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I. GIORNO GRANDE E SACRO
1.Nell’attuale sforzo di rinnovamento liturgico e
pastorale voluto dal Concilio Vaticano Il e promosso con impegno durante tutti
questi anni dalla Conferenza Episcopale Italiana, particolare attenzione ha
meritato la domenica, considerata nell’economia del mistero liturgico e di
tutta l’attività pastorale della Chiesa. «Giorno del Signore»
e «signore dei giorni» (come lo definisce un sermone del sec. V),1 la
domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che «trae origine
dallo stesso giorno della risurrezione»,2 celebra
attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza
per l’uomo. «Festa primordiale»3 della
comunità cristiana, pasqua settimanale, sintesi mirabile e viva di tutto il
mistero della salvezza, dalla prima venuta del Cristo all’attesa del suo
ritorno, la domenica ha costituito, con il suo ritmo settimanale, il nucleo
primitivo della celebrazione del mistero di Cristo nella successione dei diversi
tempi e dell’intero anno liturgico.
Il giorno che il Signore ha fatto
2.Se la domenica è detta giustamente «giorno del
Signore» (dies Domini), ciò non è innanzitutto perché essa è il giorno
che l’uomo dedica al culto del suo Signore, ma perché essa è il dono
prezioso che Dio fa al suo popolo: «Questo è il giorno fatto dal Signore:
rallegriamoci ed esultiamo» (Salmo lii, 24). «Tutto ciò che Dio ha creato
di più grande e di più sacro», ricordava Leone Magno, «è stato da lui
compiuto nella dignità di questo giorno»: l’inizio della creazione, la
risurrezione del Figlio suo, l’effusione dello Spirito Santo, ebbero
ugualmente luogo in questo giorno. Per questo, nessun altro giorno è
altrettanto sacro per il cristiano quanto la domenica.
Un segno di fedeltà
3. La celebrazione della domenica è per la Chiesa un
segno di fedeltà al suo Signore. Sempre, attraverso i secoli, il popolo
cristiano ha circondato di speciale riverenza e ha vissuto
in intima profonda letizia questo sacro giorno. La Chiesa, infatti, lo ha
ricevuto, non lo ha creato:esso è per lei un dono: può goderne, ma non può
né manipolano né cambiarne il ritmo, o il senso, o la struttura; esso infatti
appartiene a Cristo e al suo mistero.Alla Chiesa non resta che impegnarsi in uno
sforzo d’intelligenza e d’amore, che la conduca a penetrarne sempre più
profondamente il senso, la fecondità e il valore, per rendere a sua volta il
giorno del Signore sempre più trasparente e persuasivo per l’uomo a cui lo
deve annunciare.
L’impronta dello Spirito
4. Sorretta e animata dallo Spirito, la Chiesa,
attraverso i secoli, ha conferito alla domenica una fisionomia assai viva e ben
caratterizzata: giorno dell’Eucaristia e della preghiera, giorno della
comunità e della famiglia, giorno del riposo e della festa, giorno della
libertà dalle cure e dalle fatiche quotidiane (specie per i più poveri, i
servi, gli schiavi) nell’anticipazione della libertà ultima e definitiva
dalla servitù e dal bisogno. In questo modo la domenica cristiana ha ricuperato
e fatto propri anche alcuni dei caratteri del sabato ebraico. Inoltre, essa è
divenuta il giorno in cui dedicarsi più largamente alle opere di carità e all’insegnamento
religioso.
5. Ma in questo nostro tempo, specialmente nelle
società fortemente industrializzate e ad elevato benessere, nuove condizioni
e nuove abitudini di vita stanno esponendo la domenica a un processo di profonda
trasformazione. Questo fenomeno di natura prevalentemente socio-culturale merita
la massima considerazione da parte nostra. Esso infatti comporta acquisizioni e
vantaggi largamente positivi per l’uomo, e tutto ciò che concorre a una vera
crescita umana merita la sincera stima della Chiesa. Tuttavia ciò
può comportare anche pericoli non indifferenti, sia per l’uomo sia per il
cristiano, e un certo sfaldamento della comunità familiare e di quella
religiosa ne è un chiaro esempio. In questa situazione è possibile che il
giorno della festa perda il suo significato cristiano originario per risolversi
in un giorno di puro riposo o di evasione, nel quale l’uomo, vestito a festa
ma incapace di fare festa, finisce con il chiudersi in un orizzonte tanto
ristretto che non gli consente più di vedere il cielo.
Un sostegno alla riflessione
6.Consapevoli di questo pericolo e pastoralmente
solleciti della fede e della vita cristiana del popolo a noi affidato dal
«pastore supremo» (cf 1 Pt 5, 4), abbiamo già richiamato brevemente tutto
questo in un capitolo del nostro recente documento Eucaristia, comunione e
comunità) Ora, però, sentiamo l’urgenza di ritornare più diffusamente e
più analiticamente sui problemi che l’evoluzione oggi in atto nella nostra
società e nelle nostre comunità cristiane comporta. Ci sorregge e ci guida la
speranza di poter offrire con queste pagine un sostegno alla riflessione dei
pastori e dei fedeli, e un chiaro orientamento pastorale per la vita liturgica e
per la spiritualità della Chiesa in Italia.
