LA SPIRITUALITA’ DEL CATECHISTA

Per gentile concessione dell’autore del libro, Don Pietro Damu, salesiano, pubblichiamo,  il suo libro

 

TRATTI ESSENZIALI DELLA SPIRITUALITA’ DEL CATECHISTA.

Riuniamo questi << tratti essenziali >> in cinque raggruppamenti che comprendono la funzionalità allo specifico servizio catechistico, l’attenzione all’uomo, l’integrazione ecclesiale, il rapporto con Dio, la guida da parte dello Spirito Santo e l’imitazione della Vergine Maria. Abbiamo così il seguente quadro.

Introduzione

Spiritualità del catechista: perché e quale       

Parte Prima

Una spiritualità <<da >> e << per >> il servizio

Cap. 1

Con umiltà e fiducia
Cap. 2 Salvato per collaborare alla salvezza
Cap. 3 A servizio come testimone
Cap. 4 A servizio come insegnante
Cap. 5 A servizio come educatore

Parte Seconda

Una spiritualità attenta all’umano

Cap. 1   

Con un cuore aperto all’uomo
Cap. 2    Con animo missionario
Cap. 3    Non per farsi servire ma per servire
Cap. 4    Con particolare attenzione agli << ultimi >>

Parte Terza

Una spiritualità ecclesiale

 Cap. 1 

Chiamato da Dio, nella Chiesa
 Cap. 2  In sintonia con la comunità ecclesiale
 Cap. 3  Membro attivo della comunità ecclesiale

Parte Quarta

Una spiritualità nutrita nell’incontro con Dio

Cap. 1

Ascoltatore attivo della Parola di Dio
Cap. 2 Perseverante nella preghiera personale e comunitaria
Cap. 3 Con una forte esperienza liturgico-sacramentale
Cap. 4 In continua conversione
Cap. 5 Vivendo eucaristicamente
Parte Quinta
Una spiritualità animata dallo Spirito Santo

Cap. 1

Docile allo Spirito Santo

Cap. 2

Con la guida dello Spirito

Cap. 3

Imitando la Vergine Maria

 

 

 

 

Introduzione

Spiritualità del catechista: perché e quale       

AL PRIMO POSTO "L’ ESSERE"

Che cosa vi preoccupa di più?

Provate a chiedervi personalmente o a chiedere ad altri catechisti che cosa preoccupi di più nello svolgimento del servizio catechistico. Forse a voi stessi, o comunque alla maggior parte degli altri, la prima risposta che viene in mente fa riferimento alla preparazione contenutistica o a quella metodologica.

E’ una risposta giusta? E’ quella che si dovrebbe dare?

Senz’altro è una risposta legittima; anzi, è da giudicare come molto positiva in quanto espressione di una presa di coscienza della necessità di una preparazione teologica e pedagogico-didattico per svolgere in modo non improvvisato e non approssimativo un servizio tanto delicato com’è quello catechistico (e oggettivamente, la preparazione dei catechisti nei due settori in questione è spesso debole e talora anche insufficiente).

Ma la risposta immediata della maggior parte dei catechisti-almeno così come viene espressa- non sembra cogliere precisamente nel segno, in quanto appare centrata sul "fare", dimenticando o non esplicitando l’ "essere".

In realtà, il servizio catechistico si fonda anzitutto sull’ "essere", perché a livello dell’ "essere"; cioè della persona del catechista, che si realizza la prima e più importante comunicazione catechistica. Ed è perciò al livello dell’ "essere" che il catechista deve sentire la maggior difficoltà, la maggior preoccupazione a proposito del suo servizio catechistico.

Un "alibi" molto pericoloso

Quanti operano nella pastorale (e quindi anche i catechisti) sono esposti purtroppo a una grave tentazione: quella di pensare che l’azione apostolica verso gli altri permetta in qualche modo di posporre o mettere tra parentesi la realizzazione di un personale cammino di fede, con le sue difficoltà, le sue crisi, le sue prove, i suoi sacrifici…

La proiezione verso l’esterno nell’apostolato, nel servizio, catechistico può diventare spesso un "alibi" per non guardare a quanto sta avvenendo dentro di noi: ai nostri problemi di fede irrisolti, alle contraddizioni nella nostra vita morale…

Il catechista, invece, deve mettere al primo posto la sua esperienza cristiana, la sua vita spirituale-fatta di fede, di speranza e di amore per Dio e per il prossimo perché solo in essa sta la radice vera del servizio catechistico.                                                                                            Di ciò deve essere profondamente convinto.

