PARTIAMO CON UNA STORIA
In una città di Italia
viveva una famiglia composta da genitori e da un figlio: Giampaolo.
Il papà e la mamma
seguivano molto da vicino l'educazione del figlio. Lo amavano e desideravano per lui ogni
bene. Non erano però dei cattolici praticanti. Non abbiamo tempo. vorremmo frequentare
ma... Erano queste le risposte che davano a chi li invitava a partecipare alla S. Messa
domenicale. Anche per Giampaolo arrivò il tempo di prepararsi alla I prima Comunione
(frequentava la seconda elementare) ed i suoi genitori, sempre a corto di tempo.
affidarono il piccolo ad una vicina di casa che già accompagnava agli incontri di
catechismo il proprio figlio. Per Giampaolo inizia unavventura meravigliosa, piano
piano. con laiuto della catechista scopre che Dio è Padre di tutti che Gesù è
nostro fratello. Un giorno. mentre giocava nel parco della sua casa da un ragazzo più
grande. non reagì con altrettanti schiaffi e
calci, ma corse a trovare conforto nelle braccia della mamma. La mamma lo consolò, ma
lo rimproverò pure perché unii aveva reagito con eguale violenza. Giampaolo si asciugò
le lacrime col dorso della mano e disse: Mamma. ma io sono figlio di Dio e devo
comportarmi come ha fatto Gesù che è figlio di Dio e mio fratello. La donna non
rispose e riprese le sue faccende. Il piccolo
cresceva proprio come Gesù in età, sapienza e grazia. Durante il terzo anno di catechismo in preparazione alla Prima
Comunione non era più la vicina di casa ad accompagnare Giampaolo, ma la sua mamma. Ogni
domenica anche il papà si univa a loro per la
S. Messa. Il Signore ha parlato al loro cuore, ora tutta la famiglia collabora col parroco
non solo per la catechesi, ma anche per altre attività, sembra che il loro tempo si sia
moltiplicato per cento.
PERCHE' SPERIAMO NELLA
FAMIGLIA
DIRE famiglia significa dire vita, futuro, quindi
speranza.Ogni uomo sviluppo, alla sua crescita ma anche alla costruzione del nuovo
attorno a sé nella storia, nel inondo. Tutto questo ha un (origine ben precisa e la
comunione di due persone, un uomo e una donna, una famiglia appunto. Questa realtà è
delineata non da semplice volontà umana; sta scritto infatti: «Dio creò luomo a
sua immagine; maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). Esiste dunque una società voluta
direttamente dal Creatore, segno e riferimento obbligato per ogni altra società più
ampia. Chiesa compresa. La famiglia costituisce inoltre la realizzazione parziale ma
autentica dellumanità che è chiamata a diventare tutta una famiglia di figli e
fratelli in Dio nel suo Regno. Proprio per questo lintroduzione del Direttorio di
pastorale familiare inizia dicendo che «La Chiesa stima grandemente il valore perenne
della famiglia fondata sul matrimonio, perché istituita dal Creatore e costituisce una
pietra fondamentale per ledificazione della Chiesa e della società (n.1). 0ra
sperare comporta necessariamente attendere con fiducia, mista sempre a trepidazione.
che si compia per noi il progetti di Dio, Questa speranza va posta innanzitutto in
Dio ma anche negli strumenti che Lui ha voluto per mettere in atto il suo
disegno di vita e di amore. E qui occorre richiamare una verità elementare, ma
troppo spesso dimenticata: la vita eterna è subordinata alla vita terrena e cioè
nessuno può rinascere se prima non è nato; il dono dellesistenza e la
premessa indispensabile per poter diventare figli di Dio. Ogni volta perciò che gli sposi
donano la vita compiono un gesto di fede e di speranza non solo umana, ma anche
nelleternità, in Dio. Nel Direttorio si parla del vangelo del matrimonio e della
famiglia (Cf nn.. 422), ponendolo come contenuto primo e principale della pastorale
familiare. Vangelo in duplice significato: come il buon annuncio che la
Parola di Dio ha sul matrimonio e sulla famiglia, ma pure nel senso che questi sono in sé
stessi "un buon annuncio" per gli uomini di ogni tempo (Cf n. 8) Quale
annuncio? Che Dio attraverso il continuo dono di nuove vite umane ci dice ancora che
non è stanco di noi,ma ci ama, ci attende, ci segue coli grande affetto e rispetto, ci
offre la sua amicizia, la sua comunione, la sua stessa vita. Ci dice dunque che il suo
amore è più grande delle nostre piccole vedute, dei nostri calcoli meschini anche e
soprattutto nel donare la vita. Ci ricorda che il futuro è nelle sue mani, non nelle
nostre, né di coloro che noi riteniamo i grandi . La famiglia è il
luogo per eccellenza in cui questa presenza misteriosa ma reale di Dio opera e
si manifesta. Famiglia dunque per sperare? Per grazia di Dio, sì, anche oggi.
+ Sebastiano Dho, vescovo di Alba
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VERSO IL MATRIMONIO
E LA FAMIGLIA |
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LA
FAMIGLIA NON S’IMPROVVISA |
| UN
pranzo lo si prepara. A una professione ci si prepara. Per
prendere la patente di guida si va a scuola. Per ottenere un
diploma si va a scuola. Se sì vuoi fare un bel complimento
a una persona si dice che è professionalmente “preparata”
- Insomma, la preparazione è importante per tutto. Come
mai, invece, per quanto riguarda il matrimonio e la famiglia
tutti danno per scontato di essere preparati?
Sembra quasi che per il fatto di nascere uomini o donne si
sia diplomati in matrimonio e si abbia la patente per
guidare una vita familiare. Nulla di più rischioso del
credersi capaci, arrivati o saputi. Tale presunzione è,
molto spesso, frutto di ignoranza. Si sa
infatti che non è da considerare ignorante colui che non sa
nulla, ma colui che sapendo qualcosa presume di conoscere
tutto. Un ambito nel quale occorre invece
umiltà è proprio quello delle relazioni fra le persone, e
il matrimonio è la situazione nella quale tali
relazioni vivono nell’immediatezza della quotidianità.
Ciò vuoi dire che se vivono lealmente e decentemente il
matrimonio diventa un luogo dove è bello abitare insieme,
mentre se accade il contrario esso potrebbe trasformarsi in
un inferno. Confortati da queste considerazioni
e stimolati ogni tanto dagli interventi del Magistero
papale ed episcopale (Vedi Familiaris Consortio del 1981, La
preparazione dei fidanzati al Matrimonio e alla famiglia
dell’Ufficio Famiglia della Cei, del 1989, e il recente
Direttorio di pastorale familiare della Cei, del 1993) si è
pensato di offrire ai lettori una serie di riflessioni sulla
preparazione al matrimonio. Si propongono sei interventi che
potrebbero costituire un modestissimo e spicciolo vademecum
per chi vorrà accostarsi al matrimonio il meno impreparato
possibile. Il recente Direttorio vuole
rimarcare lo zelo pastorale dei Vescovi italiani in ordine
alla Famiglia e «si pone nella scia del cammino che la
Chiesa italiana ha percorso dal Concilio Vaticano II a oggi
e che intende continuare a percorrere con rinnovata
freschezza negli anni futuri, certa che la pastorale
familiare costituisce una delle priorità della
nuova evangelizzazione» (Cf Presentazione).