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II. LA DOMENICA DEL MISTERO Dl CRISTO E DELLA
CHIESA
7.«Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore!».
Con questa bella testimonianza sulle labbra, i 49 martiri di Abitène con a capo il prete
Saturnino affrontarono gioiosamente la morte piuttosto che rinunciare a celebrare il
giorno del Signore:» il ((giorno nuovo», il primo della nuova creazione inaugurata dalla
risurrezione di Cristo, nella quale il tempo mondano (chrònos) si fa tempo della grazia
(kairòs). Quel giorno era la domenica.
Il «giorno del
Signore»
8.
Già da molto tempo i cristiani avevano abbandonato il sabato come giorno da
dedicare a Dio nel riposo e nel culto, e Io avevano sostituito con il primo giorno dopo il
sabato (una sabbatorum), il primo della settimana: perché vero giorno del Signore ormai
non sarà più quello in cui Dio si riposa dalle sue opere, ma quello in cui egli agisce
per la vita e per la salvezza delluomo. «Osserva il giorno di sabato per
santificarlo». suona il comandamento dellAntica Alleanza (Dt 5, 12). La Chiesa,
comunità dei credenti in Cristo, depositaria della Nuova Alleanza nel suo sangue
(cf Le
22, 20; 1 Cor 11, 25). prese invece a celebrarne il ricordo nello stesso giorno in cui il
Signore è risorto ed è apparso ai discepoli e ha spezzato il pane per due di loro, a
Emmaus (cf Lc 24, 30). Egli stesso, infatti, aveva come suggerito e consacrato il ritmo
settimanale del giorno da dedicare al suo ricordo, apparendo di nuovo, otto giorni dopo,
agli Undici riuniti nello stesso luogo (ci Gv 20, 26). Da allora il cristiano non
potrebbe più vivere senza celebrare quel giorno e quel mistero. Prima di essere una
questione di precetto, è una questione di identità. Il cristiano ha bisogno della
domenica. Dal precetto si può anche evadere, dal bisogno no.
Il «giorno
della Chiesa»
9. Chiesa
vuoi dire assemblea; la Chiesa vive e si realizza innanzitutto quando si raccoglie in
assemblea convocata dal Risorto »là mi vedranno», cf Mt 28, 10) e riunita nel suo
Spirito. Il «dies dominicus» è anche il «dies Ecclesiae», il giorno della Chiesa.
Una comunità riunita nella lede e nella carità è il primo sacramento della presenza del
Signore in mezzo ai suoi: nel segno umile, ma vero, del convenire in unum cf 1 Cor 11,
20), nel ritrovarsi dei molti nellunità di «un cuore solo e un anima sola » (cI
Atti 4, 52), si manifesta lunità di quel corpo misterioso di Cristo che è la
Chiesa. Lassemblea cristiana, sacramento della presenza di Cristo nel mondo, deve
saper esprimere un se stessa la verità dei suo «segno»: nellamabilità
dellaccoglienza che sa fare unità fra tutti i presenti; nellintensità
della preghiera che sa aprire alla comunione con tutti i fratelli nella fede, anche
lontani; nella generosità della carità che sa farsi carico delle necessità di
tutti i poveri e dei bisognosi, il cui grido la raggiunge da ogni parte della terra;
nella varietà (lei
ministeri, infine, che sa esprimere tutta la ricchezza dei doni che lo Spirito effonde
nella sua Chiesa e i diversi compiti che la comunità affida ai suoi membri.
Una sola mensa per tutti
10. Nella sua forma più piena e più perfetta,
lassemblea si realizza quando è radunata attorno al suo Vescovo, o a coloro che,
a lui associati con lOrdine sacro nello stesso sacerdozio ministeriale,
legittimamente lo rappresentano nelle singole porzioni del suo gregge, le parrocchie.
Questa pienezza è tale da accogliere e assumere in sé ogni dono e ogni ministero
particolare. Il gruppo, o il movimento, da soli, non sono lassemblea; essi stessi
sono parte dellassemblea dominicale, così come sono parte della Chiesa. Per
tutti vale la raccomandazione della Chiesa antica a «non diminuire la Chiesa e a non
ridurre di un membro il Corpo di Cristo con la propria assenza». E il Corpo del Signore
non è impoverito solo da chi non va affatto allassemblea, ma anche da coloro che,
rifuggendo dalla mensa comune, aspirano a sedersi a una mensa privilegiata e più ricca:
non sembrano intatti somigliare a quei cristiani di Corinto che rifiutavano di mettere un
comune il loro ricco pasto con i pio poveri (cf I Cor 11,21).Se lEucaristia è
condivisione (espressa nel gesto dello spezzare il pane) sullesempio di Colui che
non ha risparmiato nulla di sé, allora chi più ha ricevuto, pio sia disposto a donare,
anche quando donare potrà sembrare perdere.
