

«J.M.J. Tuy-3- 1-1944».  

Nella traduzione si è rispettato il testo originale anche nelle imprecisioni di punteggiatura, che peraltro non impediscono la comprensione di quanto la veggente ha voluto dire.

Interpretazione del «segreto»  

LETTERA DI GIOVANNI PAOLO I I A SUOR LUCIA  

Reverenda Irma Maria Lùcia

Convento de Coimbra  

Na exultancia das festas pascais, apresento-lhe os votos de Cristo Ressuscitado aos discipulos: “A paz esteja contigo!”

  Terei a felicidade de poder encontrà-la no tao aguardado dia da beatificaçao de Francisco e Jacinta que, se Deus quiser, beatificarei no pr6ximo dia 13 de maio.

  Tendo em vista, porérn, que naquele dia nào haverà tempo para um col6quio, mas somente para urna breve saudaçao, encarreguei expressamente de vir falar consigo Sua Excel~ncja Monsenjìor Tarcisio Bertone, Secretàrio da Congrega9ào para a Doutrina da Fé. É a Congrega~io que colabora mais diretamente com o Papa para a defesa da verdadeira fé cat6lica, e que conservou,  como saberà, desde 1957, a Sua carta manuscrita conteiido a terceira parte do segredo revelado dia 13 de julho de 1917 na Cova da Iria, em Fàtima.

Monsenhor Bertone, acompanhado pelo Bispo de Leiria, Sua Excelencia Mònsenhor Serafim de Sousa Ferreira e Silva, vem em Meu nome fazer-lhe algumas perguntas sobre a interpretaçao da “terceira parte do segredo”.

  Reverenda Irmà Lùcia, pode falar abertamente e sinceramente a Monsenhor Bertone, que Me referirà diretamente as suas respostas.

  Peço ardentemente à Mae do Ressuscitado pela Reverenda Irma, pela Comunidade de Coimbra e por toda a Igreja.

Maria, Mie da humanidade peregrina, nos mantenha sempre estreitamente unidos a Jesus, Seu dilecto Filho e nosso Irmao, Senhor da vida e da gl6ria.

  Com urna especial Bençao Apostolica.

  Vaticano, 19 de Abril de 2000.

(traduzione)  

Reverenda Suor

Maria Lucia

Convento di Coimbra

  Nel tripudio delle feste pasquali Le porgo l’augurio di Gesù Risorto ai discepoli: «La pace sia con te!».

Sarò lieto di poterLa incontrare nell’atteso giorno della beatificazione di Francesco e Giacinta che, a Dio piacendo, proclamerò il 13 maggio p.v.

Siccome però in quel giorno non ci sarà il tempo per un colloquio, ma solo per un breve saluto, ho incaricato appositamente di venire a parlare con Lei Sua Eccellenza Monsignor Tarcisio Bertone, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. È la Congregazione che collabora più strettamente col Papa per la difesa della vera fede cattolica, e che ha con­servato, come Lei sa, dal 1957, la Sua lettera manoscritta contenente la ter­za parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria, Fatima.

Monsìgnor Bertone, accompagnato dal Vescovo di Leiria, Sua Eccellenza Monsignor Serafim de Sousa Ferreira e Silva, viene a mio nome per fare qualche domanda sull’interpretazione della «terza parte del segreto».

Reverenda Suor Maria Lucia, parli pure apertamente e sinceramente a Monsignor Bertone, che riferirà direttamente a me le Sue risposte.

Prego ardentemente la Madre del Risorto per Lei, per la Comunità di Coimbra e per tutta la Chiesa. Maria, Madre dell’Umanità pellegrina, ci ten­ga sempre stretti a Gesù, Suo Figlio diletto e nostro Fratello, Signore della vita e della gloria.

Con una speciale benedizione apostolica.

  Vaticano, 19 aprile 2000. GIOVANNI PAOLO II

 

COLLOQUIO AVUTO

CON SUOR MARIA LUCIA DE JESUS

E DO CORACAO IMACULADO

L’appuntamento di Suor Lucia con Sua Ecc.za Mons. Tarcisio Bertone, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricato dal Santo Padre, e Sua Ecc.za Mons. Serafim de Sousa Ferreira e Silva, Vesco­vo di Leiria-Fatima, è avvenuto giovedì 27 aprile u.s., nel Carmelo di Santa Teresa di Coimbra.

