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Introduzione
Spiritualità del
catechista: perché e quale
AL PRIMO POSTO "L’
ESSERE"
Che cosa vi preoccupa di più?
Provate a chiedervi personalmente o a
chiedere ad altri catechisti che cosa preoccupi di più nello
svolgimento del servizio catechistico. Forse a voi stessi, o
comunque alla maggior parte degli altri, la prima risposta che viene
in mente fa riferimento alla preparazione contenutistica o a quella
metodologica.
E’ una risposta giusta? E’ quella che
si dovrebbe dare?
Senz’altro è una risposta legittima;
anzi, è da giudicare come molto positiva in quanto espressione di
una presa di coscienza della necessità di una preparazione
teologica e pedagogico-didattico per svolgere in modo non
improvvisato e non approssimativo un servizio tanto delicato com’è
quello catechistico (e oggettivamente, la preparazione dei
catechisti nei due settori in questione è spesso debole e talora
anche insufficiente).
Ma la risposta immediata della maggior
parte dei catechisti-almeno così come viene espressa- non sembra
cogliere precisamente nel segno, in quanto appare centrata sul
"fare", dimenticando o non esplicitando l’
"essere".
In realtà, il servizio catechistico si
fonda anzitutto sull’ "essere", perché a livello dell’
"essere"; cioè della persona del catechista, che si
realizza la prima e più importante comunicazione catechistica. Ed
è perciò al livello dell’ "essere" che il catechista
deve sentire la maggior difficoltà, la maggior preoccupazione a
proposito del suo servizio catechistico.
Un "alibi" molto pericoloso
Quanti operano nella pastorale (e quindi
anche i catechisti) sono esposti purtroppo a una grave tentazione:
quella di pensare che l’azione apostolica verso gli altri permetta
in qualche modo di posporre o mettere tra parentesi la realizzazione
di un personale cammino di fede, con le sue difficoltà, le sue
crisi, le sue prove, i suoi sacrifici…
La proiezione verso l’esterno nell’apostolato,
nel servizio, catechistico può diventare spesso un
"alibi" per non guardare a quanto sta avvenendo dentro di
noi: ai nostri problemi di fede irrisolti, alle contraddizioni nella
nostra vita morale…
Il catechista, invece, deve mettere al
primo posto la sua esperienza cristiana, la sua vita
spirituale-fatta di fede, di speranza e di amore per Dio e per il
prossimo perché solo in essa sta la radice vera del servizio
catechistico.
Di ciò deve essere profondamente convinto.
Catechesi: una questione di vita
Il documento dell’Episcopato italiano Il
rinnovamento della catechesi (RdC)
ha questa bella espressione: "La Chiesa fa catechesi
principalmente per quello che essa è" (n. 145); la stessa cosa
deve esser detta di ogni catechista.
Non è in primo luogo quello che dice o fa
a caratterizzare la persona del catechista; è piuttosto ciò che
egli è in profondità, nell’intimità del suo essere, a
costruirlo catechista. Il servizio del catechista non è quindi
questione di "mestiere", ma è questione di
"vita".
La "debolezza" più preoccupante
nel catechista non è quella livello "tecnico" o
"professionale", ma è la "debolezza
spirituale", la fragilità e incoerenza nella sua vita
cristiana. Per questo la preparazione "spirituale" del
catechista, la piena maturazione della sua personalità cristiana
precede e sovrasta ogni altro impegno formativo; il resto (vale a
dire l’approfondimento teologico o sistematico del messaggio
cristiano e l’ apprendimento del metodo catechistico) è
certamente importante, ma viene dopo. E’ dunque anzitutto e
soprattutto come cristiano, come credente e testimone della fede,
che il catechista deve crescere, verso quella maturità che si
commisura come dice san Paolo alla "statura spirituale" di
Gesù Cristo (cf Efesini 4,13).
Il primo problema: il catechista
Si diceva sopra che la persona del
catechista è la prima e più importante comunicazione catechistica,
per la dimensione esperenziale che caratterizza profondamente tale
comunicazione. Il primo annuncio cristiano è proprio il catechista
con la sua vita cristiana; il primo fattore metodologico è la sua
persona.