Il «giorno
dellEucaristia»
Il. Fin
dalla sua prima origine, la Chiesa solennizzò il giorno del Signore con la celebrazione
della «frazione dei Pane» (ef Atti 20, 77 con la proclamazione della Parola di Dio (ci
Atti 20,11)) e con opere di carità e di assistenza (ci I Cor 16, 2)) Lesempio
laveva dato il Maestro. Nello steSSO giorno della sua risurrezione, egli aveva
spezzato il pane per i discepoli di Emmaus, dopo che con la sua presenza e la sua parola
li aveva confortati lungo il cammino, spiegando loro tutto ciò che nelle Scritture si
riferiva lui (cI Lc 24, 27). Da allora la Chiesa ha sempre santificato il giorno del
Signore con la celebrazione del memoriale del suo sacrificio nel quale la proclamazione
della Parola, la frazione del pane e la diaconia della carità sono intimamente uniti. In
questo modo essa perpetua la presenza del Risorto nel suo triplice dono: la Parola, il
Sacramento, il Servizio. Nella Chiesa primitiva questi tre aspetti erano sempre
strettamente congiunti. Non è stato un guadagno per la prassi successiva laver
ridotto tutto al solo momento rituale, al Sacramento.
12.
lutto ciò appare sempre più chiaro alla coscienza cristiana; se la domenica è il
giorno dellEucaristia, ciò non è solo perché è il giorno in cui si partecipa
alla Messa, quanto piuttosto perché in quel giorno, più che in qualunque altro, il
cristiano cerca (li fare della sua vita un dono, un sacrificio spirituale gradito a Dio, a
imitazione di colui che nel suo sacrificio ha fatto della propria vita un dono al Padre e
ai Fratelli. Parola che annuncia e ripropone questo dono di sé, sacramento che lo
comunica significandolo nella frazione del Pane come gesto della condivisione,
disponibilità al servizio che nasce direttamente dalla stessa carità di Cristo: questa
è la vita eucaristicamente vissuta. A tutto questo dovrà mirare la pastorale e la
celebrazione dellEucaristia domenicale. Accontentarsi di garantire a tutti, in
qualunque modo e a qualunque prezzo, la semplice soddisfazione del precetto festivo
sarebbe ben povera cosa. Il precetto sarà accolto
con sicurezza, se innanzitutto sarà compreso il significato reale e complessivo
dellEucaristia domenicale.
Il «giorno
della missione»
13.
LEucaristia non è solo un rito, ma anche una scuola di vita. Essa non può
esaurirsi entro le mura del tempio, ma tende necessariamente a varcarle per diventare
impegno di testimonianza e servizio di carità. Quando lassemblea si scioglie e si
è rinviati alla vita, e tutta la vita che deve diventare dono di sé. E' anche questo
un significato del comandamento del Signore: « Fate questo in memoria di me». Ogni
cristiano che abbia compreso il senso di ciò cui ha partecipato. su sentirà debitore
verso ogni fratello di ciò che ha ricevuto. « Andate ad annunziare ai miei fratelli»
(Mt 28. 10): la chiamata diventa missione, il dono diventa responsabilità, e chiede di
essere condiviso. I due discepoli di Emmaus, lasciato il villaggio, tornarono a
Gerusalemme per annunciare lietamente ai fratelli che avevano visto il Signore (ci Le 24,
33-35). Attraverso la gioia di coloro clic hanno risposto alla chiamata, è il Risorto
che vuole raggiungere ogni altro fratello, ogni uomo: coloro che non hanno potuto
rispondere, che non hanno voluto rispondere, che non hanno neppure sentito la chiamata.
Nel rispetto dovuto alla libertà di ciascuno, il cristiano non può rimanere indifferente
di fronte alla lontananza o alla latitanza di tanti suoi fratelli. Ognuno ne è
responsabile per la sua parte.
Il «giorno
della carità»
14. La propria
testimonianza di fede nel Signore Risorto e la propria missione si esprimono in modo
privilegiato con il servizio nella carità. Se frutto dellEucaristia è la
conformazione al Cristo, lattenzione ai più infelici, ai poveri, ai malati, a chi
è nella solitudine, sarà certo uno dei segni più trasparenti della sua efficacia. Una
visita, un dono, una telefonata, ma anche un impegno più serio e perseverante là dove
cè bisogno, possono portare luce in una giornata altrimenti triste e grigia.
Particolare valore va riconosciuto, in questa prospettiva, al servizio dei ministri
straordinari della Comunione, attraverso i quali lEucaristia domenicale giunge a
coloro che, impediti per letà, per la malattia o altro, rimarrebbero altrimenti
privi del suo conforto e del vincolo che li unisce alla comunità. Ugualmente preziose le
offerte per le necessità della comunità, del culto e dei poveri. Lassoluta
trasparenza della loro destinazione e utilizzazione favorirà certamente questa forma di
condivisione che già S. Paolo raccomandava (cf 2 Cor 8, 14) e Giustino testimoniava
nel lI secolo.