Suor Lucia era lucida e serena; era molto contenta dell’andata a Fatima del Santo Padre per la Beatificazione di Francesco e Giacinta, da lei tanto attesa.

11 Vescovo di Leiria-Fatima lesse la lettera autografa del Santo Padre che spiegava i motivi della visita. Suor Lucia se ne sentì onorata e la rilesse personalmente contemplandola nelle proprie mani. Si disse disposta a rispondere francamente a tutte le domande.

A questo punto Sua Ecc.za Mons. Tarcisio Bertone le presenta le due buste: quella esterna e quella con dentro la lettera contenente la terza parte del «segreto» di Fatima ed essa dice subito, toccandola con le dita: «è la mia carta», e poi leggendola: «è la mia scrittura».

Con l’aiuto del Vescovo di Leiria-Fatima, viene letto e interpretato il testo originale, che è in lingua portoghese. Suor Lucia condivide l’interpretazione secondo cui la terza parte del «segreto» consiste in una visione profetica, paragonabile a quelle della storia sacra. Essa ribadisce la sua convin­zione che la visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta del comunismo ateo contro la Chiesa e i cristiani, e descrive l’immane sofferenza delle vit­time della fede nel XX secolo.

Alla domanda: «Il personaggio principale della visione è il Papa?», Suor Lucia risponde subito di sì e ricorda che i tre pastorelli erano molto addolo­rati della sofferenza del Papa e Giacinta ripeteva: «Coitadinho do Santo Pa­dre, tenho multa pena dos pecadores!» (< Poverino il Santo Padre, ho mol­ta pena per i peccatori!»). Suor Lucia continua: «Noi non sapevamo il nome del Papa, la Signora non ci ha detto il nome del Papa, non sapevamo se era

Benedetto XV o Pio XIIo Paolo VIo Giovanni Paolo Il, però era il Papa che soffriva e faceva soffrire anche noi».

Quanto al passo concernente il Vescovo vestito di bianco, cioè il Santo Padre — come subito percepirono i pastorelli durante la «visione» — che è col­pito a morte e cade per terra, Suor Lucia condivide pienamente l’afferma­zione del Papa: «fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallotto­la e il Papa agonizzante si fermò sulla soglia della morte» (Giovanni Paolo LI, Meditazione dal Policlinico Gemelli ai Vescovi Italiani, 13 maggio 1994).

Poiché Suor Lucia, prima di consegnare all’allora Vescovo di Leiria-Fa­tima la busta sigillata contenente la terza parte del «segreto», aveva scritto sulla busta esterna che poteva essere aperta solo dopo il 1960, o dal Patriar­ca di Lisbona o dal Vescovo di Leiria, Sua Ecc.za Mons. Bertone le doman­da: «Perché la scadenza del 1960? È stata la Madonna ad indicare quella data?». Suor Lucia risponde: «Non è stata la Signora, ma sono stata io a mettere la data del 1960 perché secondo la mia intuizione, prima del 1960 non si sarebbe capito, si sarebbe capito solo dopo. Ora sì può capire meglio. lo ho scritto ciò che ho visto, non spetta a me l’interpretazione, ma al Papa».

Infine viene menzionato il manoscritto non pubblicato che Suor Lucia ha preparato come risposta a tante lettere di devoti della Madonna e di pelle­grini. L’opera reca il titolo «Os apelos da Mensagen de Fatima» e raccoglie pensieri e riflessioni che esprimono i suoi sentimenti e la sua limpida e sem­plice spiritualità, in chiave catechistica e parenetica. Le è stato chiesto se era contenta che fosse pubblicato, ed ha risposto: «Se il Santo Padre è d’accor­do, io sono contenta, altrimenti obbedisco a ciò che decide il Santo Padre». Suor Lucia desidera sottoporre il testo all’approvazione dell’Autorità ecclesiastica, e nutre la speranza di contribuire con il suo scritto a guidare gli uomini e le donne di buona volontà nel cammino che conduce a Dio, termi­ne ultimo di ogni umana attesa.

Il colloquio si conclude con uno scambio di rosari: a Suor Lucia viene consegnato quello donato dal Santo Padre, ed ella, a sua volta, consegna alcuni rosari da lei personalmente confezionati.

La benedizione impartita a nome del Santo Padre chiude l’incontro.

 

 

COMUNICAZIONE DI SUA EMINENZA

IL CARD. ANGELO SODANO

SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

  Al termine della solenne Con celebrazione Eucaristica presieduta da Giovanni Paolo il a Fatima, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha pronunciato in portoghese le parole che qui riportiamo nella traduzione  italiana.