Priorità, aggiungiamo, che verrà veramente rispettata se
non si dimenticherà la caratteristica peculiare di questa
pastorale che è appunto quella della laicità,
caratteristica già intuita da Paolo Vi negli anni 60 (Cf
Humanae vitae n. 26) e ribadita dalla esortazione apostolica
Christifideles laici di Giovanni Paolo 11(1988).
È vero che l’attenzione al matrimonio e alla famiglia è
di questi ultimi anni (venti, trent’anni) e che c’è
indubbiamente ancora molto da fare, ma appunto per questo
già tale “attenzione” potrebbe avere valore di “segno
dei tempi”. Sembra quasi che Dio stia giocando l’ultima
carta (si fa per dire...), così come all’inizio della
storia umana giocò la prima creando «uomo e donna» a sua
«immagine e somiglianza”. Allora rivelò la sua natura
“familiare” indicando l’amore di uomo e donna. Oggi
potrebbe volerci dire che l’umanità riuscirà a salvarsi
solo se saprà sedersi attorno al focolare... senza
naturalmente estromettere Lui. Alla luce di
queste evidenti sollecitazioni non dovrebbe essere difficile
concludere, da parte di tutti, fedeli e operatori di
pastorale, nella direzione di un più preciso impegno nel
settore della preparazione al matrimonio. Da parte dei
fedeli bisogna farla finita con i piagnistei e i sospiri
sulla generazione attuale dei giovani. Essi sono figli di
Dio così come lo sono gli adulti e gli anziani, ed essi
hanno bisogno di sentire il calore e il clima familiare per
avviarsi fiduciosi verso la costruzione del loro amore.
Quando attorno a loro si manifestano superficialità e
frettolosità nei rapporti o più attenzione alle “cose”
che non alla loro persona, tale fiducia può venir loro
mancare. Da parte dei responsabili della
catechesi occorre una forma di annuncio evangelico capace di
partire dall’accoglienza e dalla valorizzazione della
volontà di amarsi nel Signore manifestata dai fidanzati. E
risaputo infatti che chi si sente accolto e amato come
persona si dispone bene a tutto quanto sì ha in animo di
annunciargli o di proporgli. E con questo spirito che
affronteremo insieme un itinerario di preparazione al
matrimonio. |
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STUPORE E GIOIA DI UN
INCONTRO
TUTTI sanno che i matrimoni falliti hanno alle spalle, salvo eccezioni,
una lunga serie di errori umani. E tutti sanno che gli errori umani nascono da mancanza di
attenzione. La parola attenzione viene così definita nel vocabolario: il
volgersi della mente verso qualcosa. Ci chiediamo: verso che cosa due fidanzati
intenzionati a sposarsi, e soprattutto intenzionati a non commettere errori, dovrebbero
volgere la loro mente? Riguardo a che cosa dovrebbero cioè porre attenzione? Sembrerà
banale affermano allinizio di queste riflessioni, ma due fidanzati dovrebbero porre
attenzione a come è sorto il loro amore. Questi fidanzati, così facendo, hanno molte
probabilità di veder bene maturare il loro rapporto. Lattenzione va cioè
indirizzata al momento e alla dinamica del loro incontro. Cosa è veramente
successo con quellincontro? Analizzando bene un incontro tra uomo e donna, si nota
senza troppa fatica, esso può benissimo configurarsi come un regalo, un
regalo che riempie quasi per incanto la solitudine della propria esistenza. La medesima
cosa dovette capitare ad Adamo, quando, grazie al regalo di Eva, intuì la sua
identità e la sua missione. Luomo e la donna nascono cioè
soli, ma sono orientati per natura verso un incontro. Quante volte da adolescenti si è
desiderato questo magico e fatidico incontro! Quando i tempi sono maturi ecco il regalo
gratuito che consente di esprimere la capacità damare. Le coincidenze che
favoriscono e propiziano tale incontro sono provvidenziali, sono
originali per ogni coppia. Questo la dice lunga sulla fantasia del Dio
dellamore. Interiorizzando e coltivando quindi giorno dopo giorno la consapevolezza
che tutta la vita successiva nasce proprio da quellinaspettato regalo,
lui e lei imparano latteggiamento propizio per la continuazione
dellavventura. Latteggiamento propizio è da paragonare a quello
che nasce in noi proprio nel momento in cui riceviamo un regalo, soprattutto se
inaspettato: stupore e gioia e uninfinita voglia di dire grazie. Ma non
solamente. Chi riceve un regalo pone in atto anche tutte le cure e le attenzione per non
perdere il regalo, per conservarlo intatto, per presentarlo agli amici e così via...
Insomma, chi riceve un regalo vive perennemente le dimensioni del gioioso grazie. Grazie
al regalo di esistere, ma soprattutto grazie per laffetto che Io ha
fatto esistere, qui e ora. Prepararsi ad un buon matrimonio, pertanto,
comporta ladozione di questa attenzione quotidiana per il regalo ricevuto. Va
aggiunta però una considerazione: luomo o la donna che si sono incontrati non
sono un oggetto, un soprammobile o un monile, ma sono persone create libere da Dio
stesso. Questa apparentemente banale osservazione ha il potere di suscitare in ciascuno
dei due partner una virtù sempre messa a dura prova nel mondo umano, la virtù del
rispetto della diversità. Il tempo del fidanzamento diventa allora tempo di conoscenza di
queste diversità e più ancora tempo in cui si deve arrivare sinceramente a
riconoscere che le rispettive diversità sono la vera ricchezza di questo
dono reciproco dellincontro. Questo processo di conoscenza e di
riconoscenza dura tutta una vita. Amare è rendersi conto da subito che le
diversità di carattere, di opinione, di gusti, di educazione, di formazione culturale non
sono un pericolo per larmonia coniugale, ma sono una condizione per essa, a patto di
accettare tali diversità appunto nel pieno rispetto. Larmonia dei colori dei fiori
di un prato si ha quando nessun fiore prevarica sullaltro per il fatto di vederlo
diverso per forma, per altezza, profumo, colore. Così è e può avvenire in un
matrimonio, anche se non è male accennare al rischio insito in una troppo palese
diversità di vedute circa alcuni valori fondamentali, quali possono essere il mondo) di
concepire il matrimonio stesso temporaneo legame o alleanza eterna? La fecondità ("i
figli costano oppure «a me piacciono tanto), la religione (se uno dice di «essere
fermamente credente» e laltro ritiene La fede «una buffonata), sono prevedibili
disagi anche riguardo alleducazione dei figli... Le risorse della natura umana e
dellamore sono tali da far capire lesistenza di tale rischio.
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IL TANDEM
DELLAMORE
IN precedenza abbiamo fatto leva sui concetti di attenzione e di regalo.
«Un buon matrimonio, si diceva, «comporta la convinzione che il proprio partner è
un regalo originale, cinico e irripetibile da trattare con cura e attenzione,
di cui dover rispondere a qualcuno, ed è una persona libera, diversa da sé,
da conoscere nellamore e nellaccettazione profonda. Ora vogliamo orientare
lattenzione non tanto al proprio) partner, quanto alla nuova realtà venutasi a
creare con quellincontro. Vogliamo cioè sviscerare la realtà della possibile
scelta di due fidanzati di voler vivere in relazione. Vivere in
relazione cioè coniugati, è qualitativamente diverso dal vivere slegati o da soli.