Il «giorno
della festa»
15. Ogni
festa nasce dalla concorrenza di due fattori: un evento importante da vivere e il bisogno
di ritrovarsi per celebrano gioiosamente insieme. Tale è anche la domenica del
cristiano. Essa infatti trae origine dalla Risurrezione, evento tanto decisivo da
meritare dessere commemorato e celebrato ogni settimana. Per sua natura, e per
espressa volontà di Cristo, tale evento non può che essere vissuto
comunitariamente.
Astenersi dal lavoro e dalla fatica, deporre la tristezza delle cure quotidiane, oltre che
costituire la condizione indispensabile per partecipare alla festa comune, diventa
affermazione del trionfo della vita, del primato della gioia: «Il giorno di domenica
siate sempre lieti, perché colui che si rattrista in giorno di domenica fa peccato.
16. In
questa prospettiva il riposo domenicale e festivo acquista una dimensione non solo reale,
ma anche ed essenzialmente simbolica e profetica. Il riposo cristiano afferma la
superiorità delluomo sullambiente che lo circonda: egli riconosce come suo il
mondo in cui è chiamato a vivere, ma progetta e anticipa il mondo nuovo e una liberazione
definitiva e totale dalla servitù dei bisogni. La nostalgia dellEden e
limpazienza per «la libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21) sono
ugualmente significati in quel riposo.
17. Questo
giorno, così pieno di divino e dumano, illuminerà poi di sé tutti gli altri
giorni. Ritroveranno la giusta dimensione le cure quotidiane che altrimenti ci travolgono
sotto il loro peso. Le cose per le quali ci affanniamo e che a volte finiscono col
dominarci, ritroveranno la giusta misura. Le persone che ci vivono accanto avranno il
loro vero volto, dopo che le avremo incontrate «alla festa», e avremo imparato a
guardarle come fratelli e sorelle e «compagni»: termine eucaristico come pochi anche
questultimo (cum e panis), perché lEucaristia è precisamente condivisione
dello stesso pane. Locchio rinnovato del cristiano vedrà tutto sotto una nuova
luce, la luce del Risorto: la contemplazione libera dalla schiavitù delle cose,
lamore si sostituisce al calcolo, il dono allinteresse
La «festa» in un mondo secolarizzato
18. lI
carattere festivo della domenica è certo quello più immediatamente percepito e più
universalmente condiviso dalla cultura contemporanea. Ma la domenica delluomo
secolarizzato non è la stessa del cristiano. Luomo secolarizzato vive la sua
domenica soprattutto come giorno di riposo dal lavoro e la sua festa spesso si riduce al
semplice sentirsi liberato dal peso e dai fastidi della fatica quotidiana; un giorno di
vacanza che è quasi solo evasione. La cultura contemporanea secolarizzata, infatti, ha
svuotato la domenica del suo significato religioso originario e tende a sostituirlo sia
con la fuga nel privato sia con nuovi riti di massa: lo sport, la sagra, la discoteca, il
turismo... Linguisticamente si è passati dal «giorno del Signore» al «week-end», dal
«primo giorno della settimana» al «fine settimana».
19. Fattori
importanti e oggettivi hanno contribuito a tale evoluzione: i] passaggio da una cultura
prevalentemente rurale a una di tipo urbano e industriale con forte concentrazione della
popolazione nelle aree urbane; i ritmi di lavoro sempre più incalzanti (specialmente nel
settore dei servizi), lorganizzazione sempre più serrata del tempo libero, sempre
più ampio; la maggiore mobilità delle persone (migrazione interna, facilità di
viaggiare, seconda macchina, seconda casa...); le nuove possibilità di praticare sports
diversi; la promozione delle attività culturali, politiche, sportive, che con
lattuale calendario scolastico e aziendale finiscono per concentrarsi quasi
necessariamente nella domenica. Nessuna di queste nuove realtà è di per sé stessa
cattiva o illegittima, ma non si può negare che da tutto questo può derivare il pericolo
della perdita della dimensione religiosa della vita e del tempo. Il giorno del Signore
potrebbe ridursi così a semplice giorno delluomo. Si apre al proposito uno dei
più importanti impegni di un rinnovamento pastorale che deve saper cogliere gli aspetti
positivi del nuovo modo di vivere la domenica, per valorizzarli e per consentire che i
cristiani possano sempre celebrare degnamente il giorno del Signore ed esserne chiari
testimoni.
L«ottavo giorno» (dies octavus)
20. Per
la nostra cultura la domenica è anche il settimo giorno. Ma nel suo preciso significato
cristiano la domenica è innanzitutto il primo della settimana, luna
sabbatorum; il
giorno in cui Dio riprende la sua opera creatrice. Anche il giorno del riposo,
pregustazione e pegno del riposo vero, ultimo, eterno; il giorno che non avrà mai fine,
oltre il quale non ci sarà altro giorno: lottavo. lultimo, il definitivo.