Fratelli e sorelle nel Signore!

Al termine di questa solenne celebrazione, sento il dovere di porgere al nostro amato Santo Padre Giovanni Paolo Il gli auguri più cordiali di tutti i presenti per il Suo prossimo 800 compleanno; ringraziandolo per il Suo prezioso ministero pastorale per il bene di tutta la Santa Chiesa di Dio, formuliamo i voti più cordiali di tutta la Chiesa.

Nella solenne circostanza della Sua venuta a Fatima, il Sommo Pontefice mi ha incaricato di darvi un annuncio. Come è noto, scopo della Sua venuta a Fatima è stata la beatificazione dei due pastorinhos. Egli tuttavia vuole attribuire a questo Suo pellegrinaggio anche il valore di un rinnovato gesto di gratitudine verso la Madonna per la protezione a Lui accordata durante questi anni di pontificato. È una protezione che sembra toccare anche la co­siddetta terza parte del «segreto» di Fatima.

Tale testo costituisce una visione profetica paragonabile a quelle della Sacra Scrittura, che non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri, ma sintetizzano e condensano su un medesimo sfondo fatti che si distendono nel tempo in una successione e in una durata non precisate. Di conseguenza la chiave di lettura del testo non può che essere di carattere simbolico.

La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo.

Secondo l’interpretazione dei pastorinhos, interpretazione confermata

anche recentemente da Suor Lucia, il «Vescovo vestito di bianco» che prega per

tutti i fedeli è il Papa. Anch’Egli, camminando faticosamente verso la Croce tra i

cadaveri dei martirizzati (vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi laici)

cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco.

Dopo l’attentato del 13 maggio 1981, a Sua Santità apparve chiaro che era stata «una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola», permettendo al «Papa agonizzante» di fermarsi «sulla soglia della morte» (Gio­vanni Paolo Il, Meditazione con i Vescovi italiani dal Policlinico Gemelli, in:

Insegnamenti, voi. XVII/l, 1994, p. 1061). In occasione di un passaggio da Roma dell’allora Vescovo di Leiria-Fatima, il Papa decise di consegnargli la pallottola, che era rimasta nella jeep dopo l’attentato, perché fosse custodita nel Santuario. Per iniziativa del Vescovo essa fu poi incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima.

I successivi avvenimenti del 1989 hanno portato, sia in Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta del regime comunista che pro­pugnava l’ateismo. Anche per questo il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine Santissima. Tuttavia, in altre parti del mondo gli attacchi contro la Chiesa e i cristiani, con il peso di sofferenza che portano con sé, non sono purtroppo cessati. Anche se le vicende a cui fa riferimento la terza parte del «segreto» di Fatima sembrano ormai appartenere al passato, la chiamata della Madonna alla conversione e alla penitenza, pronunciata all’inizio del ventesimo secolo, conserva ancora oggi una sua stimolante attualità. «La Signora del messaggio sembra leggere con una singolare per­spicacia i segni dei tempi, i segni del nostro tempo... L’insistente invito di Maria Santissima alla penitenza non è che la manifestazione della sua sollecitudine materna per le sorti della famiglia umana, bisognosa di conver­sione e di perdono» (Giovanni Paolo 11, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato 1997, n. 1, in: Insegnamenti, voi. XIX/2, 1996, p. 561).

Per consentire ai fedeli di meglio recepire il messaggio della Vergine di Fatima, il Papa ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede il compito di rendere pubblica la terza parte del «segreto», dopo averne pre­parato un opportuno commento.

Fratelli e sorelle, ringraziamo la Madonna di Fatima della sua protezione. Alla sua materna intercessione affidiamo la Chiesa del Terzo Millennio.

Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genetrix! Intercede pro Ecclesia. Intercede pro Papa nostro Ioanne Paulo Il. Amen.

Fatima, 13 maggio 2000.

 

 

COMMENTO TEOLOGICO

Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo «segreto» di Fatima, che dopo lungo tempo per disposizione del Santo Padre viene qui pubblicato nella sua interezza, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato. Vediamo la Chiesa dei martiri del secolo ora trascorso rappresentata mediante una scena descritta con un linguaggio simbolico di difficile decifrazione. È questo ciò che la Madre del Signore voleva comunicare alla cristianità, all’umanità in un tempo di grandi problemi e angustie? Ci è di aiuto all’inizio del nuovo millennio? Ovvero sono forse solamente proiezioni del mondo interiore di bambini, cresciuti in un ambiente di profonda pietà, ma allo stesso tempo sconvolti dalle bufere che minacciavano il loro tempo? Come dobbiamo intendere la visione, che cosa pensarne?