Catechesi: una questione di vita

Il documento dell’Episcopato italiano Il rinnovamento della catechesi  (RdC) ha questa bella espressione: "La Chiesa fa catechesi principalmente per quello che essa è" (n. 145); la stessa cosa deve esser detta di ogni catechista.

Non è in primo luogo quello che dice o fa a caratterizzare la persona del catechista; è piuttosto ciò che egli è in profondità, nell’intimità del suo essere, a costruirlo catechista. Il servizio del catechista non è quindi questione di "mestiere", ma è questione di "vita".

La "debolezza" più preoccupante nel catechista non è quella livello "tecnico" o "professionale", ma è la "debolezza spirituale", la fragilità e incoerenza nella sua vita cristiana. Per questo la preparazione "spirituale" del catechista, la piena maturazione della sua personalità cristiana precede e sovrasta ogni altro impegno formativo; il resto (vale a dire l’approfondimento teologico o sistematico del messaggio cristiano e l’ apprendimento del metodo catechistico) è certamente importante, ma viene dopo. E’ dunque anzitutto e soprattutto come cristiano, come credente e testimone della fede, che il catechista deve crescere, verso quella maturità che si commisura come dice san Paolo alla "statura spirituale" di Gesù Cristo (cf Efesini 4,13).

Il primo problema: il catechista

Si diceva sopra che la persona del catechista è la prima e più importante comunicazione catechistica, per la dimensione esperenziale che caratterizza profondamente tale comunicazione. Il primo annuncio cristiano è proprio il catechista con la sua vita cristiana; il primo fattore metodologico è la sua persona.

Se il catechista non costituisce in se stesso il primo e fondamentale "momento" di catechesi, gli altri "momenti" del servizio catechistico non avranno presa sui catechizzandi, perché il messaggio proposto con parole e azioni sarà contraddetto dal messaggio proposto con la vita.

Anche dal punto di vista contenutistico e pedagogico-didattico, il primo problema per la catechesi è dunque il catechista.

 

L’ "ESSERE" DEL CATECHISTA E LA SUA "SPIRITUALITA’"

Il catechista è anzitutto un cristiano: il suo "essere" è quindi plasmato dallo Spirito Santo, e la sua vita profonda è una vita "spirituale", una "spiritualità".

Ma il catechista è un cristiano in qualche modo "speciale", che deve avere dunque una sua propria "spiritualità"?

Scrisse Gaetano Gatti ala voce "Spiritualità del catechista" nel Dizionario di catechetica (Elle Di Ci, Leumann-To, p: 605): "Adempiere nella comunità un ministero che, per sua origine, è sempre un dono dello Spirito alla Chiesa, comporta l’esigenza di una forte spiritualità (cf RdC, n. 189). Si tratta di una qualificazione della spiritualità di base che caratterizza la vita di ogni battezzato.Tutti i documenti ecclesiali sono attenti a delineare la fisionomia spirituale e apostolica del catechistica, suggerendo qualità ascetiche, virtù, atteggiamenti interiori, indispensabili per rendere credibile la sua opera".

Comunemente si parla di spiritualità benedettina, francescana, domenicana, salesiana…; di spiritualità di tanti altri ordini e congregazioni religiose, come pure di movimenti ecclesiali del nostro tempo…E ancora si parla di spiritualità sacerdotale, monastica, laicale…

Ci si può dunque chiedere: esiste anche una spiritualità del catechista? E se esiste, da che cosa è caratterizzata?

Ma prima di rispondere a queste domande è necessario fare una breve chiarificazione del termine spiritualità.

Che cosa è "spiritualità"?

Essere cristiani vuol dire scegliere Gesù Cristo e seguirlo sulla via da lui tracciata. In ciò, com’ è ovvio, i cristiani sono tutti uguali: radicalmente, il loro progetto di vita non può essere unico. Ma la proposta di Gesù è così ricca che nessuna persona e nessun gruppo possono pensare di realizzarla pienamente; è possibile solo una realizzazione parziale che-pur nella fedeltà alla proposta cristiana nel suo insieme-ne accentua l’uno o l’altro aspetto, dando così una versione particolare di essa. Queste accentuazioni sono legate al temperamento personale, all’educazione ricevuta, all’inserimento in un determinato "gruppo"…oltre che all’appartenenza a una particolare epoca storica e a una particolare cultura. E queste "accentuazioni", se sono vissute con umiltà e in spirito di servizio, rendono più belo il volto della Chiesa ed esprimono meglio la profondità e l'ampiezza dell’esperienza cristiana.