Il giorno in cui il lavoro cede definitivamente il posto
alla contemplazione, il pianto alla gioia, la lotta alla pace. Non alibi alla pigrizia, ma
progetto e speranza per dare senso e coraggio allimpegno di anticipare già
alloggi ciò che viene contemplato e sperato come futuro. Certo, il cristiano non
è un ingenuo. Non si illude di poter rendere la terra un Paradiso. Il cristiano non
sogna, agisce. E mentre contempla un ideale che sa irrealizzabile nel presente. si adopera
nondimeno perché la realtà somigli sempre più a quellideale. Ma lascia a un altro
giorno la sorte dintrodurlo in quel mondo, in quella vita per tanto tempo
contemplata, preparata, attesa
La domenica nellanno liturgico
21. La
domenica non è solo un giorno della settimana, è anche un giorno nel più grande ritmo
annuale. Piccola «Pasqua settimanale», nucleo primitivo e originario di ogni
successivo sviluppo della pratica cultuale e liturgica, la domenica vive e respira del
mistero di Cristo che culmina nella grande domenica della Pasqua annuale. Nello svolgersi
tranquillo del ritmo settimanale che, di domenica in domenica, con una pedagogia
proporzionata alla natura delluomo, fa rivisitare e rivivere il mistero di Cristo
nei diversi aspetti perché diventi integrale nutrimento per il cristiano, il Triduo
pasquale emerge come momento culminante di tutto lanno liturgico. Intorno ad esso,
come un unico mistero, sono i «cinquanta giorni» della Pasqua fino a Pentecoste, «come
un sol giorno», e i «quaranta giorni» della Quaresima, a preparazione. In relazione a
questo nucleo iniziale e primordiale del culto cristiano si colloca il Natale con il suo
ciclo, strutturato a imitazione di quello pasquale: un tempo di Natale e un tempo di
preparazione, lAvvento. Intorno a questi tempi ruota e si impernia tutta la
struttura dellanno liturgico e progredisce e cresce nel suo cammino di fede la vita
del popolo cristiano. E durante tutto lanno, secondo criteri non sempre omogenei (e
che dunque esigono finezza dinterpretazione), si sviluppano i diversi momenti della
vita e del mistero di Cristo, dallAnnunciazione alla Presentazione al tempio, alla
solennità del Corpo e Sangue del Signore.
22. Nella celebrazione
dellanno liturgico la Chiesa venera con particolare amore la Vergine Maria e fa
memoria dei martiri e degli altri santi. Con il Figlio la Madre; con il Maestro i
discepoli. La loro presenza non è certo di concorrenza, piuttosto di integrazione: essa
svela il senso e il mistero di Dio. In Maria, congiunta indissolubilmente con
lopera della salvezza, la Chiesa ammira ed esalta il frutto più eccelso della
redenzione e in lei contempla con gioia ciò che essa desidera e spera di essere. Nei
santi, che imitando fedelmente il Maestro hanno meritato una più piena partecipazione
alla sua gloria, si proclama il mistero pasquale realizzato nella loro vita. E in
comunione con la Madre di Dio e con tutti i santi che la Chiesa in ogni celebrazione
eucaristica implora i benefici di Dio.
23. Così, crescendo di anno in anno in Cristo, la Chiesa compie
il suo esodo e, pellegrina nel tempo, si affretta verso il compimento di quella promessa
che è lanima e il senso di tutta la sua vita. La Chiesa che celebra il mistero
pasquale di Cristo ogni domenica e, più solennemente, nella Pasqua annuale, nel corso
dellanno commemora tutta lopera salvifica del suo Signore. In questo modo,
«essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore;
così da renderli in qualche modo presenti a tutti i tempi, perché i fedeli possano
venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza». In questa azione salvifica sinserisce lesistenza e il cammino
della Chiesa. Lanno liturgico costituisce allora litinerario ideale per ogni
comunità che voglia crescere nella fede, e offre un punto di sostegno e di comunione ai
diversi itinerari di catechesi e di celebrazione sacramentale.Questo rispetto dei ritmi
dellanno liturgico esige fedeltà anche al calendario. Una eccessiva compiacenza per
elementi estranei al tempo liturgico, specialmente nei tempi forti, oltre a comprometterne
lunità e la coerenza, finisce col diminuirne
anche lefficacia.
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III. ORIENTAMENTI PASTORALI
24. A
conclusione di questa Nota, noi, Vescovi delle Chiese che sono in Italia, rivolgiamo un
pressante appello a tutti, pastori e fedeli, perché ciascuno per la sua parte collabori
alla riscoperta e al recupero dei valori cristiani che sono allorigine della
domenica. Conosciamo bene le difficoltà che la cultura, lorganizzazione e lo
stile di vita contemporanei oppongono a questo impegno comune. E vero, daltra parte,
che il nuovo modo di vivere la domenica oggi può aprire a positivo rinnovamento
pastorale. Si tratta di capire e accogliere istanze che possono avere importanti
significati umani, come è il bisogno espresso della ricomposizione delle famiglie in
giorno festivo o di un gioioso contatto con la natura e con lambiente. Proprio per
questo sarà tanto più necessario che ognuno faccia la sua parte. Per il resto, tutta la
nostra fiducia riposa in quello Spirito che proprio in questo giorno ci è stato donato.