 

Rivelazione pubblica e rivelazioni private - il  loro luogo teologico

Prima di intraprendere un tentativo di interpretazione, le cui linee essenziali si possono trovare nella comunicazione che il Cardinale Sodano ha pronunciato il 13 maggio di quest’anno alla fine della celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre a Fatima, sono necessarie alcune chiarificazioni di fondo circa il modo in cui, secondo la dottrina della Chiesa, devono essere compresi all’interno della vita di fede fenomeni come quel­lo di Fatima. L’insegnamento della Chiesa distingue fra la «rivelazione pubblica» e le «rivelazioni private». Fra le due realtà vi è una differenza non solo di grado ma di essenza. Il termine «rivelazione pubblica» designa l’azione rivelativa di Dio destinata a tutta quanta l’umanità, che ha trovato la sua espressione letteraria nelle due parti della Bibbia: l’Antico ed il Nuovo Testamento. Si chiama «rivelazione», perché in essa Dio si è dato a conoscere progressivamente agli uomini, fino al punto di divenire egli stesso uomo, per attirare a sé e a sé riunire tutto quanto il mondo per mez­zo del Figlio incarnato Gesù Cristo. Non si tratta quindi di comunicazio­ni intellettuali, ma di un processo vitale, nel quale Dio si avvicina all’uo­mo; in questo processo poi naturalmente si manifestano anche contenuti che interessano l’intelletto e la comprensione del mistero di Dio. il pro­cesso riguarda l’uomo tutto intero e così anche la ragione, ma non solo essa. Poiché Dio è uno solo, anche la storia, che egli vive con l’umanità, è unica, vale per tutti i tempi ed ha trovato il suo compimento con la vita, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. In Cristo Dio ha detto tutto, cioè se stesso, e pertanto la rivelazione si è conclusa con la realizzazione del mi­stero di Cristo, che ha trovato espressione nel Nuovo Testamento. Il Cate­chismo della Chiesa Cattolica cita, per spiegare questa definitività e com­pletezza della rivelazione, un testo di San Giovanni della Croce: «Dal mo­mento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva pa­rola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola... Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l’ha detto tutto nel suo Figlio... Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità» (CCC 65, S. Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo, Il, 22).

Il   fatto che l’unica rivelazione di Dio rivolta a tutti i popoli è conclusa con Cristo e con la testimonianza a lui resa nei libri del Nuovo Testamen­to, vincola la Chiesa all’evento unico della storia sacra e alla parola della Bibbia, che garantisce e interpreta questo evento, ma non significa che la Chiesa ora potrebbe guardare solo al passato e sarebbe così condannata ad una sterile ripetizione. Il CCC dice al riguardo: <... anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli» (n. 66). 1 due aspetti del vincolo con l’unicità dell’evento e del progresso nel­la sua comprensione sono molto bene illustrati nei discorsi d’addio del Si­gnore, quando egli congedandosi dice ai discepoli: (<Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando pe­rò verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé... Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annun­zierà» (Gv 16,12-14). Da una parte, lo Spirito fa da guida e così dischiude una conoscenza, per portare il peso della quale prima mancava il presupposto — è questa l’ampiezza e la profondità mai conclusa della fede cristia­na. Dall’altra parte, questo guidare è un «prendere» dal tesoro di Gesù Cri­sto stesso, la cui profondità inesauribile si manifesta in questa conduzione ad opera dello Spirito. Il Catechismo cita al riguardo una profonda parola di Papa Gregorio Magno: «Le parole divine crescono insieme con chi le legge» (CCC 94, 5. Gregorio, in E: 1, 7, 8). Il Concilio Vaticano lI indica tre vie essenziali, in cui si realizza la guida dello Spirito Santo nella Chiesa e quindi la <(crescita della Parola »: essa si compie per mezzo della meditazione e dello studio dei fedeli, per mezzo della profonda intelligenza, che deriva dall’esperienza spirituale, e per mezzo della predicazione di co­loro «i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma cer­to di verità» (Dei Verhum, 8). In questo contesto diviene ora possibile intendere correttamente il con­cetto di «rivelazione privata», che si riferisce a tutte le visioni e rivelazioni che si verificano dopo la conclusione del Nuovo Testamento; quindi è la categoria, all’interno della quale dobbiamo collocare il messaggio di Fatima. Ascoltiamo ancora al riguardo innanzitutto il CCC: «Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state rico­nosciute dall’autorità della Chiesa... Il loro ruolo non è quello... di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica» (n. 67). Vengono chiarite due cose:

1.   L’autorità delle rivelazioni private è essenzialmente diversa dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti per mez­zo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa Dio stesso parla a noi. La fede in Dio e nella sua Parola si distingue da ogni altra fede, fiducia, opinione umana. La certezza che Dio parla mi dà la sicurezza che incontro la verità stessa e così una certezza, che non può verificarsi in nessuna forma umana di conoscenza. E la certezza sulla quale edifico la mia vita e alla quale mi affido morendo.

2.                   La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché mi rimanda all’unica rivelazione pubblica. Il Car­dinale Prospero Lambertini, futuro Papa Benedetto XIV, dice al riguardo nel suo trattato classico, divenuto poi normativo sulle beatificazioni e cano­nizzazioni: «Un assentimento di fede cattolica non è dovuto a rivelazioni approvate in tal modo; non è neppure possibile. Queste rivelazioni domandano piuttosto un assentimento di fede umana conforme alle regole della prudenza, che ce le presenta come probabili e piamente credibili». Il teologo fiammingo E. Dhanis, eminente conoscitore di questa materia, afferma sinteticamente che l’approvazione ecclesiale di una rivelazione privata con­tiene tre elementi: il messaggio relativo non contiene nulla che contrasta la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione (E. Dhanis, Sguardo su Fatima e bilancio di una discussione, in: La Civiltà Cattolica 104, 1953 Il, 392-406, in particolare 397). Un tale messaggio può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare. E un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso.

3.                   Il   criterio per la verità ed il valore di una rivelazione privata è pertanto il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da lui, quan­do essa si rende autonoma o addirittura si fa passare come un altro e mi­gliore disegno di salvezza, più importante del Vangelo, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. Ciò non esclude che una rivelazione privata ponga nuovi accenti, faccia emergere nuove forme di pietà o ne approfondisca e ne estenda di antiche. Ma in tutto questo deve comunque trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza. Possiamo aggiungere che le rivelazioni private sovente provengono innanzitutto dalla pietà popolare e su di essa si riflettono, le danno nuovi impulsi e dischiudono per essa nuove forme. Ciò non esclude che esse abbiano effetti anche nella stessa liturgia, come ad esempio mostrano le feste del Corpus Domini e del Sacro Cuore di Gesù. Da un certo punto di vista nella relazione fra liturgia e pietà popolare si de­linea la relazione fra Rivelazione e rivelazioni private: la liturgia è il criterio, essa è la forma vitale della Chiesa nel suo insieme nutrita direttamente dal Vangelo. La religiosità popolare significa che la fede mette radici nel cuore dei singoli popoli, così che essa viene introdotta nel mondo della quotidianità. La religiosità popolare è la prima e fondamentale forma di "inculturazione" della fede, che si deve continuamente lasciare orientare e guidare dalle indicazioni della liturgia, ma che a sua volta feconda la fede a partire dal cuore.

Siamo così già passati dalle precisazioni piuttosto negative, che erano innanzitutto necessarie, alla determinazione positiva delle rivelazioni private: come si possono classificare in modo corretto a partire dalla Scrittura? Qual è la loro categoria teologica? La più antica lettera di San Paolo che ci è stata conservata, forse il più antico scritto in assoluto del Nuovo Testamento, la prima lettera ai Tessalonicesi, mi sembra offrire un’indicazione.