Vivere da coniugati significa optare per un modulo di vita basato sulla
relazione. E questa la novità assoluta rispetto a prima. Tanto per
intenderci, se uno vive da solo può lasciare le sue cose sparse per la casa, può
mangiare quando vuole, può dimenticare aperto il tubetto del dentifricio, può coltivare
i progetti che crede, può passare le sue domeniche come meglio gli garba. Quando si
sceglie di vivere in due bisogna fare i conti con laltro, occorre armonizzare
tutte queste cose con quelle dellaltro, ma prima di tutto occorre non stupirsi, né
scandalizzarsi davanti alla diversità dellaltro. Può giovare il
ricorso a unimmagine. Quando si va in bicicletta da soli si è totalmente liberi di
pedalare come si vuole, di fermarsi quando si vuole, di andare dove si vuole... Se invece
si sceglie di affittare o di adoperare un tandem quella famosa bicicletta a
doppia sella) è segno che si dà per scontata una certa intesa su come
guidare, verso dove andare, quando fermarsi, in che direzione sterzare il manubrio, ma
soprattutto è sottinteso che a pedalare si è in due e lo sforzo va commisurato alle
diverse spinte.Fuori di immagine emerge con sufficiente chiarezza che chi vuole sposarsi
non può non intendere il matrimonio «se non in una visione della vita come vocazione»
(Documento Cei, Preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia, parte Il, n. 3).
Tempo fa chiesi a una coppia di fidanzati quale fosse stata la cosa più caratteristica
sperimentata nel loro primo anno di fidanzamento. Mi risposero quasi contemporaneamente,
dopo una breve pausa: «Ci siamo accorti di avere imparato a fare le cose in due». Volendo
entrare nei dettagli e riprendendo per un attimo limmagine del tandem, risulta
facile considerare quanto segue: i due ciclisti sono seduti su sedili o selle diverse (due
diverse identità), a muovere il tandem è la forza dei loro muscoli (volontà di amare),
la direzione del tandem data dal manubrio è unica (è il noi della coppia come somma del
tu e dellio), lo scheletro del tandem indica la struttura portante della vita di
coppia (si può convivere in coppia se si sa condividere tutto, e questo è possibile a
patto di comunicare), le due ruote potrebbero essere considerate le modalità dinamiche
dellamore, che sono il realismo (amare nel dolore e nella gioia, nella salute e
nella malattia) e la fantasia (ci vuole fantasia creativa per amare tutti i giorni, in
maniera non stanca, non abitudinaria...). Qualcuno potrebbe ritenere troppo tecnico e
troppo umano questo approccio. A costoro va ricordato che la mossa più umana di Dio) è
stata lincarnazione. Inoltre è il medesimo sussidio dei vescovi a consigliare di
muovere dalla «realtà umana che vivono i fidanzati per lumeggiarla con lannuncio
che dà senso cristiano alla vita, allamore e alla famiglia» (parte Il,
introduzione).
Su che cosa intendersi?
Ci sono delle realtà sulle quali è importantissima sapere come la pensa
il partner, perché su di esse si fonda tutta la costruzione di una vita
damore. Ci si deve interrogare sinceramente, ad esempio, sul modo di valutare
la vita. Per alcuni il vivere ha il chiaro sapore di risposta a una vocazione e la vita
può diventare allora una sorta di missione esistenziale. Se uno dei due non
valuta la vita come missione o è refrattario a questidea, è opportuno
tenerlo presente. Cè poi il modo di considerare il matrimonio. Tanti matrimoni
hanno zone oscure di non condivisione, I partner sembrano due individualità, due rette
parallele... Se da uno dei due il matrimonio è considerato una specie di prova di
resistenza, con possibilità di separazione e di divorzio nel caso la resistenza
salti, è chiaro che ne consegue tutta una serie di problematiche da non trascurare. Un
terzo fattore importantissimo sul quale intendersi è quello dei figli. Ogni matrimonio
include il discorso della fecondità. Se nel discutere con il proprio partner ci si
accorge che largomento figli provoca resistenze evasive o irritazione o
arrampicamento sui vetri, cè da tenerne conto seriamente. Se uno vuole figli e
laltro no, la questione è più che seria. Un altro problema di dialogo molto
importante, anche se non sempre se ne parla, è quello della fede religiosa. Essere di
fede diversa non è di per sé ostacolo allamore coniugale. Ma può diventarlo
quando, più o meno sottilmente, uno dei due cerca di prevaricare sullaltro senza
rispetto.
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SPOSARSI NEL
SIGNORE
C 'è una perentoria affermazione nel Documento-sussidio della
C.E.I. sulla Preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia, nella parte
seconda, al numero 1: «Matrimonio e famiglia sono anzitutto realtà umane che hanno
radici profonde nellessere delle persone e rimandano perciò a Dio, perché a
immagine e somiglianza di Dio la persona è creata». E facile dedurre da qui tutto il
discorso del matrimonio come segno manifestativo dellamore di Dio, e al
momento che Dio Padre ha fatto vedere in Cristo come si ama veramente è facile dedurre
tutto il discorso del matrimonio come segno di come Cristo ama la Chiesa. Chi
vede due sposi cristiani dovrebbe poter scorgere Dio in azione. E talmente insistente,
nella storia biblica, questo riferimento alle nozze come rivelatrici di Dio da poter
addirittura sospettare che le nozze siano la caratteristica naturale dellesistere,
sia dellesistere divino che dellesistere umano. Infatti, a ben guardare, ci
sono le nozze in Dio nel senso di una comunione trinitaria damore e di vita. Ci sono
le nozze di Dio con lumanità sancite con lincarnazione per la salvezza; e ci
sono le nozze uomo-donna come segno e riflesso di queste e di quelle. E' veramente una
situazione impegnativa. Alla domanda: «Perché vi sposate in chiesa?», due fidanzati
dovrebbero quindi poter rispondere avendo alle spalle queste considerazioni. Chi si sposa
in chiesa dovrebbe cioè essere consapevole di voler vivere il proprio amore alla maniera
di Dio (nella Trinità ognuno è per laltro), alla maniera di Dio per
lumanità (amore concreto che si fa carne); alla maniera di Cristo per la Chiesa
(amore sacrificale). Ecco perché un impegno del genere non si può improvvisare, né
tanto meno può reggersi sulla semplice buona volontà. Per illustrare meglio la grande
realtà della sacramentalità dellamore coniugale è opportuno ricorrere a
unimmagine, quella di un paesaggio. La differenza che intercorre tra un matrimonio
celebrato in chiesa e un matrimonio celebrato in municipio potrebbe essere la medesima
intercorrenza tra un paesaggio immerso nella nebbia e lo stesso paesaggio al sole. Il
paesaggio è il medesimo (la realtà dellamore è quella), ma nella nebbia non si
vedono i colori, non sbocciano i fiori, non cè calore, mentre nello stesso
paesaggio al sole si godono i colori, cè calore e i fiori si schiudono.