«Ricordati delle feste per santificarle»
25. «Non
possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore».Le parole dei Martiri di
Abitène tornano attuali per i nostri tempi. Luomo contemporaneo si lascia sempre
meno raggiungere dai precetti. Certo, nessuno potrà mai abrogare il comandamento di Dio,
ma i suoi comandamenti sono prima di tutto prove damore. Anche in questo caso.
26. «Soddisfa
il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito
cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente», ricorda
la norma della Chiesa. E se per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa
diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, la stessa norma
raccomanda vivamente di prendere parte alla liturgia della Parola, se ve nè
qualcuna, oppure di dedicare un congruo tempo alla preghiera personale o in famiglia o,
secondo lopportunità, in gruppi di famiglie e di amici. E il Padre che
imbandisce una mensa e invita i suoi figli: i fedeli sono tenuti allobbligo di
parteciparvi. Disprezzare linvito è grave colpa; declinano per seri motivi, è
causa di rammarico; prendervi parte stancamente significa privarsi dellabbondanza
dei suoi doni.
27.
Il pastore che esorta i suoi fedeli, i genitori che educano i loro figli a
santificare la festa risulteranno convincenti solo se dalle loro parole trasparirà la
forza persuasiva dellesperienza. E come ogni mensa, anche la mensa della Parola e
dellEucaristia va preparata, perché più ricca e feconda risulti la comune
partecipazione. Ciascuno con i suoi doni e con
il suo ministero contribuirà alla crescita del Corpo mistico di Cristo.
Giorno del Signore e «fine settimana»
28. Massima
comprensione ed attenzione, unite a fermezza e coraggio, merita il fenomeno tutto
contemporaneo del «fine settimana», nel quale confluiscono e possono scontrarsi le
diverse esigenze, spesso ugualmente legittime, dei fedeli, e da cui nascono tante
difficoltà e nuovi impegni per la pastorale. Consideriamo legittima laspirazione a
cercare fuori del quartiere e della città un momento di vita più umano, più disteso,
più sano, dopo una settimana di lavoro e di tensione. Ciò risponde a una vera esigenza
delluomo del nostro tempo, e la pastorale deve prenderne atto.
Tuttavia non possiamo ignorare i danni che questo modo di vivere
può arrecare non solo alla pratica religiosa, ma alle persone e, in particolare, alla
comunità familiare. Non di rado, e per non poche famiglie, la domenica è diventata
proprio il giorno della massima estraneità.
29.
La Chiesa ha già cercato, per parte sua, di prendere molto sul serio queste
esigenze dei fedeli, introducendo nella prassi liturgica prima la Messa festiva
vespertina, poi la Messa festiva del sabato sera e delle vigilie delle grandi solennità.
Ma appare sempre più evidente che ciò non può bastare a risolvere il problema nei suoi
molteplici aspetti. E sempre più necessario ripensare a fondo il ruolo e gli scogli del
«fine-settimana» alla luce della nuova realtà socioculturale e con il contributo di
tutti coloro che vi sono interessati, se non si vuole che anche la domenica, anziché
rappresentare un momento di crescita per la convivenza umana, finisca con il diventare non
solo una evasione dallimpegno cristiano, ma anche un ulteriore motivo di
disgregazione e di alienazione.
30. In
molti Paesi dellOccidente, la maggior parte delle attività di cui si è fatto
cenno trovano ormai collocazione nel giorno di sabato, il quale, reso libero dalla scuola
e dal lavoro, tende sempre più a diventare il giorno delle attività collettive e
comunitarie, lasciando libera la domenica per le attività religiose, per la famiglia, per
i rapporti sociali più elementari. Crediamo che per questa strada molti degli attuali
problemi potrebbero essere avviati a giusta soluzione, anche nel nostro Paese. Quanto meno
sarà possibile offrire unalternativa praticabile a quanti hanno a cuore, con i
nuovi valori, quelli primari della famiglia e della fede.
31. Particolare
attenzione merita la situazione di coloro che sono impegnati nei loro lavori e nei servizi
che inevitabilmente vanno assicurati anche nei giorni festivi. E una situazione delicata,
che tuttavia non può essere lasciata senza proposte spirituali adeguate a far vivere
anche a loro il giorno del Signore. Essi stessi sono invitati a non soccombere, per quanto
possibile, entro una struttura di lavoro che a volte non lascia spazio alle esigenze dello
Spirito. Ma anche la comunità cristiana deve farsi carico, con i pastori, delle loro
esigenze, ascoltandoli e proponendo iniziative rispondenti alle loro situazioni.