L’apostolo qui dice: "Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (5,19-21). In ogni tempo è dato alla Chiesa il carisma della profezia, che deve essere esaminato, ma che anche non può essere disprezzato. Al riguardo occorre tener presente che la profezia nel senso della Bibbia non significa predire il futuro, ma spiegare la volontà di Dio per il presente e quindi mostrare la retta via verso il futuro. Colui che predice l’avvenire viene incontro alla curiosità della ragione, che desidera squarciare il velo del futuro; il profeta viene incontro alla cecità della volontà e del pensiero e chiarisce la volontà di Dio come esigenza ed indicazione per il presente. L’importanza della predizione del futuro in questo caso è secondaria. Essenziale è l’attualizzazione dell’unica rivelazione, che mi riguarda profondamente: la parola profetica è avvertimento o anche consolazione o entrambi insieme. In questo senso si può collegare il carisma della profezia con la categoria dei «segni del tempo», che è stata rimessa in luce dal Vaticano Il: «~.. Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?» (Le 12,56). Per «segni del tempo» in questa parola di Gesù si deve intendere il suo proprio cammino, egli stesso. Interpretare i segni del tempo alla luce della fede significa rico­noscere la presenza di Cristo in ogni tempo. Nelle rivelazioni private riconosciute dalla Chiesa — quindi anche in Fatima — si tratta di questo: aiutarci a comprendere i segni del tempo ed a trovare per essi la giusta risposta nella fede.

 

La struttura antropologica delle rivelazioni private

Dopo che con queste riflessioni abbiamo cercato di determinare il luogo teologico delle rivelazioni private, prima di impegnarci in un’interpretazione del messaggio di Fatima, dobbiamo ancora brevemente cercare di chiarire un poco il loro carattere antropologico (psicologico). L’antropologia teologica distingue in questo ambito tre forme di percezione o «visione»: la visione con i sensi, quindi la percezione esterna corporea, la percezione interiore e la visione spirituale (visio sensibilis - imaginativa - intellectualis). È chiaro che nelle visioni di Lourdes, Fatima, ecc., non si tratta della normale percezione esterna dei sensi: le immagini e le figure, che vengono vedute, non si trovano esteriormente nello spazio, come vi Si trovano ad esempio un albero o una casa. Ciò è del tutto evidente, ad esempio, per quanto riguarda la visione dell’inferno (descritta nella prima parte del «segreto» di Fatima) o anche la visione descritta nella terza parte del «segreto», ma si può dimostrare molto facilmente anche per le altre visioni, soprattutto perché non tutti i presenti le vedevano, ma di fatto solo i «veggenti». Così pure è evidente che non si tratta dì una "‘visione» intellettuale senza immagini, come essa si trova negli alti gradi della mistica. Quindi si tratta della categoria di mezzo, la percezione interiore, che certamente ha per il veggente una forza di presenza, che per lui equivale alla manifestazione esterna sensibile. Vedere interiormente non significa che si tratta di fantasia, che sareb­be solo un’espressione dell’immaginazione soggettiva. Piuttosto significa che l’anima viene sfiorata dal tocco di qualcosa di reale anche se sovrasensibile e viene resa capace di vedere il non sensibile, il non visibile ai sensi — una visione con i «sensi interni». Si tratta di veri «oggetti», che toccano l’anima, sebbene essi non appartengano al nostro abituale mondo sensibile. Per questo si esige una vigilanza interiore del cuore, che per lo più non c’è a motivo della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e pensieri che riempiono l’anima. La persona viene condotta al di là della pura esteriorità e dimensioni più profonde della realtà la toccano, le si rendono visibili. Forse si può così comprendere perché proprio i bambini siano i destinatari preferiti ditali apparizioni: l’anima è ancora poco alterata, la sua capacità interiore di percezione è ancora poco deteriorata. «Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai ricevuto lode», risponde Gesù con una frase del Salmo 8 (v. 3) alla critica dei Sommi Sacerdoti e degli anziani, che trovavano inopportuno il grido di osanna dei bambini (Mt 21,16).   La «visione interiore» non è fantasia, ma una vera e propria maniera di verificare, abbiamo detto. Ma comporta anche limitazioni. Già nella visione esteriore è sempre coinvolto anche il fattore soggettivo: non vediamo l’oggetto puro, ma esso giunge a noi attraverso il filtro dei nostri sensi, che devono compiere un processo di traduzione. Ciò è ancora più evidente nella visione interiore, soprattutto allorché si tratta di realtà che oltrepassano in se stesse il nostro orizzonte. Il soggetto, il veggente, è coinvolto in modo ancora più forte. Egli vede con le sue possibilità concrete, con le modalità a lui accessibili di rappresentazione e di conoscenza. Nella visione interiore si tratta in modo ancora più ampio che in quella esteriore di un processo di traduzione, così che il soggetto è essenzialmente compartecipe del formarsi, come immagine, di ciò che appare. L’immagine può arrivare solo secondo le sue misure e le sue possibilità. Tali v