Se il catechista non costituisce in se
stesso il primo e fondamentale "momento" di catechesi, gli
altri "momenti" del servizio catechistico non avranno
presa sui catechizzandi, perché il messaggio proposto con parole e
azioni sarà contraddetto dal messaggio proposto con la vita.
Anche dal punto di vista contenutistico e
pedagogico-didattico, il primo problema per la catechesi è dunque
il catechista.
L’ "ESSERE" DEL
CATECHISTA E LA SUA "SPIRITUALITA’"
Il catechista è anzitutto un cristiano: il
suo "essere" è quindi plasmato dallo Spirito Santo, e la
sua vita profonda è una vita "spirituale", una
"spiritualità".
Ma il catechista è un cristiano in qualche
modo "speciale", che deve avere dunque una sua propria
"spiritualità"?
Scrisse Gaetano Gatti ala voce
"Spiritualità del catechista" nel Dizionario di
catechetica (Elle Di Ci, Leumann-To, p: 605): "Adempiere nella
comunità un ministero che, per sua origine, è sempre un dono dello
Spirito alla Chiesa, comporta l’esigenza di una forte
spiritualità (cf RdC, n. 189). Si tratta di una qualificazione
della spiritualità di base che caratterizza la vita di ogni
battezzato.Tutti i documenti ecclesiali sono attenti a delineare la
fisionomia spirituale e apostolica del catechistica, suggerendo
qualità ascetiche, virtù, atteggiamenti interiori, indispensabili
per rendere credibile la sua opera".
Comunemente si parla di spiritualità
benedettina, francescana, domenicana, salesiana…; di spiritualità
di tanti altri ordini e congregazioni religiose, come pure di
movimenti ecclesiali del nostro tempo…E ancora si parla di
spiritualità sacerdotale, monastica, laicale…
Ci si può dunque chiedere: esiste anche
una spiritualità del catechista? E se esiste, da che cosa è
caratterizzata?
Ma prima di rispondere a queste domande è
necessario fare una breve chiarificazione del termine spiritualità.
Che cosa è "spiritualità"?
Essere cristiani vuol dire scegliere Gesù
Cristo e seguirlo sulla via da lui tracciata. In ciò, com’ è
ovvio, i cristiani sono tutti uguali: radicalmente, il loro progetto
di vita non può essere unico. Ma la proposta di Gesù è così
ricca che nessuna persona e nessun gruppo possono pensare di
realizzarla pienamente; è possibile solo una realizzazione parziale
che-pur nella fedeltà alla proposta cristiana nel suo insieme-ne
accentua l’uno o l’altro aspetto, dando così una versione
particolare di essa. Queste accentuazioni sono legate al
temperamento personale, all’educazione ricevuta, all’inserimento
in un determinato "gruppo"…oltre che all’appartenenza
a una particolare epoca storica e a una particolare cultura. E
queste "accentuazioni", se sono vissute con umiltà e in
spirito di servizio, rendono più belo il volto della Chiesa ed
esprimono meglio la profondità e l'ampiezza dell’esperienza
cristiana.
Per questo le diverse
"spiritualità" sono un grande dono di Dio alla comunità
ecclesiale e alla stessa umanità.
Quale spiritualità per il catechista?
Da quanto si è detto si deduce facilmente
che ci deve essere una spiritualità del catechista, legata al posto
specifico che egli occupa nella Chiesa, al particolare servizio che
compie in essa. Essendo catechista, vive in un modo suo proprio l’
esperienza cristiana.
Dice ancora Gaetano Gatti (ivi, p. 606):
"La spiritualità del catechista è da intendere come una
dimensione permanente, che investe in modo organico, unitario e
coerente la persona, presiede e anima i diversi momenti del suo
agire, coinvolgendo le scelte pedagogiche e metodologiche,
promuovendo una sintesi tra vita e la fede, il suo essere e il suo
agire, così da rendere più trasparente e credibile la propria
esperienza cristiana nella comunità".
Ma quali sono i tratti caratteristici della
sua spiritualità?
Riferendoci in modo particolare alle
indicazioni proposte dai documenti ecclesiali sulla catechesi,
possiamo dire che la fisionomia spirituale del catechista si
distingue per il seguente insieme organico di atteggiamenti e
comportamenti (che costituiranno praticamente l’indice del
presente volume) |