Un solo altare e una sola assemblea
32. Ma nellurgenza del momento si è spesso portati a
cercare soluzioni più immediate e di più facile applicazione, che non sempre sembrano
adatte a conseguire lo scopo che si prefiggono. Molti, infatti, preoccupati di offrire a
tutti lopportunità di assolvere al «precetto festivo», moltiplicano oltre il
giusto il numero delle Messe domenicali e, qua e là, anche delle Messe festive del sabato
sera, o di quelle vespertine della domenica. Al di là delle buone intenzioni, questa
prassi risulta di grave pregiudizio per la cura pastorale. Essa infatti, oltre a provocare
un eccessivo frazionamento della comunità, finisce con lassorbire quasi tutto il
tempo e le energie dei sacerdoti, sottraendoli alla cura delle zone meno ricche di clero e
allo svolgimento di altre attività che devono concorrere a rendere più feconda la
celebrazione del giorno del Signore. Pensiamo in particolare al gran numero di Messe
«concorrenziali», e comunque contemporanee, nei centri storici, e al continuo succedersi
di Messe in alcune chiese delle nostre città.
33.
In ogni caso, la pur debita attenzione alle giuste esigenze dei fedeli non deve
spingersi fino al punto di compromettere la verità della celebrazione festiva e lo
svolgimento armonioso dei tempi e dei ritmi dellanno liturgico. Pertanto occorre
tener conto delle indicazioni seguenti: si abbia grande attenzione per le
celebrazioni del Vescovo nella chiesa cattedrale e si privilegi la celebrazione
dellassemblea parrocchiale; le Messe per gruppi particolari si celebrino
di norma non di domenica, ma per quanto è possibile nei giorni feriali; in ogni caso le
celebrazioni degli aderenti ai vari movimenti ecclesiali non siano tali da risultare
precluse alla comunità; i religiosi,
nel rispetto della loro caratteristica presenza nella Chiesa, siano nella comunità
cristiana qualificati promotori di spiritualità e di educazione liturgica; evitando
iniziative non conformi alla normativa canonica e pastorale, collaborino a edificare
limmagine dellunità e della comunione della comunità cristiana nei giorni festivi; si eviti di inserire troppo
frequentemente le celebrazioni battesimali nelle Messe della domenica, e si concentrino
piuttosto in alcune domeniche dellanno (ad esempio, una volta al mese); la
celebrazione dei matrimoni di domenica sia contenuta entro i limiti di vera opportunità
pastorale evitando sia uneccessiva frequenza che finirebbe con il disturbare lo
svolgimento della liturgia domenicale, sia la moltiplicazione di Messe apposite che
rischierebbero di intralciare il normale svolgimento delle celebrazioni domenicali;
i pastori educhino i fedeli ad avvicinarsi al sacramento della Penitenza al di
fuori delle celebrazioni eucaristiche domenicali; essi stessi si rendano disponibili per
questo ministero in altri momenti più opportuni; la celebrazione delle «giornate
nazionali o diocesane» che invitano i fedeli secondo la prassi apostolica (cf 2 Cor 8-9)
a farsi carico con la preghiera e con la propria offerta delle necessità dei fratelli,
non deve tuttavia arrecare pregiudizio allo svolgimento della liturgia e dellomelia
della domenica
Le Messe nel vespro dei giorni precedenti la festa
34. Un
richiamo particolare meritano le Messe nel vespro dei giorni precedenti la festa.
Liturgicamente il «dies festus» comincia con i primi vespri del giorno precedente la
festa; così il sabato sera, dal punto di vista liturgico, è già domenica. Dimenticare
questo dato fondamentale potrebbe far nascere inconvenienti pastoralmente rilevanti. Per
questo richiamiamo quanto segue: ogni Messa serale del sabato e del giorno
precedente una festa di precetto è da considerare festiva: la liturgia sarà sempre
quella della domenica o della festa e la
celebrazione avrà la stessa solennità di quella del giorno seguente, né mai dovrà
mancare lomelia; non si faccia ricorso a tale celebrazione se non in caso di
effettiva opportunità pastorale; dove questa opportunità non si verifichi, si
preferiscano alla celebrazione eucaristica altre forme di culto (ufficio di vespro,
celebrazioni penitenziali, liturgia della Parola, ecc.); in ogni caso non sia mai
celebrata nel pomeriggio la Messa del sabato o del giorno corrente.