Lanalogia, come succede per tutte le analogie, ha i suoi limiti, ma è tuttavia
suggestiva. Cristo è questo sole, operante nel sacramento, che tutto vivifica, illumina,
riscalda e rende fecondo. A questo punto sorge spontanea una domanda. Un matrimonio
celebrato in chiesa può sempre chiamarsi cristiano? Cosa deve avere per potersi
considerare tale? I primi cristiani non si sposavano in chiesa, bensì in casa, e tuttavia
erano coscienti di compiere un gesto religioso e sacro a tal punto che uno scrittore
anonimo del secondo secolo, scrivendo a un certo Diogneto, definiva i cristiani come
coloro che si sposavano nel Signore Oggi che ci si sposa in chiesa, si è
consapevoli di questo o non piuttosto si è distratti da mille altri preparativi? Sono
consapevoli gli sposi attuali che sposarsi in chiesa, nel bel mezzo della celebrazione
eucaristica, significa ammettere che come sotto le apparenze del pane e del vino
cè Gesù così, sotto le apparenze del proprio amore umano, cè
lamore di Dio che salva? Sono consapevoli tutti coloro che decidono di sposarsi in
chiesa di fare una scelta che impegna tutta la vita e che non si riduce alla euforia per
la bella cerimonia? Sono consapevoli che, come per leucaristia occorre preparare
pane di farina pura e vino di uva, così per il matrimonio
cristiano occorre amore autentico, serio e genuino? Soltanto così Gesù può
prendere posto nel loro cuore.
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UN AMORE FECONDO
O studioso dei problemi umani Erik H. Erikson ha ideato uno schema per
spiegare attraverso quali fasi una persona passa per arrivare a uno stadio di maturazione
decente. Questo schema è la cosiddetta scala di Erikson: ognuno degli otto
gradini che la compongono corrisponde a una fase della vita. E ogni fase della vita
corrisponde a un bisogno da soddisfare, pena un blocco) o un ritardo di crescita umana. Il bisogno che caratterizza la fase della persona
adulta (che nella scala di Erikson è il settimo gradino è quello della
generatività.
Questo bisogno è iscritto nella natura e non soddisfarlo potrebbe comportare scompensi
esistenziali. Se questo vale per la persona singolarmente presa, figuriamoci quanto possa
valere perla coppia, nella quale quanto meno tali bisogni vengono a sommarsi. La
fecondità è da intendersi pertanto come esigenza fondamentale naturale di ogni coppia
che voglia ritenersi adulta. Allontanare la fecondità o
escluderla ricorrendo a motivazioni di paura o di egoismo è sintomo di
acerbità della coppia. Il passaggio dalla coppia coniugale alla coppia
genitoriale è un dato di natura, ma muovendoci nel settore umano, dove vige
la regola della libertà, tale passaggio va attivato dalla coppia con scelta cosciente,
responsabile e fiduciosa. Limitando per ora il discorso fecondità ai figli,
si nota subito statisticamente un calo di nascite. Tale calo è lespressione
macroscopica di un calo di coraggio e di speranza nel rnodo di concepire la vita.
"I figli costano troppo», si dice, oppure: «Il mondo d'oggi è troppo brutto".
E così la paura vince. La paura è frutto dellegoismo. E quando vince la paura, la
carica di generatività latente nel cuore delluomo e della donna trova
altre forme di espressione e di comprensione e di compensazione che sovente, senza voler
giudicare le coscienze, rasentano lo stravagante. Basti pensare, ad esempio,
a chi riversa la sua maternità sugli animali o a chi riversa la sua cura protettiva sulle
automobili. Ma la fecondità della coppia non è soltanto da interpretare
"fisico, perché lessere umano e dotato anche di un cuore e di una mente
(che tra laltro vanno sempre usati anche nella procreazione fisica").). Esiste
anche la possibilità di una fecondità morale e spirituale. L'affido, ladozione e
tutte le forme di servizio temporaneo o definitivo nei confronti di vite umane sole,
fragili, sofferenti e indifese sono da interpretare nella linea di queste
fecondità,morale e spirituale. Talvolta le coppie temono lo spettro della sterilità
fisica dei loro corpi. Esiste un altro spettro ben più spaventoso di questo ed è lo
spettro della sterilità danimo, lo spettro della sterilità del cuore. Prepararsi
alla fecondità fin da fidanzati significa allearsi subito con il Dio della vita. Egli
non ha a disposizione altri modi per dare vita se non quello umano dellamore
uomo-donna. Egli non ha a disposizione altri modi per custodire e promuovere forme di vita
se non quello che passa attraverso laffetto e la tenerezza umani. Prepararsi alla
fecondità significa anche farsi sensibili e attenti alle richieste di aiuto e di
servizi o espresse dal prossimo. E' una forma di fecondità, ad esempio,
lospitalità gratuita offerta a chi ne fa richiesta, laccoglienza semplice e
delicata per chi passa momenti di solitudine o di disperazione, lappoggio affettivo
verso chi è alla ricerca di stabilità emotiva. In definitiva, la coppia può dirsi
feconda quando non pensa solamente al piccolo guscio della propria vita damore, ma
quando fa della propria vita damore un ponte lanciato verso i fratelli, verso il
futuro.
Una casa aperta a tutti
È in costante aumento la rincorsa a misure di sicurezza poste a custodia
di case, automobili, oggetti, borse con antifurto, congegni sofisticati di allarme che
gran parte delle volte non allarmano nessuno; porte corazzate, supercorazzate, blindate,
giardini custoditi da cani furiosi, reticolati, sistemi radar ingegnosi... Dice un
proverbio ricco di saggezza: «La porta meglio chiusa è quella che si può lasciare
aperta...». E' bello fare del luogo del nostro amore una casa e non un
appartamento, cioè un regno del mio contro un regno del tuo. Di solito
si apparta chi ha paura. Abbiamo fatto delle case dei cristiani delle case con
recinti a livello mentale, affettivo, sociale, comunitario. Chi entrerà nella
nostra casa? Solo i nostri familiari, i nostri amici? Troviamo vitale aprire
la nostra casa e creare una nuova famiglia non solo su legami di parentela e
di sangue, ma su valori di amicizia, di fede, di umanità meno ristretta.