Per questo le diverse "spiritualità" sono un grande dono di Dio alla comunità ecclesiale e alla stessa umanità.

Quale spiritualità per il catechista?

Da quanto si è detto si deduce facilmente che ci deve essere una spiritualità del catechista, legata al posto specifico che egli occupa nella Chiesa, al particolare servizio che compie in essa. Essendo catechista, vive in un modo suo proprio l’ esperienza cristiana.

Dice ancora Gaetano Gatti (ivi, p. 606): "La spiritualità del catechista è da intendere come una dimensione permanente, che investe in modo organico, unitario e coerente la persona, presiede e anima i diversi momenti del suo agire, coinvolgendo le scelte pedagogiche e metodologiche, promuovendo una sintesi tra vita e la fede, il suo essere e il suo agire, così da rendere più trasparente e credibile la propria esperienza cristiana nella comunità".

Ma quali sono i tratti caratteristici della sua spiritualità?

Riferendoci in modo particolare alle indicazioni proposte dai documenti ecclesiali sulla catechesi, possiamo dire che la fisionomia spirituale del catechista si distingue per il seguente insieme organico di atteggiamenti e comportamenti (che costituiranno praticamente l’indice del presente volume)

Proposta di attività.

  • Reagite << a ruota libera >> agli stimoli offerti nella prima parte di questa introduzione ( condividete le istanze proposte? Qual’e’ la riflessione che vi ha colpito di più? Quali altre riflessioni si possono fare sull’<< essere >> del catechista?).
  • Pensate che il catechista abbia una << spiritualità >> sua propria? Se si, perché? E secondo voi, in che cosa consiste?
  • Scorrete i << tratti essenziali >> della << spiritualità >> del catechista, quelle che possono essere chiamate le sue << virtù >> ( stando ai documenti ecclesiali sulla catechesi ). Dite che cosa suscitano in voi ( preoccupazione, gioia, fiducia,impegno per il cambiamento…) e perché.
  • Commentate brevemente ciascun punto dell’elenco.
  • Potete leggere e commentare qualcuno dei seguenti brani sulla spiritualità del catechista:
  • Il rinnovamento della catechesi : nn. 40, 125, 163, 185 ( riportano sotto ), 186;
  • Catechesi tradendae: n. 72;
  • La formazione dei catechisti nella comunità cristiana: nn. 12-18 ( il n. 12 e’ riportato sotto ).

Testi

La fisionomia spirituale del catechista

Nell’assolvimento del loro compito, i catechisti fanno molto più che insegnare una dottrina. Sono testimoni e partecipi di un mistero, che essi stessi vivono e che comunicano agli altri con amore.

Questo mistero li trascende infinitamente: e tuttavia esso si compie anche attraverso la loro azione, che lo attesta lo spiega, lo fa rivivere. Nell’adempiere la sua missione, chi fa catechesi nutre profonda umiltà e ferma fiducia.

Testimoni di Cristo Salvatore, ogni catechista deve sentirsi e apparire, lui pure, un salvato: uno che avuto non da sé, ma da Dio, la grazia della fede, e si impegna ad accoglierla e a comprenderla, in un atteggiamento di umile semplicità e di sempre nuova ricerca. Educatore dei fratelli nella fede, egli e’ debitore verso tutti del Vangelo che annuncia; dalla fede e dalla testimonianza di tutti, egli si lascia a sua volta educare.

Il catechista e’ consacrato e inviato da Cristo e può fare affidamento su questa grazia: deve anzi sollecitarne l’abbondanza, per divenire, nello Spirito, strumento adatto della benevolenza del Padre. Egli e’ consapevole portavoce della Chiesa, dalla cui esperienza di fede gli viene sicurezza. ( Il rinnovamento della catechesi, n. 185 ).

L’esigenza di una forte crescita spirituale

Come ogni dono divino, anche l’essere catechista e’ una realtà che non solo va accettata ma continuamente richiesta. Chi si sente chiamato a questo servizio deve continuamente sollecitare, nella preghiera, l’abbondanza  della grazia, << per divenire nello Spirito, strumento adatto alla benevolenza del Padre >> ( RdC, n. 185 ). L’essere destinatario di un dono di Dio, e l’essere divenuto dono agli altri, deve far sorgere nel catechista l’esigenza di una forte crescita spirituale.

( La formazione dei catechisti nella comunità cristiana, n. 12 ).