La Messa alla televisione
35. Una
parola a parte merita la Messa radio o teletrasmessa. Avversata da alcuni, essa è spesso
vissuta con partecipazione e devozione dal malato, dallanziano, o da chi si trovi
comunque nellimpossibilità di recarsi personalmente in chiesa. E proprio a questi
ultimi essa può offrire un servizio spiritualmente assai utile. Anzi, è soprattutto a
queste categorie di persone che bisognerà pensare nella preparazione di quelle Messe,
nellomelia, nelle intenzioni della preghiera universale. Chi per seri motivi è
impedito, non è tenuto al precetto. Daltra parte, la partecipazione alla Messa
alla radio o alla televisione non soddisfa mai il precetto. Tuttavia è evidente che una
Messa alla televisione o alla radio, che in nessun modo sostituisce la partecipazione
diretta e personale allassemblea eucaristica, ha i suoi aspetti positivi: la Parola
di Dio viene proclamata e commentata «in diretta», e può suscitare la preghiera; il
malato e lanziano possono unirsi spiritualmente alla comunità che in quello
stesso momento celebra il rito eucaristico; la preghiera universale può essere condivisa
e partecipata. Manca certamente la presenza fisica, ma limpossibilità di portare
unofferta allaltare non esclude quella di fare della propria vita (malattia,
debolezza, memorie, speranze, timori) unofferta da unire a quella di Cristo. E
limpossibilità di accostarsi al banchetto eucaristico può essere oggi superata, in
molti casi, dal puntuale servizio dei ministri straordinari della Comunione.
Non cè solo la Messa
36. lI
giorno del Signore ha il suo centro nella celebrazione eucaristica, ma non vive solo di
questa. Accanto allEucaristia cè lufficio di lode, ladorazione
silenziosa o solenne e le altre forme di pietà che la tradizione ci ha consegnato.
Lufficio divino ai laici: è questo uno dei frutti della riforma liturgica.
Comunitaria o individuale, la lode del cristiano consacra lo scorrere del tempo e la vita
delluomo. LUfficio delle Lodi e dei Vespri rappresenta i momenti decisivi di
questa spiritualità.
Le opere dellottavo giorno
37. Accanto
alla preghiera, va posta la carità, segno vero ed efficace della presenza di Cristo
risorto tra i suoi. Già in maniera del tutto naturale la domenica è per molti cristiani
il giorno in cui è possibile dedicare un po' di tempo ai parenti e agli amici, ai malati,
ai lontani. Si tratta di gesti profondamente umani e cristiani allo stesso tempo: tante
persone si accorgeranno solo da una visita, da un sorriso ricevuto, che è domenica anche
per loro. necessario riconoscere il valore di queste azioni perché legoismo della
«vacanza» non venga a spegnere questa luce di carità e di fede.
38. Lo
stesso si dirà della tradizionale pietà per i defunti, espressa dalla visita domenicale
al cimitero; se ben compresa, essa si iscrive in quella visione di fede che fa della
domenica lannuncio dell»ottavo giorno»: quel sereno pellegrinaggio non è
solo rimpianto per la persona estinta; è anche, e soprattutto, un atto di fede, una
professione di speranza. La consapevolezza dun legame che sopravvive alla morte,
nellattesa dellincontro definitivo, ultimo, felice, del giorno eterno su cui
non scende mai tenebra, nel quale non ci sarà più né morte né separazione.
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CONCLUSIONE
39. Perché la
domenica torni ad essere tutto ciò che si è detto, saranno necessario molto tempo e
molto lavoro. Le trasformazioni culturali non sono facilmente reversibili. Non è
realistico ipotizzare un ritorno al passato. La nostra domenica è molto diversa da quella
dei nostri nonni, e quella duemila sarà diversa ancora dalla nostra. Ma attraverso tutte
le pur necessarie trasformazioni sociali e culturali, non potranno mai venire meno, nella
domenica del cristiano, quei caratteri e quello spirito che hanno fatto di questo giorno
«il signore dei giorni».
40. Perché
questo avvenga, dovremo essere capaci di restituirgli il suo carattere più vero, più
proprio: il volto gioioso della vera festa. Probabilmente non basterà curare meglio la
celebrazione eucaristica; e nemmeno punteggiare la giornata di momenti di preghiera e
nemmeno fare visite ai conoscenti, ai malati, al cimitero. Tutto ciò è necessario, ma
non basterà. E' necessario tornare a «far festa». E «festa» è letizia, volontà di
stare insieme, gioia di parlarsi e di prolungare lincontro, e
convivialità, è
condivisione, è riposo, è anche sano divertimento. Tutto ciò è autentico quando si
radica nella gioia cristiana: nessuna festa è vera, se non si esprime nella letizia che
viene dalla comunione con Dio, che edifica e sorregge la comunità ecclesiale, che è
segno di speranza da dare al mondo.
41. Non è
compito di questa Nota dire come questo può tradursi nella pratica domenicale delle
nostre comunità. Era nostro dovere però indicare la strada. Alle parrocchie. alle
comunità, alle famiglie, ai gruppi e movimenti ecclesiali, tutti ugualmente sorretti ed
animati dalla carità e dallo Spirito di Cristo, al loro entusiasmo, al loro coraggio e
alla loro fantasia creatrice è affidato il compito, grave ed urgente, di restituire al
giorno del Signore tutta la sua pienezza di cristiana umanità
Roma, 15 luglio 1984,
XV domenica del Tempo
Ordinario
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