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IO, TU E DIO
Pochi pensano alla santità e meno ancora alla possibilità di
raggiungerla in due. Quasi nessuno poi si rende conto che la santità non va
considerata alla stregua di un traguardo cui tendere ansiosamente, ma piuttosto come un
modo di viaggiare sul treno della vita in compagnia di Dio. Dio cioè non va
raggiunto, ma vissuto. Mi viene in mente,
per analogia, quella frase che dice: «La felicità non è una stazione di arrivo, ma un
modo di viaggiare». Quando Madre Speranza, la suora spagnola morta pochi anni fa in
concetto di santità a Collevalenza (Perugia) e fondatrice dei Figli dellAmore
Misericordioso, volle fare gli auguri di matrimonio a una giovane coppia di sposi andati a
trovarla, disse loro semplicemente così: «Io prego per la vostra santificazione». Anche
il Concilio ha riportato la santità nel vivere quotidiano (Lumen gentium, n. 9-13) La
proposta di Dio era, ed è, quella di far vivere alluomo e alla donna un amore da
figli di Dio. Il suo sogno era, ed è, quello di camminare insieme alla sua creatura. Il
suo desiderio era, ed è, quello di non venire estromesso dal nostro amore. Anche a Dio
pesa lemarginazione... Una storia umana non si può fare senza amore, ma l
more e Dio. La storia della santità coniugale è, in definitiva, la storia di un amore
vissuto con Dio nella quotidianità più semplice. Attraverso la morte e risurrezione: lunica
legge fatta con la vita e poi scritta sulla carta è quella di Cristo. Appunto perché è
legge damore. E lamore non si scrive, si vive. Perché avvenga la salvezza è
necessario il drammatico transito della morte. Morire per risorgere è legge di vita
cristiana e legge dell'amore cristiano. Se il seme non marcisce, non porta
frutto.... Il sacramento del matrimonio non è una ricetta cattolica che
permette alle coppie di non perdere il loro pezzetto di felicità. Gli sposi
cristiani sanno che la loro esistenza, come del resto ogni esistenza umana, è
felice e drammatica insieme. Felice perché redenta da Cristo. Drammatica perché la
sofferenza, lincomprensione, la mancanza di sicurezza, la morte stessa sono sempre
alla porta di ogni casa. Drammatica anche perché il distacco dalla colpa e
dallegoismo non avviene mai senza lotta e dolore. Nel loro vivere quotidiano, nel
travaglio delle piccole e grandi cose di ogni giorno, gli sposi alternano momenti di
risurrezione. Rinunciare alla vicinanza del coniuge perché possa compiere il suo dovere e
morire e risorgere. Sforzarsi di soddisfare in pieno la gioia dellaltro piuttosto
che soddisfa re il proprio istinto è
morire e risorgere. Accettare la sofferenza perché sia purificazione e perfezionamento è
morire e risorgere. Sopportare l'incomprensione, la trascuratezza,l' oblio, purché
l'altro sia felice è morire e risorgere. Gli sposi che accettano un tale cammino sanno
che il loro amore ne riceve maggior vita. Sanno che la loro unione è segnata da diverse
tappe, in cui il loro amore muta aspetto e diventa sempre più sobrio, più spoglio, ma
anche più vero. La grazia del matrimonio opera in essi, spogliandoli man mano del loro
egoismo, unendoli maggiormente e rendendoli atti a condividere insieme e con i figli tuta
una vita.
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SCUOLA DI SOCIALITA'
LA storia damore di una famiglia e aperta allesterno, quindi
socialmente efficace, quando cè una bella storia damore in sé, poiché il
primo passo di apertura nasce tra le pareti domestiche. Il primo carisma della
coppia, infatti, cioè il primo dono di Dio alla coppia, è proprio lessere coppia.
Vivere la coniugalità e le relazioni familiari in quanto figli dello stesso Padre è già
dare un messaggio di fraternità. Da questa buona relazione tra coniugi fatta
di rispetto e di tenerezza, scaturisce poi quel benefico abitare insieme come
fratelli nelle molteplici relazioni extrafamiliari. Tutto il resto è consequenziale
nella linea dei bisogni più urgenti delluomo doggi, che vengono rivelati dai
disagi con cui si vivono le relazioni umane.I rapporti interpersonali della società
odierna sono spesso formali e mascherati di estraneità, subumani se non addirittura
disumani. E questo crea un diffuso malessere. Urge quindi unumanizzazione dei
rapporti nella linea di una fraternità gratuita e appassionata, la cui genesi sta nella
famiglia. Alla coppia si chiede di vivere la propria piccola storia coniugale
nellalveo della grande storia umana. Ogni coniuge, ogni nucleo familiare incide
nella storia del suo tempo solo iniettandovi la linfa vitale della fraternità nel vivere
i rapporti, ma con discrezione e senza pedanteria. Non si può amare la gente del Terzo
Mondo trascurando quella di casa propria, della propria città o quartiere. Per arrivare
lontano si parte sempre da vicino, e occorre farlo col piede giusto, che è quello della
modalità fraterna del rapportarsi. Per essere comunità aperta la famiglia deve coltivare
uno spirito di accoglienza reciproca al suo interno, integrandosi nei reciproci bisogni, e
dentro al proprio ambiente, e parallelamente deve vivere in tal modo le relazioni umane
più naturali: quelle occasionali, lavorative, sportive, culturali, ecclesiali... Vanno
poi ricordate le forme classiche dellespressione della responsabilità
sociale della famiglia: la generazione e leducazione dei figli, laffido e
ladozione, il lavoro accettato o abbracciato) come contributo) personale alla
costruzione della città umana e non solo vissuto come atavico destino per la
sopravvivenza, il servizio ecclesiale di volontariato professionalmente offerto secondo i
propri talenti. Ed ecco, in conclusione, una domanda provocatoria su questo ultimo punto
che come la famiglia può essere aperta alla Chiesa o, ancora di più essere strumento di
evangelizzazione? Semplicemente donando, attraverso il proprio modo di essere, semi di
evangelicità, di autenticità nei rapporti. Anche nella Chiesa esistono sacche di
relazioni interpersonali formali esteriori. Tocca alla famiglia vivere al loro interno con
spirito di disarmata fraternità, sempre mantenendo, però, la propria laicità. La
fraternità non veste abiti liturgici. Così il cerchio si chiude: La famiglia aperta
serve la grande famiglia del regno di Dio.
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MATRIMONIO E FAMIGLIA AL CENTRO
La parola agli esperti |
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LA FAMIGLIA A RAPPORTO
La famiglia non è morta, come
molti pronosticavano e desideravano negli anni Settanta, spesso per motivipuramente
ideologici. Solo un italiano su cento oggi la ritiene «unistituzione che non ha
più senso». Per il 10 per cento è invece «il pilastro della società», mentre il 38
per cento la definisce come un insieme di «persone unite dallaffetto,
dallamore» e il 15 per cento «persone che si danno aiuto, solidarietà
reciproci». La famiglia, tuttavia, è cambiata: la gente ne ha una concezione
privatistica, individualista, come semplice luogo degli affetti personali. Unidea
molto emotiva. E quanto emerge dallindagine Eurisko inserita nel Terzo
rapporto sulla famiglia in Italia, pubblicato presso le Edizioni San Paolo a cura del Cisf
(Centro internazionale studi famiglia). La ricerca però va oltre questi primi dati e si
chiede se, al di là della persistente importanza affettiva, intersoggettiva, la famiglia
conti ancora qualcosa nella e per la società. Se abbia cioè ancora un ruolo di
mediazione tra lindividuo e lambiente in cui egli vive. La risposta è
senzaltro positiva, anzi, appare chiaro che il ruolo della famiglia nella
preparazione alla vita non si può eliminare. Sta soltanto mutando. Gli specialisti hanno
cercato di scoprire queste nuove forme di mediazione in diversi ambiti: dalla cultura dei
mass media (televisione in particolare) al mondo della scuola, dal modo di affrontare la
vita nascente ai rapporti con le comunità terapeutiche, dai processi migratori al mondo
delleconomia. Il risultato finale della ricerca sottolinea la necessità di una
«nuova cittadinanza della famiglia» allinterno della società: essa è un bene di
interesse pubblico che va promosso con interventi adeguati. Sono finiti i tempi in cui si
pensava che la famiglia si contrapponesse alla realizzazione della singola persona o fosse
intesa come un peso per la società e per lo Stato.
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ALLE RADICI DELLA SOLIDARIETA'
L' ARTJCOLQ 29 della Costituzione dice:"(La Repubblica riconosce i
diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Articolo) 30: «E
dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Articolo 31: «La
Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia
e ladempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo) alla famiglie
numerose. Protegge la maternità, linfanzia e la gioventù, favorendo gli istituti
necessari a tale scopo. Con questi tre impegnativi articoli la nostra Carta
costituzionale ha sancito nel 1947 limportanza e il ruolo della famiglia. Ma tali
principi sono stati palesemente contraddetti dai fatti: la formazione delle famiglie è
scoraggiata. Quelle numerose sono pesantemente penalizzate. Le nascite disincentivate. Tra
tante riforme istituzionali da realizzare la prima e la più importante dovrebbe essere
proprio lattuazione della Costituzione in materia familiare. Una nuova e più
efficace politica sociale, inoltre, non può non partire dalla famiglia. Statalismo e
assistenzialismo, oggi tanto deprecati, nascono in fin dei conti dallaver voluto
metterla al margine, dimenticando che proprio in essa hanno origine solidarietà e
responsabilità sociale. Gran parte dellattuale malessere, dalla disgregazione delle
solidarietà ai ritardi sul piano tecnologico, si spiega con un sistema scolastico che ha
tenuto conto della famiglia solo a parole. Negare la libertà dei genitori
nelleducazione dei propri figli, che è garantita soltanto dalleffettiva
libertà di scegliere la scuola, ha comportato alla lunga uneclissi del senso di
responsabilità nel sistema scolastico. Lo Stato ha favorito, varie forme di
associazionismo e cooperazione, ha incentivato lesercizio della capacità
imprenditoriale, ma la famiglia, società naturale e sede della più radicale forma di
managerialità, è stata penalizzata dal sistema fiscale. Così se i genitori rispondono
responsabilmente alla nascita di un nuovo essere umano ampliando il loro impegno di
lavoro,, il fisco non ne tiene affatto conto. Le quote di reddito aggiuntivo guadagnate
sono considerate alla stessa stregua di eventuali spese voluttuarie di un
single. Se non si toccheranno aspetti concreti, come quelli del trattamento
fiscale e delleffettiva libertà di educazione dei genitori, la nostra politica
familiare non potrà guarire dalla sua malattia cronica: solenni enunciazioni di principio
costantemente contraddette dai fatti. Sempre attenti alle questioni della politica
familiare il Papa e i Vescovi italiani hanno reso di recente i loro appelli ancor più
puntuali. Il Presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini, nella prolusione ai lavori
dellassemblea dei vescovi italiani del 10 maggio93, ha affermato: «Una tale
politica, che riguarda la previdenza, il trattamento fiscale, la casa, i servizi sociali,
le condizioni per non penalizzare la maternità e leducazione dei figli ivi
compresa la libertà effettiva nella scelta della scuola dovrebbe ormai puntare
seriamente ad adeguare la situazione italiana a quella di altri Paesi europei, che più e
prima di noi hanno sperimentato la gravità dei danni sociali provocati
dallindebolimento del ruolo della famiglia». In un discorso ai vescovi italiani
Giovanni Paolo Il ha affermato: «Il rinnovamento del Paese passa attraverso
unattenzione concreta alla famiglia. Se questa deve assumersi con più coraggio il
suo compito sociale e politico, la società e lo Stato devono sottrarre la famiglia alla
condizione di marginalità, e spesso di penalizzazione, nella quale è tuttora confinata:
devono fare della politica familiare la chiave centrale e risolutiva dellintera
politica dei servizi sociali». Pier Luigi Fornari
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LIMPEGNO DEI VESCOVI PER LA FAMIGLIA
CARI uomini e donne sposati, vi invitiamo a ravvivare il dono di Dio che
vi è stato dato nel giorno del matrimonio, perché la vostra testimonianza sia efficace.
Vi preghiamo di accogliere questo invito, qualunque vicenda di sofferenza o di peccato
abbia diminuito in voi la freschezza o lentusiasmo di quel giorno. Ci rivolgiamo a
voi e ai vostri figli per ricordarvi che la famiglia, nellinsegnamento della
chiesa, è stata definita piccola chiesa o chiesa domestica. Ciò
significa che tra la vostra famiglia e la chiesa si realizza ogni giorno, in forza dello
Spirito, uno scambio di doni che è reciproca comunicazione di beni
spirituali. La Chiesa grande, quella che incontrate andando in parrocchia, vi
fa il dono della parola di Dio, dellEucaristia e di tutti i sacramenti e della
carità. Se accogliete questi doni e se vi unite ad altre famiglie che condividono la fede
e vivono gli stessi problemi, voi potrete veramente assumere quel ruolo di protagonisti
che vi spetta nella Chiesa e nella società. Per comunicarvi questa buona
notizia abbiamo scritto il Direttorio di pastorale familiare. E una guida offerta
alle comunità ecclesiali per «presentare le linee di un progetto educativo e pastorale
essenziale per il cammino di fede dei battezzati nella vocazione al matrimonio e per la
vita di fede della famiglia in conformità al Vangelo» (Direttorio, 2). Da questo
progetto ci attendiamo una famiglia consapevole della sua dignità cristiana, unita,
forte, solidale e capace di mettersi a disposizione degli altri. Il Direttorio, è anche
il segno, come ha detto il Papa, di una nuova testimonianza dellamore e della cura
con cui la Chiesa segue il matrimonio e la famiglia, impegnandosi a difendere questo
luogo primario dellurnanizzazione della persona nella società. Accogliete
ancora due messaggi, più particolari. Il primo riguarda la qualità della vostra vita
cristiana; sappiamo che vivere da sposi e da genitori cristiani è difficile. Ci sono
difficoltà ovunque: nella stessa convivenza familiare, sul lavoro, nel tempo libero, nei
rapporti sociali. La cultura prevalente, diffusa soprattutto con i mezzi della
comunicaZione sociale, vi fa sentire spesso soli e diversi dagli altri ve lo
dicono talvolta i vostri stessi figli e vi induce a rinunciare alle vostre
convinzioni e alle vostre scelte. Vi incoraggiamo a restare fedeli, anche
controcorrente, con limpidezza e senza compromessi, alla visione del matrimonio e della
famiglia che la tradizione viva della Chiesa vi ha consegnato. Contribuite con la vostra
coraggiosa testimonianza a rendere credibile lesperienza cristiana del matrimonio e
della famiglia, capace di rispondere agli interrogativi che luomo di oggi si pone
sul senso dellessere uomo, donna, coniuge, genitore e figlio. Il secondo messaggio
riguarda il rapporto) della famiglia con le istituzioni e la società. Come ci ha detto il
Papa, occorre che la testimonianza evangelica della famiglia sia la più ampia e unitaria
possibile, anche in ordine ad una reale efficacia storica. Di qui la necessità di
promuovere e sostenere le diverse forme di associazionismo familiare, non solo per la
vitalità pastorale delle comunità ecclesiali, ma anche per una più esplicita
partecipazione alla costruzione di una società illuminata dalla speranza del Vangelo. La
famiglia, allora, deve assumersi con più coraggio il SUO) compito sociale e politico.
Daltra parte anche la società e lo Stato hanno precisi doveri verso la famiglia. «La
società e lo Stato devono sottrarre alla condizione di marginalità, e spesso di
penalizzazione, nella quale è tuttora confinata; devono fare della politica familiare la
chiave centrale e risolutiva dellintera politica dei servi. Perché questo avvenga
bisogna intervenire con azioni concrete dalle quali risulti che la famiglia non è una
realtà debole, Oggetto di pura assistenza, incapace di restituire alle
istituzioni ciò che riceve. E una realtà forte, in grado di offrire un
contributo originale e insostituibile al bene della società. La forza della famiglia
però può sprigionarsi soltanto se cresce in tutti la consapevolezza del suo valore e del
suo ruolo. Siate vicini ai vostri sacerdoti e accogliete il loro servizio,. E qui vogliamo
ricordare lesortazione che Paolo VI rivolgeva in particolare a noi Vescovi: Con
i sacerdoti vostri cooperatori e i vostri fedeli, lavorate con ardore e senza sosta alla
salvaguardia e alla santità del matrimonio, perché sia sempre vissuto) in tutta la sua
pienezza umana e cristiana.
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I GENITORI PRIMI EDUCATORI NELLA FEDE
Dalla delega educativa nella formazione religiosa all' assunzione in
proprio del compito di accompagnare la crescita dei figli con la scoperta del
Vangelo e del cristianesimo e con ladesione libera e responsabile ad esso. E il
cammino che si può rilevare, in maniera sempre più diffusa, tra le famiglie cattoliche.
Ed è il cammino che il Direttorio di pastorale familiare propone dettagliatamente ai
genitori nel capitolo sesto): La missione della famiglia nella Chiesa e nella
società (nn. 135-161). Va subito notato che la proposta del Direttorio si
accompagna esplicitamente ad unaltra iniziativa pastorale dei Vescovi che con
tenacia, anche se troppo lentamente rispetto alle attese, viene portata
alladempimento definitivo dopo il periodo ad cxperimentum: i Catechismi per le varie
età. E' stato il Concilio, a sottolineare la convinzione che i genitori «sono i primi
educatori dei figli nella fede. Ma, posta la tradizione di delega
alloratorio, alle associazioni, ai movimenti, ai gruppi, i genitori hanno creduto
che il meglio del loro affiancare i figli consistesse nellinsegnare le
preghiere (non molte per la verità!), nellaccompagnarli (o mandarli
precettisticamente) a Messa, nel dare buon esempio (di quali e di quanti
valori?). Oggi, per fortuna, i movimenti familiari si propongono di sostenere le coppie
nel loro impegno educativo mediante confronti, incontri con esperti, sussidi
catechistici, psicologici ecc. Anzi, lassociazionismo cattolico giovanile tende
sempre più a coinvolgere i genitori e a chieder loro di condividere il cammino
intrapreso. Lo propongono anche i catechisti, gli animatori, gli operatori pastorali.
Lidea di comunità educanti, nellesperienza religiosa ed ecclesiale, è sempre
più diffusa e incisiva. Il Direttorio, come per altri temi, abbonda nelle
esemplificazioni: suggerisce itinerari formativi fino a vere e proprie scuole per
genitori; unorganica e sistematica pastorale peri ragazzi ecc. (nn.. 110 e
111). Unattenzione particolare viene richiesta ai genitori nellitinerario
sacramentale dei figli, a partire dal Battesimo. In un contesto come il nostro, in cui il
Battesimo viene celebrato nei primi mesi dalla nascita (possibilmente in momenti
comunitari della parrocchia) è indispensabile che la sua richiesta da parte dei genitori
sia occasione per far loro sentire (come anche a chi assume il compito di padrino o
madrina) il dovere di conoscere il sacramento e gli obblighi ad esso inerenti. Ciò
avvenga in momenti comunitari in cui siano coinvolte più coppie e in cui si riprenda la
tematica già avviata nella preparazione al matrimonio. Tali incontri, dice il Direttorio,
favoriranno «un risveglio, una verifica, un approfondimento della fede e della vita come
vocazione». Tale preparazione saggio suggerimento cominci possibilmente
già durante lattesa del figlio. E sempre si valorizzi il Catechismo dei bambini
Lasciate che i bambini vengano a me. Il Direttorio evidenzia pure un particolare problema:
se la richiesta del Battesimo viene da genitori in situazione matrimoniale irregolare,
valutato se esiste la fondata speranza che il figlio riceverà una vera educazione
cristiana, si aiutino i genitori a verificarsi sul Vangelo e si invitino alla conversione
(Cf n. 106). Nella preparazione battesimale sarà bene che i genitori non siano a margine
nel costruire la liturgia del sacramento,, pur tenendo conto di quanto indica
il nuovo rito. Ad essi toccherà creare nei parenti e negli amici il vero clima di una
celebrazione sacramentale e non solo di una festa del neonato. Il Battesimo apre per i
genitori limpegno per la formazione dei figli, seguendone via via letà e lo
sviluppo psicologico. Perciò gli altri sacramenti della iniziazione cristiana: Penitenza,
Eucaristia (messa di Prima Comunione), Cresima no)n saranno) più considerati solo
come scadenze da affrontare, ma come tappe di un cammino di formazione permanente che
segnerà tutta la vita. Tutta la famiglia cristiana cerchi la costante applicazione di sé
stessa; viva quotidianamente lesperienza della preghiera; si apra alle varie forme
della carità e del servizio; si inserisca sempre più nella comunità ecclesiale e civile
(Cf n. 144). Ne diventi un dono, e una grazia. Mons. Franco
Peradotto
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PER UNA
CULTURA DELLA VITA
Quel piccolo bambino non ancora nato è stato creato per una grande cosa:
amare ed essere amato. Queste parole di Madre Teresa di Calcutta fondano
limpegno del Movimento per la Vita; esprimono insieme il valore incommensurabile di
ogni essere umano) e il suo rapporto con la famiglia, quale elementare struttura di
solidarietà dove luomo fa vitale esperienza della sua vocazione allamore,
cioè conosce la sua vera identità. La risposta non può essere solo la denuncia. Dove lo
Stato abdica alla sua funzione, la società deve farsi carico essa stessa
dellaccoglienza. Il Movimento) per la Vita prova a dare questa risposta concreta
attraverso il volontariato organizzato nei Centri di aiuto alla vita (260 in Italia). Noi
del Movimento abbiamo lanciato un altro slogan che esprime lobiettivo dei Centri: Le
difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le
difficoltà. Occorre percorrere la difficile strada della condivisione delle difficoltà
che affliggono le maternità difficili o indesiderate. Insieme, perché la sfida è
immane. I Centri dovrebbero essere lo strumento di unintera comunità che accoglie,
in primo luogo quella cristiana, ma, sperabilmente, anche quella civile. Ognuno può dare
il suo aiuto: dallaprire la porta di casa, allofferta di un po di tempo,
fino al più banale dei gesti, quello di contribuire economicamente alle iniziative. Ognuno
può fare da sensibile antenna. Da qualche tempo funziona anche il numero verde, è
S.O.S vita: 1678.13000, al quale si può rivolgere chiunque abbia bisogno di
aiuto o debba segnalare un caso meritevole dintervento. «La famiglia tempio della
vita», attesta il tema della giornata per la vita 1994: la vita nascente è
responsabilità primaria della famiglia. Mi pare che con il matrimonio si contrae un
debito complessivo verso la vita. Per questo lappello a stringesi attorno ai Cav
(Centri accoglienza della vita) è rivolto in primo luogo alle famiglie come tali. Sarà
la testimonianza della solidarietà a costruire la cultura della vita. Tuttavia
lesperienza ci insegna che laccoglienza ha la sua radice, prima che nelle
condizioni materiali, nella mente e nel cuore. La cultura è fatta anche di
parole, di leggi, di pensieri e di educazione. Limpegno per il diritto alla vita non
devessere concepito come una trincea a difesa del passato, oppure come un muro che
divide o condanna. Al contrario: nel travaglio della nostra epoca sta maturando una
civiltà nuova: il valore della vita è la bussola orientatrice verso una maggiore
maturità umana, il ponte che consente il dialogo tra culture diverse. Oggi serpeggia la
sfiducia e sono vacillanti antichi punti di riferimento. Cè unaltra frase
questa pronunciata dai Vescovi italiani che ben esprime la convinzione del
Movimento per la Vita: "Per ritrovare la speranza, bisogna aver il coraggio di dire
la verità: la vita di ogni uomo è sacra». Questo dire la verità è fatto
di scuole, incontri, dibattiti, libri, interventi, proposte legislative, appelli. Parole
flebili se siamo in pochi. Proposta forte, che cambia la storia, se saremo molti. On. Carlo Casini
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ADOZIONE E AFFIDAMENTO
Si fa sempre più strada nel nostro Paese la consapevolezza che, per
costruire una società più umana, serve unefficace tutela del minore nel suo
percorso di crescita. Dentro questo obiettivo, occupa un posto rilevante il tema del
minore privo della possibilità di crescere nel suo ambiente familiare perché orfano o,
per il venir meno delle condizioni familiari necessarie e quindi la risposta-adozione o la
risposta-affidamento. La legge che ne parla è la 184 del 1983. Vi si afferma
allart. I il diritto) di ogni bambino a crescere nella propria famiglia e,
subordinatamente a questo diritto, sono stabilite norme per ladozione e
laffido. Dopo il caso di Serena Cruz, si è aperto un grosso dibattito e si è
arrivati a istituire una Commissione di studio per proporre correttivi
allapplicazione della legge. Gli aggiustamenti riguardano innanzitutto
ladozione internazionale, perché venga effettivamente tutelato il diritto del
figlio alla famiglia, minacciato dalla forte spinta del diritto al figlio.
Ciò vuol dire, ad esempio, verificare meglio che il bambino sia davvero in stato di
abbandono nel suo Paese (unica situazione che può legittimare un trapianto in un ambiente
di vita tanto diverso)), che le procedure per ottenere ladozione siano garantite
(attraverso il ricorso obbligatorio) ad agenzie autorizzate, che la dichiarazione di
idoneità non costituisca una licenza di operare quando e come si vuole senza le dovute
verifiche. Deve dunque essere rimossa, da una parte la cultura della scelta
(frutto dellassolutizzazione del diritto al figlio, e dallaltra,
il rischio che la coppia che desidera adottare lo faccia impreparata, spinta dalla
situazione di penosa indigenza che scopre recandosi in Paesi con unalta offerta di
bambini adottabili. Si dice poi che ci sono tanti bambini in stato di adottabilità in
Italia: questo dato non è del tutto esatto. E vero però che negli istituti italiani ci
sono tanti bambini affidabili, bambini che hanno una famiglia momentaneamente
impossibilitata a crescerli, che magari sono in unetà difficile, e per i quali è
molto raro trovare famiglie disposte ad occuparsene temporaneamente, in collaborazione con
la famiglia naturale e in vista del ritorno, in essa del minore. Occorrerebbe orientare la
generosità di tante coppie verso queste situazioni, incrementando la cultura
dellaffidamento. Bisogna pertanto migliorare linformazione (vedi la mia
proposta di legge: Campagne informative per la promozione dellaffidamento dei
minori) e creare una specie di rete di solidarietà istituzionale e oli
volontariato attorno alle famiglie che hanno un figlio in affidamento, (come quelle
adottive). Prima di tutto viene il diritto del bambino a crescere in una famiglia
(possibilmente la sua: bisogna far di tutto perché la famiglia sia nelle condizioni di
farlo e, quando è impossibile, ricorrere allaffida mento temporaneo). Certamente si
devono tener conto dei diritti dei potenziali genitori, ma li si chiama alla maturità di
un servizio svolto nellinteresse concreto di quel bambino. On. Lucia Fronza Crepaz
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CONSULTORI FAMILIARI
Cos' è un consultorio? Quali servizi offre? non e facile rispondere. E
come se si chiedesse: cosè un ospedale, quali prestazioni possiamo aspettarci? Gli
ospedali sono di vario tipo. Vanno dal piccolo ospedale attrezzato per rispondere solo
allemergenza e ai casi ordinari; agli ospedali dove sono presenti tutte le
specialità. La stessa cosa avviene praticamente anche nei consultori. La legge che nel
1975 ha istituito i consultori familiari li descrive come «un servizio di assistenza alla
famiglia, alla maternità», che deve offrire «assistenza psicologica e sociale per la
procreazione responsabile, per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine
alla problematica minorile, (art 1). Nel consultorio devono essere presenti esperti in
medicina, psicologia, pedagogia, assistenza sociale (art 3). In una parola: il legislatore
lo ha pensato come un servizio per la famiglia, dove essa può trovare aiuto per i suoi
problemi. La legge prevede non solo consultori pubblici, ma anche privati; in questo
ambito si possono inserire i consultori «professionalmente validi e di sicura ispirazione
cattolica» che la C. E.I., nel Direttorio di pastorale familiare, chiede che siano
presenti in ogni diocesi (n. 250). Il loro servizio deve svilupparsi «sia in interventi
di consulenza vera e propria a persone, coppie e a famiglie in circostanze di difficoltà
o in crisi di relazione, sia in interventi di prevenzione, attraverso iniziative di
formazione e di impegno culturale sul territorio e nelle comunità». In particolare
raccomanda: i problemi di coppia; leducazione degli adolescenti e dei giovani alla
vita, allamore, alla sessualità; la preparazione dei fidanzati al matrimonio; le
problematiche degli anziani. Per scendere più nel concreto cerchiamo di rispondere alla
domanda: cosa si può chiedere concretamente ad un consultorio? a) Si può andare solo per
avere delle informazioni di carattere medico, giuridico, morale, sociale ecc. Per esempio,
informazioni sulladozione o sugli affidamenti, sui metodi per una procreazione
responsabile, sul modo di procedere in caso di separazione, sui servizi esistenti per la
famiglia, per indicazioni morali, ecc. b) Si
può invece andare per presentare un problema che affligge la persona, la coppia, la
famiglia, e per riceverne un primo aiuto,. Per esempio: crisi nella relazione di coppia,
difficoltà nelleducazione dei figli, difficoltà di relazione con le rispettive
famiglie dorigine, problemi di sterilità, aiuti e consigli per unadozione o
un affidamento,, dubbi e insicurezze nel tempo del fidanzamento, problemi legati allo
sviluppo delladolescenza, aiuto e sostegno nel tempo della separazione e nel tempo
successivo alla separazione, dubbi sulla liceità morale di certi comportamenti della vita
di coppia, situazioni di infedeltà, eccetera. c) Oppure
si può andare per chiedere un aiuto e sostegno continuato per affrontare, in modo
metodico, un lavoro di modificazione personale-relazionale, in vista di un
miglioramento della vita di coppia e di famiglia. d) Si può chiedere lintervento,
di esperti per trattare e discutere con giovani o adulti problemi legati alla vita
sessuale, alla vita di coppia e di famiglia. La risposta che si può ricevere dipende
dalla disponibilità del personale operante nel consultorio, ma soprattutto dal grado di
qualificazione e di professionalità che possiede. Quanti più numerosi sono gli esperti
do cui il consultorio dispone, tanto più potrà rispondere alle richieste più varie,
accollandosi il compito non solo di offrire un primo aiuto, ma anche una terapia di
sostegno alle persone assillate da problemi. Padre Giordano Muraro
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